sabato, Luglio 24

Migranti alle porte field_506ffb1d3dbe2

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La ‘Terza Guerra Mondiale a pezzetti’ di cui Jorge Mario Bergoglio, Francesco, parla ormai dall’Agosto 2014 si va dispiegando sotto i nostri occhi in maniera sempre più chiara e feroce.

Il suo straordinario gesto di parresia (cioè libertà di dire tutto, franchezza di esprimere ciò che si ritiene vero) rivela quanto per ipocrisia od altro viene tenuto nascosto. Il Papa dei Cattolici ha rotto il muro di melassa, misconoscimento, autolesionismo in cui versava, versa, il mondo. Organizzazione delle Nazioni Unite compresa. Ci sono poi stati epigoni, ultimo il Capo dello Stato italiano, Sergio Mattarella, che ha però, come altri, riduttivamente parlato solo di “rischi di Terza Guerra Mondiale”. No, dice Francesco, ci siamo in mezzo in pieno, e lo dimostra l’altissimo numero di vittime.

Il riduttivismo imperante fa sì che la ‘Terza Guerra’, quando ammessa, venga circoscritta al conflitto con l’Islam, ed in particolare con la Start Up di straordinario successo imposta sul mercato Locale e Globale dal suo Amministratore Unico e Direttore Generale, Abu Bakr al-Baghdadi. Che secondo le consuetudini locali viene chiamato Califfo. L’IS, lo Stato Islamico, è indubbiamente una componente, e non delle minori, del conflitto in corso, ma certo non l’unica. E neanche, a nostro avviso, e a quel che sembra anche del Pontefice, la principale. La Russia di Vladimir Putin, l’Africa della miseria e dei conflitti non solo islamici, soprattutto la povertà diffusa e l’anarcocapitalismo dominante ne sono altri, ma anche questi non unici, fondamentali tasselli. Negarlo significa irridere nei fatti la lucida analisi del sacerdote argentino.

Ora è balzato da qualche giorno in evidenza ciò che era comunque chiaro. La pressione di masse disperate che dalle coste africane ed asiatiche del Mediterraneo premono verso di noi ne sono una componente essenziale. Drammatica. Tragica. E gli uomini di Francesco si stanno muovendo per dare concreta traduzione alle sue parole. Nell’irrisione, nell’attacco, nel furibondo odio di chi riteneva, ritiene, di essere consono alla Chiesa solo quando questa difendeva, difende, i propri interessi. Quelli dei privilegiati, dei più forti.

Padre Luis Okulik, Segretario della Commissione Caritas in Veritate’ del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (Ccee), ha affrontato di petto la questione parlandone a ‘Radio Vaticana‘. «Siamo di fronte ad una debolezza di tutto il sistema europeo. La tendenza di alcuni Governi ad autogestire in modo molto drastico e chiuso queste emergenze crea molte difficoltà per l’insieme dei Paesi membri. Il fatto che i più esposti, perché più vicini ai confini extraeuropei, debbano subirne il maggior peso non è un principio di rispetto degli accordi della Comunità europea».

Così Padre Okulik, analizzando le situazioni più critiche sul fronte profughi e commentando la proposta del Governo del Regno Unito di chiudere le frontiere anche per ì cittadini europei. E incalza. «Il Vertice straordinario sull’immigrazione in programma il 14 Settembre prossimo mi augurerei che servisse a rendere evidente e celere la necessità di modificare alcune delle normative europee che riguardano i flussi migratori. In sostanza gli Accordi di Dublino, che hanno bloccato di fatto alcuni Stati nel prendere certe decisioni relative all’accoglienza dei migranti negli ultimi tempi. Ma, soprattutto, mi auguro che l’Europa abbia uno sguardo più complessivo sulla realtà che stiamo vivendo, cosa che la Chiesa Cattolica fa da sempre per il proprio carattere universale. Credo che questo possa dare un respiro maggiore alle risoluzioni che devono sempre partire dal rispetto della dignità di ogni persona. Altrimenti l’Unione Europea non riuscirà a mantenersi in piedi come un faro di civiltà».

Meno male che nella ‘deriva di civiltà’ in corso c’è comunque Francesco. Meno male che ci sono i suoi. Laicamente. Sentitamente.

 3 – Continua

 

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