mercoledì, Settembre 22

Migranti: Austria tra Germania e questione Brennero Una soluzione alla questione del Kosovo potrebbe essere trovata da Putin e Trump a Helsinki

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In termini economici, ripristinare i controlli al Brennero, «sarebbe certamente un disastro». A dirlo il ministro dei Trasporti austriaco Norbert Hofer, che ribadisce: «Non sappiamo ancora se la coalizione in Germania sarà d’accordo sulle misure annunciate». Mentre il cancelliere Sebastian Kurz conferma: «L’Austria condivide con la Germania l’obiettivo di respingere i migranti verso il Paese di primo ingresso dove sono stati registrati. Ora vediamo cosa vuole fare Berlino poiché non è ancora chiaro. In ogni caso non chiuderemo alcun accordo che appesantirà la pressione sull’Austria».

In Germania nel frattempo la cancelliera Angela Merkel ha confermato che il tempo di permanenza nei centri di transito ai confini «può arrivare a 48 ore, questo prevede la Costituzione». Questa proposta di Merkel potrebbe essere il ponte necessario per consentire un accordo con l’Spd, contrario ai centri. Mentre in Italia il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e il ministro degli Interni Matteo Salvini parteciperanno alle riunioni ministeriali in programma lunedì 9 luglio a Londra, in occasione del vertice dei Balcani occidentali organizzato dal Regno Unito nell’ambito del ‘processo di Berlino’.

Intanto il premier polacco Mateusz Morawiecki alla plenaria del Parlamento europeo è tornato sulle recenti riforme nel Paese: «Noi abbiamo rafforzato l’obiettività e l’indipendenza dei giudici, quindi prima di parlare guardate più da vicino quello che accade da noi. Oggi i giudici sono molto più indipendenti. La Polonia è una Paese orgoglioso. Quindi non siate paternalistici, noi sappiamo perfettamente come gestire le nostre istituzioni e grazie al cambiamento delle istituzioni fiscali abbiamo la migliore situazione economica degli ultimi 30 anni, con il debito ed il deficit più basso, la disoccupazione più bassa e una delle più forti crescite del pil».

Una soluzione alla questione del Kosovo potrebbe essere trovata dai presidenti russo e americano, Vladimir Putin e Donald Trump, nel loro incontro di Helsinki il 16 luglio prossimo. E’ quanto sostiene il quotidiano serbo Blic. «L’Europa non ha nè la forza nè la volontà nè la possibilità di indurre la parte albanese a fare qualcosa. Per questo vi è la possibilità che siano Putin e Trump a trovare una soluzione su tale questione così importante per la Serbia, che verrebbe accettata dall’Europa», scrive il quotidiano.

L’Isis ha affermato che il figlio del suo leader, Abu Bakr al-Baghdadi, è stato ucciso in Siria in combattimento contro le truppe governative di Damasco. L’annuncio è apparso sull’agenzia dello Stato islamico, ma non viene precisato quando sia stato ucciso. Viene solo annunciato che è stato ucciso «mentre affrontava gli alawiti e i russi nei pressi di una centrale termica nella regione di Homs».

Chiedere all’Iran di abbandonare il teatro siriano è un approccio ‘irreale’. A dirlo il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, secondo cui l’influenza iraniana «è stata proiettata non solo sulla Siria ma anche sull’intera regione: è stato detto che l’Iran dovrebbe ritirarsi da ogni luogo e rinchiudersi entro i suoi confini e quindi la pace arriverebbe ovunque. E’ chiaro che questo è assolutamente irrealistico. I problemi della regione non possono essere risolti senza il coinvolgimento dei Paesi chiave, tra cui l’Iran, ma anche Arabia Saudita, Giordania, Egitto e molti altri».

Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha espresso la propria solidarietà all’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa, contro il quale è stato emesso un mandato di arresto con l’accusa di coinvolgimento nel rapimento di un ex deputato ecuadoriano. «Prima Cristina (Fernandez de Kirchner). Poi Lula (Da Silva).
Ora Correa. Deve finire immediatamente la persecuzione dei veri leader della nostra America», ha chiesto Maduro via Twitter.

In Malaysia, l’ex premier Najib Razak è stato incriminato con tre capi di accusa per abuso di fiducia nell’ambito dell’inchiesta sull’appropriazione indebita e il riciclaggio di denaro relativi al fondo sovrano 1MDB, fondato dallo stesso Razak e dal quale sono spariti 4,5 miliardi di dollari dal 2009. L’ex premier si è dichiarato non colpevole per tutti i capi d’accusa ed ha chiesto il processo, per accertare la sua estraneità ai fatti.

La Turchia ha emesso il primo decreto per adeguare la normativa esistente al nuovo sistema presidenziale, entrato in vigore dopo la vittoria del 24 giugno scorso di Recep Tayyip Erdogan. Il testo elimina i riferimenti alla figura del primo ministro. Un altro decreto per stabilire la struttura del nuovo governo è previsto dopo il giuramento di Erdogan, in programma domenica.

Chiudiamo con Israele, dove sono undici le persone arrestate durante i disordini avvenuti a Khan Al Amar dove una sentenza della Corte Suprema israeliana ha stabilito la demolizione delle strutture della comunità beduina e il trasferimento di circa 180 residenti. Ancora non è chiaro quando le demolizioni saranno attuate. Israele sostiene che le strutture sono state costruite illegalmente nella zona, ma per i palestinesi lo sgombero è voluto per lasciare spazio alle costruzioni dei coloni.

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