sabato, Ottobre 23

Migranti: a piedi scalzi per solidarietà In solidarietà coi rifugiati, a Milano barchette sulla Darsena. Interviste ad Ascanio Celestini e don Albanesi

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Daniela Pistillo, una delle persone che hanno contribuito a organizzare la manifestazione, era raggiante: “Eravamo in diecimila, tutto ha funzionato, nessuno si è fatto male, certo che sono contenta!”, mi ha detto appena scesa dal palco. In seguito ha aggiunto: “Ci sono due cose che mi hanno veramente colpito. Una è che hanno partecipato le organizzazioni più disparate, da chi si occupa dei diritti LGBT a quelli delle donne a quelli dei lavoratori e così via, dimostrando che la lotta per i diritti è trasversale. L’altra è stata la sensazione di essere rincuorati : tutto sommato non siamo soli e non siamo nemmeno tanto pochi. Il che vale molto, dato che negli ultimi anni c’è stato un forte arretramento culturale, per cui chi la pensa in un certo modo sulla questione dell’immigrazione e dell’accoglienza si sentiva molto solo ed aveva quasi paura a esprimere le sue opinioni”.

È della stessa opinione anche Don Vinicio Albanesi, cofondatore del Coordinamento delle comunità di accoglienza, che abbiamo interpellato dopo che ha partecipato alla manifestazione di Napoli: “La partecipazione sia stata ottima, e in fondo si è trattato di una reazione a tutta la negatività, l’aggressività che c’è stata nei confronti degli immigrati. Che si sia mosso qualcuno a favore della positività e solidarietà mi sembra molto bello e positivo”. Secondo il sacerdote, “Da quando l’immigrazione è passata dal mare alla via balcanica, l’opinione pubblica e gli stessi politici hanno in parte compreso che non si tratta di un fenomeno emergenziale, che riguarda solo l’Italia e la Grecia, ma epocale.

La tesi di Don Albanesi è che sia necessario smettere di considerare l’immigrazione come un costo, e che vada invece trattata come una risorsa da sfruttare. “Bisogna passare dall’accoglienza all’integrazione. E questo vale soprattutto per l’Italia, che in questo è arretrata. Serve un piano che non riguardi soltanto l’ingresso e il permesso di soggiorno, ma permetta di utilizzare le energie che l’immigrazione porta. Se ci fosse la capacità non solo di accogliere, ma anche di integrare gli immigrati, questi diventerebbero una risorsa, che permetterebbe di gli investimenti fatti. Del resto l’Europa sta invecchiando, e l’unica strada è immettere forze giovani che permetta al sistema di reggere, perché se gli over 65 supereranno una certa soglia non ci saranno più risorse, né per curarli né per dar loro le pensioni. Non è questione di essere buonisti, ma di avere un piano a medio-lungo termine che permetta alla popolazione di vivere e di mantenere la propria identità. Che si mantiene se chi arriva si adegua al tuo pensiero e alla tua storia, e non se avviene l’opposto. Fermarsi a ciò che spendiamo oggi, senza pensare a ciò che potremo ricavare domani, significa essere senza sviluppo e senza futuro. Se non ci fossero i ragazzini stranieri nelle nostre scuole metà delle maestre starebbero a casa. È possibile che non lo si riesca a capire?”.

In conclusione, quindi, Don Albanesi chiede che venga facilitata la possibilità degli immigrati di integrarsi lavorando, anche attraverso una modifica delle leggi sul lavoro, che a suo modo di vedere in Italia sono troppo rigide: “Bisogna trovare delle nicchie in cui inserire, almeno in un primo momento, delle forme occupazionali intermedie. Visto che abbiamo Comuni e altre istituzioni pubbliche che sono in forti difficoltà economiche, si potrebbe dire all’immigrato: noi abbiamo aiutato te, tu per qualche anno aiuterai noi lavorando a condizioni contrattuali che ci permettano di ridurre i costi. Non sarebbe un’ingiustizia nei suoi confronti, ma un modo di accompagnarlo verso una piena integrazione”.

Abbiamo intervistato anche Ascanio Celestini, altro sostenitore della manifestazione, che era presente invece a Venezia. Ecco cosa ci ha detto il noto attore e regista teatrale.

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