sabato, Ottobre 23

Migranti: a piedi scalzi per solidarietà In solidarietà coi rifugiati, a Milano barchette sulla Darsena. Interviste ad Ascanio Celestini e don Albanesi

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Ascanio, sei soddisfatto del successo della manifestazione?

Come spesso succede c’è chi ha messo in ridicolo questa iniziativa parlando della solita manifestazione della sinistra radical chic. Ma è stato un modo per tenere viva l’attenzione su una questione concreta: decine di migliaia di persone cercano in Europa un luogo nel quale salvare la propria vita. Vengono pensando sinceramente che noi saremo orgogliosi di accoglierli. E quando trovano un continente abitato da gente ricca, meno ricca, benestante, ma mai povera come loro, non capiscono perché proviamo tanto astio nei loro confronti.

Ritieni che nelle ultime settimane ci sia stato un cambiamento dell’opinione pubblica verso questi temi? Se sì, pensi che si tratti di una vera presa di coscienza, o di un fenomeno mediatico che sarà riassorbito?

Chi prende coscienza lo fa lentamente. Prova pietà o curiosità e, soprattutto, si informa seriamente. Non gli basta un articolo o la dichiarazione di un politico in rete o in televisione. E questa coscienza non è riassorbita nella narrazione dominante. Non possiamo non accoglierli. Loro scappano con o senza Mare Nostrum, se ne fregano di Triton. Scappano per non morire. Lo fanno anche se sanno di rischiare la vita.Non possiamo porci il problema, dobbiamo solo farcene carico. Non c’è un’alternativa.

Una delle critiche più diffuse nei confronti di chi manifesta solidarietà nei confronti dei rifugiati è che non saranno i manifestanti, ma altre persone più svantaggiate a subire le conseguenze negative del loro arrivo. Come risponderesti ?

Che manifestiamo per loro sapendo che non hanno voce. Che per la maggior parte degli spettatori distratti sono più importanti i loro corpi per le immagini televisive delle loro parole. Sono una notizia frullata con altri ingredienti dell’informazione: il Papa che parla di ecologia, la madre assassina che mette i figli nel congelatore, la Roma e la Juve, la Nina la Pinta e la Santamaria. Per fortuna c’è chi ci mette la faccia per ricordare a chi vuol sentire che sono donne e uomini che lasciano tutto per salvarsi la vita. Non vengono a rubare il lavoro a qualcuno, non sono interessati al nostro benessere. Vogliono sopravvivere. Se c’è una minoranza che cerca di ricordarlo alla maggioranza: dovremmo essere fieri anche di questo.

Un altro degli argomenti usati per giustificare le misure anti-immigrati è che “non ci sono risorse per accogliere tutti”. Pensi che sia possibile dare un accoglienza dignitosa a chiunque si presenti?

Ci sono le risorse per la TAV anche se chi vive in quella valle non la vuole.
Ci sono per la trasformazione dell’Aurelia in un’autostrada che andrebbe tanto bene così
Ci sono per gli eterni cantieri della Salerno-Reggio Calabria e per tenere in piedi il ponte sullo stretto.
Ci sono per sigillare migliaia di detenuti in cella a guardare il soffitto per 22 ore su 24 invece di metterli a lavorare e produrre (eppure l’argomento “produzione” piace tanto ai nostri politici, perché non farli lavorare?)
Ci sono per salvare le banche, per pagare i consiglieri regionali alla faccia dei piccoli sindaci che lavorano gratis, ci sono sempre tranne che per salvare la vita a gente vera fatta di carne e ossa, storie e famiglie.
Questo argomento mi pare poco serio e molto offensivo.

Quali pensi che siano i cambiamenti più urgenti nella politica europea e italiana relativamente alla questione dell’immigrazione?

L’Europa non si può pensare come una fortezza chiusa. Farà la fine dell’Impero romano. La gente povera del mondo continuerà a scappare e scavalcherà qualsiasi muro. Tanto vale prenderne coscienza e agire di conseguenza. Arriveranno e saranno milioni. Non abbiano alternativa. A forza di testate sfonderanno qualsiasi frontiera.
L’Italia ha fatto una cosa buona in questi anni ed è stata la missione Mare Nostrum. Penso che l’abbia pensata un marinaio che in testa ha una legge fondamentale: chi cade in mare deve essere salvato. Le religioni, i confini e le bandiere vengono dopo. Anzi: ce ne freghiamo di tutto se c’è da salvare un essere umano.

Il problema delle manifestazioni di questo tipo è sempre il dopo: come bisogna proseguire per evitare che lo sforzo fatto si disperda?

Lo so, quando si parla della manifestazione degli scalzi c’sempre qualcuno che dice: da dove viene questa roba? dove andrà a finire? Anche questa è una sciocchezza che potremmo sentire da un alcolista al bar. Ma quell’alcolista alcolizzato dalla droga mediatica lo sa che tutte queste persone lavorano da anni? Che da anni si interessano di questo problema? Andrea Segre, uno dei promotori, l’ho conosciuto 14 anni fa e già mi parlava di queste cose. Non si è disperso il suo lavoro in 14 anni, non si disperderà tra vent’anni. Forse è l’attenzione del cittadino distratto che si disperde. Dice: “Quello lì si accorge dell’immigrato e si leva le scarpe per fare la manifestazione, ma domani passeggia al centro di Roma con le scarpette di Prada!” Me lo ha scritto uno attraverso un tweet ieri: “Finita la marcia hai rimesso le Prada?” e lo ha scritto col suo nome anonimo nel web anonimo che finge di essere democratico per dire porcate. Dopo un po’ di anni di lavoro e di ricerca, di interviste e incontri comincio a pensare che gli ignoranti si meritano di esserlo, ma noi non ci meritiamo gli ignoranti.

 

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