domenica, Maggio 16

Migranti, Avramopoulos: 'Ricollocamento unica soluzione'

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Alla vigilia della decisione dell’UE sulla richiesta proposta dalla Germania e sottoscritta da cinque Paesi europei di prolungare i controlli ai confini parla della crisi dei migranti il commissario Ue Dimitris Avramopoulos«La decisione di ricollocare è vincolante e gli Stati membri hanno un obbligo morale e legale a farlo», dice in una intervista all’Ansa. «Per ora non abbiamo intrapreso alcun passo legale ma non significa che non ci saranno». E bacchetta i Paesi europei per il basso ritmo di ricollocamenti e soprattutto per la «mancanza di volontà politica»«Fino ad ora sono state 1441 le persone ricollocate da Italia e Grecia. Di queste solo 565 dall’Italia. Ora che gli arrivi in Italia stanno di nuovo aumentando, il numero di ricollocamenti deve crescere se vogliamo evitare un deterioramento nel Paese», dice Avramopoulos. «Gli Stati devono capire che se vogliono evitare movimenti secondari irregolari e fuori controllo, il ricollocamento è l’unica soluzione. Gestire la crisi dei profughi non è un compito che spetta solo a Italia o Grecia. Per questo dobbiamo già ora rafforzare i ricollocamenti dall’Italia, ma è anche il motivo per il quale l’Italia deve estendere la sua politica sui rimpatri e le sue capacità di detenzione e accoglienza. Dobbiamo evitare che il sistema di asilo italiano vada sotto sforzo. Per questo la Commissione offre il suo sostegno finanziario e tecnico».

Poi approva l’idea del ministro Alfano di hotspot in mare: «E’ interessante e da esplorare, ma ci sono alcune questioni legali, tecniche e finanziarie che devono essere risolte prima, per sapere se è sostenibile e fattibile. Questo è esattamente ciò che gli esperti di Frontex stanno analizzando assieme agli esperti delle autorità italiane». E a chi gli chiede di cosa ne sarà di Schengen dice: «Non sta morendo. Al contrario, la Commissione Ue sta facendo di tutto per ripristinarla e tornare alla normalità. Ma per andare avanti servono passi intermedi. Ciò che vogliamo raggiungere non può accadere in una notte, per questo dobbiamo assicurare un processo graduale, anche se significa permettere controlli temporanei eccezionali alle frontiere interne».

Nel frattempo dalla Turchia arriva la decisione di adottare il decreto con cui ora si permette ai cittadini di tutti e 28 gli Stati membri Ue di entrare in Turchia senza visto. «Con questo decreto la Turchia ha soddisfatto un altro dei criteri importanti (il 22) della procedura per la liberalizzazione dei visti», il commento del portavoce della Commissione europea Margaritis Schinas«C’erano undici Stati membri che la Turchia non aveva riconosciuto e con la decisione di ieri, li accetta tutti e undici. Credo sia importante sottolinearlo». Domani intanto la Commissione europea darà valutazione positiva sui progressi fatti proprio dalla Turchia per arrivare alla liberalizzazione dei visti entro giugno.

«Festeggiamo la straordinaria notizia che arriva dall’Aja. È un passaggio di grande importanza, che dimostra come sia stata corretta la strategia del nostro governo dopo gli errori evidenti dei momenti iniziali di questa triste vicenda. Adesso lavoriamo tutti insieme per ristabilire ottimi rapporti di amicizia e collaborazione con il popolo e il governo indiano». Così Matteo Renzi nell’e-news ha celebrato la decisione di far rientrare durante l’arbitrato Salvatore Girone, l’altro marò detenuto in India. Mentre il Tribunale arbitrale internazionale nella sentenza è chiaro: «Italia e India devono cooperare, anche davanti alla Corte Suprema indiana, per ottenere un allentamento delle condizioni cautelari del sergente Girone così che possa, in base a considerazioni di umanità, tornare in Italia, mentre rimane sotto l’autorità della Corte Suprema indiana durante il periodo dell’arbitrato». E specifica che Girone «resterà sotto l’autorità della Corte Suprema indiana durante l’arbitrato».

Intanto si torna a parlare di ISIS. I miliziani dello Stato Islamico infatti hanno dato il via ad una grossa offensiva a Mosul contro i peshmerga che accerchiano la città. Almeno due le autobomba guidate da kamikaze fatte saltare in aria nelle ultime ore nei pressi di Bashiqa, a est di Mosul, ma al contempo diversi gli attacchi contro le forze curde a Khazir e Telskuf, a nord della città. Ma arriva anche la notizia del primo soldato USA ucciso dall’ISIS. Si tratta di un militare presente in Iraq per la missione di assistenza alle forze armate di Baghdad. Ad annunciarlo il segretario alla Difesa americano, Ash Carter«E’ morto in combattimento nelle vicinanze di Irbil». Ma notizie più dettagliate saranno fornite solo più avanti, anche se un ufficiale dei peshmerga ha raccontato che il soldato americano è stato ucciso da un cecchino nei pressi di Tel Asqof, 28 chilometri a nord di Mosul. Mentre in un comunicato il portavoce del Pentagono, Peter Cook, si dice certo: «La nostra coalizione onorerà questo sacrificio sconfiggendo l’Is».

In Siria, precisamente ad Aleppo, nuovo bombardamento dei ribelli su un ospedale (dopo quello del 28 aprile che causo la morte anche dell’ultimo pediatra in città) nel parte della città controllato dal regime. Il bilancio è di 14 morti e decine di feriti, mentre l’Osservatorio nazionale per i diritti umani siriano parla di almeno 19 i civili uccisi, tra cui tre bambini, e 80 feriti. Inoltre fonti locali parlano anche di un’autobomba fatta esplodere nel quartiere al-Zahra, che ha causato diverse vittime. Nel frattempo continua il lavoro incessante dell’inviato dell’Onu Staffan de Mistura, che a Mosca ha potuto parlare con il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. L’obiettivo è arrivare ad un cessate il fuoco, che Mosca spera possa arrivare già nelle prossime ore, come ha confermato lo stesso Lavrov: «È ora in fase di completamento l’accordo tra i militari americani e quelli russi per un cessate il fuoco nella città di Aleppo: mi auguro che questa decisione sarà annunciata in un prossimo futuro, forse anche nelle prossime ore».

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