sabato, Aprile 10

Migranti Baobab: l’accoglienza sgomberata

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Sono le 15 circa di giovedì 3 dicembre. In via Cupa 1, a qualche centinaio di metri dalla Stazione Tiburtina, sta per cominciare la conferenza stampa indetta dai volontari del Baobab, un centro di accoglienza per migranti auto-gestito.

La conferenza stampa è stata indetta perché martedì è arrivata ai volontari una telefonata che preannunciava lo sgombero del centro nella giornata di venerdì. A parlare sono tre dei volontari: Roberto, Andrea e Marzia.

Il Centro Baobab è in funzione da maggio, da quando le forze dell’ordine hanno sgomberato l’accampamento di migranti di Ponte Mammolo. «Oltre 400 persone, in gran parte donne e bambini si ritrovano in mezzo a una strada,» ricorda Andrea, «non che l’accampamento di Ponte Mammolo, figuriamoci, fosse un’alternativa degna» prosegue, «però siamo convinti che uno sgombero così, quando ci sono soggetti deboli, vada preparato».
Queste persone, rimaste senza nulla  -né un tetto, né cibo, né abiti puliti-  hanno cominciato a gravitare intorno alla Stazione Tiburtina e la reazione dei cittadini è stata quella di portare aiuto e solidarietà. «Da fine maggio ad oggi sono oltre 35 mila le persone che sono state assistite in questo centro,» dice ancora Andrea, «Voi contate che si stimano intorno ai 130 mila migranti arrivati in Italia nel 2015».

Il modello di accoglienza sostenuto dal Centro Baobab è anticonvenzionale: «noi abbiamo provato non solo ad accogliere. Abbiamo provato anche a dare un senso diverso all’accoglienza. Gli ospiti, nel nostro piccolo, abbiamo provato a farli sentire a casa. Abbiamo provato a sperimentare forme di accoglienza. Abbiamo provato  -voglio dire e sottolineare con l’aiuto di associazioni anche grosse e importanti- abbiamo provato a organizzarci. Abbiamo provato, ad esempio, a sentire gli organizzatori dei concerti dell’estate romana. Abbiamo scoperto che non ci vuole un granché a far trovare ogni sera dei biglietti pronti per dei migranti, alcuni minorenni, che sono qui di passaggio, che vengono da un viaggio difficile. Si può provare a portarli a un concerto, allo stadio, provare a organizzare per loro visite guidate. Non credo che questi ragazzi abbiamo molte altre occasioni. Si trovano a passare a Roma e magari possono vedere qualcosa di più del traffico della Tiburtina. E ci siamo riusciti. In questo senso, insisto, vorremmo essere un modello di accoglienza. Non ci vuole tanto, ci siamo riusciti noi. Credo che uno Stato, un Governo e un’Amministrazione Comunale abbia tutte le possibilità di riuscirci».

È proprio questo il punto chiave: l’inadeguatezza delle istituzioni. Secondo Roberto, non solo sono assenti, ma sono anche disinformate su cosa ha comportato per Roma l’afflusso di migranti. Da tempo l’Amministrazione Capitolina ha manifestato la volontà di sgomberare il Centro Baobab. Voci sul prossimo sgombero si sono rincorse per tutta l’estate, compreso l’intervento dell’ormai ex Assessore alle politiche sociali, Francesca Danese, che denunciava l’inadeguatezza del Centro Baobab e millantava una soluzione già pronta individuata nel Ferrotel (struttura assolutamente non pronta ad entrare in funzione dato che, come la stessa Danese si è trovata ad ammettere, i lavori sono stati interrotti perché è stato superato il budget previsto per la riqualificazione).
Il Dipartimento per le Politiche Sociali non ha preso contatto coi volontari del Centro prima del 20 novembre. Dapprima, spiega ancora Roberto, sono state addotte ragioni amministrative per lo sgombero: il Comune avrebbe perso un contenzioso col padrone delle mura dello stabile che ospita il Centro Baobab e deve restituirlo (entro il 30 di aprile).

Il Dipartimento proponeva di ricollocare i migranti tra il Centro di Accoglienza di via del Frantoio (gestito dalla Croce Rossa) e le strutture previste per l’emergenza freddo. Dice Roberto: «le strutture per l’emergenza freddo non nascono sicuramente per accogliere i migranti che sono al Baobab, ma sono aperte a tutti gli homeless, a tutte le persone in difficoltà che ci sono a Roma, e in quanto centri che vengono aperti per un piano emergenziale, hanno una durata limitata». Non una soluzione a lungo termine, quindi.

Martedì 1 dicembre, c’è stato un blitz della Polizia, venuta non per sgomberare ma per procedere all’identificazione degli ospiti. Nella stessa giornata, i volontari hanno ricevuto una telefonata con cui sono stati avvertiti che le forze d’ordine erano pronte a sgomberare il Centro, non più per questioni amministrative, ma per ragioni di ordine pubblico.

Tra mercoledì e giovedì, gli operatori della sala operativa del Comune hanno cominciato il ricollocamento dei migranti ospiti presso il Centro Baobab. Solo un terzo di essi hanno trovato una sistemazione. I volontari del Baobab non sono affatto sorpresi. «Stanotte vi saranno persone che dormiranno qui e se davvero domani arriverà la Polizia, troverà delle persone dentro e di conseguenza i volontari a fornire l’accoglienza degna che queste persone secondo noi meritano».

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