domenica, Giugno 20

Migranti, ancora un naufragio vicino alla Libia L'Ue stanzia fondi per Calais. Egitto in festa per l'inaugurazione del nuovo canale di Suez

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Si è consumata in questa calda giornata di inizio agosto l’ennesima tragedia dell’immigrazione, tra il sole cocente e il freddo dell’acqua scura del Mediterraneo. Un barcone con a bordo centinaia e centinaia di migranti si è capovolto a circa quindici miglia a nord della Libia proprio quando stavano per arrivare le barche dei soccorritori. Nonostante gli aiuti siano arrivati in fretta, si temono molti morti anche se, come in casi precedenti, è difficile fare una stima esatta dal momento che non è ancora chiaro quante persone fossero a bordo del peschereccio malandato che è colato a picco. Il numero, comunque, oscillerebbe tra i 400 e i 700.

E mentre c’è chi dopo il naufragio prova ad arrivare sano a salvo a riva, c’è ancora chi prova a scappare in Gran Bretagna e Francia attraversando il confine di Calais. Dopo giorni di tensione e forti polemiche da parte dei governi di Parigi e Londra, oggi si è fatta sentire l’Unione Europera che ha deciso di aiutare i due Paesi stanziando una prima somma pari a 20 milioni di euro per gestire la situazione sul versante francese della Manica. Quanto a Londra, Bruxelles ha già erogato 27 milioni di euro. «Le somme provengono dal totale di più di 226 milioni di euro in bilancio per la Francia e più di 370 milioni per la Gran Bretagna nel periodo 2014-2020» ha spiegato il commissario Ue agli Affari interni e all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos. «L’agenzia europea Frontex può dare il suo aiuto nell’identificazione e registrazione dei migranti» ha poi aggiunto Avramopoulos. Mentre burocrazia e politica fanno i loro percorsi, però, l’emergenza nell’area dell’Eurutunner continua. Nella notte circa 600 immigrati hanno tentato la traversata della galleria che corre sotto la Manica e le autorità ne hanno respinti circa 400 mentre altri 180 sono stati intercettati nella zona e 20 sono stati arrestati. Le provenienze dei migranti sono innumerevoli. Arrivano soprattutto dalla Siria e dall’Africa sub-sahariana; scappano dalla povertà, dalle guerre e dalle devastazioni di Boko Haram.

Due notti fa, il gruppo jihadista ha attaccato Tchakamari, un piccolo villaggio situato ad appena 2 chilometri dalla frontiera tra Camerun e Nigeria, e ha dato alle fiamme numerose abitazioni. Secondo fonti militari, nell’attacco hanno perso la vita almeno sei civili mentre più di altri cinquanta sono stati sequestrati, soprattutto donne e bambine. Ma da quanto riferito, invece, da testimoni oculari, il bilancio sarebbe molto più brutto: otto, forse dieci morti e 135 ostaggi. Nonostante l’impegno dei Paesi della zona, gli uomini di Boko Haram non sembrano perdere colpi. Alla fine di luglio proprio il Camerun ha stipulato con Nigeria, Niger, Ciad e Benin un patto per creare una coalizione ancora più solida e strutturata contro la setta jihadista. A fronteggiare il pericolo sarà la Mntjf, un contingente regionale, forte di circa 8.700 uomini, che avrà il sui quartier generale nella capitale ciadiana N’Djamena e sarà guidato dal generale nigeriano Iliya Abba. «La forza è già operativa» ha detto il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente della Guinea, «e ci permetterà di sradicare rapidamente Boko Haram. Tuttavia è necessaria una determinazione della Nigeria, altrimenti non vedo come sia possibile vincere». Anche la Guinea potrebbe presto sottoscrivere l’alleanza. Durante la sua visita in Niger, infatti, il presidente Alpha Condé ha detto che nel bacino del lago Ciad sarà dispiegata una forza regionale. «Noi siamo pronti a portare tutte le forme di aiuto che ci verranno richieste per lottare contro Boko Haram» ha detto Condé. «Questo dipenderà da che cosa la Nigeria e i suoi vicini ci chiederanno».

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