lunedì, Aprile 12

Migranti, Berlino sospende il regolamento di Dublino Sicurezza ferroviaria, la commissione Ue riunisce l'11 settembre

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Tremila migranti, ogni giorno, per mesi. La stima dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR) agita la Macedonia, nuova frontiera dei migranti che scappano da guerre e carestie. Finora sono più di 10mila quelli già arrivati al confine con la Serbia e il flusso di 400-500 persone alla volta non si arresta. «Non prevediamo alcun calo del flusso di persone nei prossimi mesi» ha dichiarato Melissa Fleming, portavoce dell’UNHCR, che ha chiamato in causa la persistente violenza in Iraq e Siria e le condizioni che peggiorano per i rifugiati siriani in Turchia, Giordania e Libano. Arrivano via mare e se sbarcano sani e salvi proseguono via terra, attraversando Paesi e confini, alla ricerca di una nuova vita. Quello a cui si assiste è un vero e proprio esodo biblico. «L’Europa è in una situazione che non è degna di se stessa, bisogna riconoscerlo, molto semplicemente» Lo ha detto questa mattina Angela Merkel che, nel fare la sua parte per la risoluzione del problema, ha consentito una piccola rivoluzione delle regole. La Germania, infatti, ha deciso di non rimandare indietro al primo Paese d’ingresso in Ue i profughi siriani che arrivano sul suo territorio, sospendendo, di fatto il regolamento di Dublino sulla gestione dei richiedenti asilo. E la Commissione europea ha elogiato questa presa di posizione. «Accogliamo con favore questo atto di solidarietà» ha detto oggi un portavoce dell’Esecutivo Ue. In questo modo, i siriani identificati ai confini tedeschi non saranno re-inviati nei paesi europei dove sono arrivati inizialmente. Nel sospendere il regolamento Dublino, la Germania di fatto applica già in parte il piano Ue sulla redistribuzione dei richiedenti asilo. Il nuovo programma, infatti, prevede il trasferimento da Grecia e Italia verso altri paesi Ue di tutti i profughi siriani, eritrei e di altre nazionalità evidentemente riconoscibili che hanno bisogno di protezione internazionale. Il piano, formalmente, non è ancora in vigore perché deve essere prima approvato in maniera ufficiale dalle istituzioni Ue dopo un parziale via libera dei ministri degli interni Ue lo scorso luglio. E infatti, la Germania è l’unico ad aver già applicato questa clausola. «I 28 Stati membri dell’Ue devono assicurare un’equa distribuzione dei richiedenti asilo» ha ribadito anche la portavoce Onu nel corso di un briefing a Ginevra. «E ritengo che con adeguate misure questo sia qualcosa a cui l’Europa possa far fronte».

Proprio per questo già ieri i leader di Germania e Francia sono giunti a un sostanziale via libera al piano Ue per un meccanismo permanente di redistribuzione dei richiedenti asilo tra i territori. «Siamo molto incoraggiati dal sostegno alla nostra agenda sulla migrazione che proviene da Germania e Francia» ha detto oggi un portavoce della Commissione Ue in una conferenza stampa a Bruxelles. Il piano Ue prevede la creazione di un meccanismo permanente di redistribuzione e sarà riproposto da Bruxelles entro la fine dell’anno, dopo il parziale fallimento delle prime proposte, annacquate dagli stati Ue in un meccanismo non vincolante e con trasferimenti in numeri molto ridotti. Finora, infatti, gli Stati Ue non hanno raggiunto l’obbiettivo di prendersi carico di almeno 40.000 richiedenti asilo da Italia e Grecia in due anni. La Commissione sembra però non demordere e sottolinea che anche 40.000 è una cifra molto ridotta in proporzione agli arrivi. In ogni caso, il prossimo 9 settembre il presidente Jean-Claude Juncker dettaglierà nuove proposte sul piano sulla migrazione nel discorso sullo Stato dell’Unione che al Parlamento europeo.

L’emergenza migranti, intanto, ha investito la Macedonia e poi la Serbia. «Oltre 4 mila migranti hanno espresso l’intenzione di chiedere asilo alla Serbia» ha riferito il ministro del lavoro e affari sociali serbo Aleksandar Vulin, secondo cui per ora la situazione è sotto controllo e non si registrano tensioni o incidenti. Per il ministro, tuttavia, la Serbia non può far fronte da sola all’emergenza migranti, e sono necessari per questo aiuti dalla Ue e dal resto della comunità internazionale. «Ci aspettiamo che anche di questo si parli alla conferenza sui Balcani in programma giovedì a Vienna» ha detto Vulin. A fronteggiare la crisi migratoria ora c’è, però, anche la Bulgaria, che ha disposto l’invio di alcuni blindati ai valichi di frontiera con la Macedonia. «Si tratta di una misura preventiva diretta a rafforzare il presidio lungo il confine e affiancare le pattuglie di guardie di frontiera» avrebbe detto un portavoce del ministero della difesa. A spaventare il governo di Orban sono i 100 mila i migranti in viaggio lungo la rotta balcanica che finora hanno attraversato la Serbia e che ora hanno intenzione di attraversare il Paese per dirigersi, poi, verso i paesi del nord Europa.

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