venerdì, Maggio 7

Migranti: '800mila pronti ad arrivare nella UE dalla Libia' field_506ffbaa4a8d4

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800 mila migranti in attesa di partire dalla Libia. E’ il numero preoccupante fornito dal rapporto congiunto 2016 sul fenomeno migrazione diffuso oggi da Europol ed Interpol, che inoltre ha raccolto dati preoccupanti sul traffico di esseri umani: si parla infatti di un giro d’affari che ha generato tra i 5 ed i 6 miliardi di dollari. Il milione di migranti entrati illegalmente in Ue hanno pagato ai trafficanti per il loro viaggio, secondo il rapporto, tra i 3200 ed i 6500 dollari di media. Sui dati però è scontro, visto che il 13 aprile scorso il generale Paolo Serra, consigliere militare dell’inviato speciale Onu in Libia, Martin Kobler, aveva annunciato in audizione al Comitato Schengen della Camera che i profughi pronti ad arrivare nel nostro Paese erano almeno 1 milione. Mentre intanto il Viminale annuncia che sono in arrivo proprio dal Paese nordafricano 1200 migranti, ma che gli arrivi sono in calo del 19% rispetto al 2015. Duro il commento del presidente del Comitato Schengen della Camera, Laura Ravetto (Fi): «Chi mente? Il problema non è solo il numero delle persone in arrivo. Ma come dovranno essere trattate una volta approdate in Italia. Essendo la maggior parte emigrati in Libia per lavoro già negli anni di Gheddafi, sarà impossibile la loro espulsione. Non si potrà rispedirli in territorio libico in quanto zona di guerra. Nè nei loro Paesi di origine dai quali mancano ormai da svariati anni. Che ne sarà di loro?».

A Vienna è stata la volta della conferenza stampa congiunta del segretario di Stato Usa John Kerry, del russo Sergey Lavrov e dell’inviato Onu Staffan de Mistura. «Diciotto città assediate della Siria riceveranno aiuti umanitari internazionali attraverso un ponte aereo», ha annunciato Kerry, che conferma la volontà di tutti affinchè si arrivi alla cessazione definitiva delle ostilità. «La consegna degli aiuti umanitari deve iniziare immediatamente. Abbiamo chiesto un ponte aereo umanitario del World Food Program». Nel comunicato ufficiale del vertice si legge che il gruppo «ha insistito sui passi concreti per consentire la fornitura di consegne umanitarie urgenti per le seguenti zone: Arbeen, Darraya, Douma, Harasta Oriente, Mouadhimiyeh, Zabadin e Zamalka». «Il presidente siriano Bashar Assad dovrebbe capire che non c’e’ altra soluzione alla crisi nel Paese ad eccezione di quella politica», ha proseguito il segretario americano. «Gli Stati Uniti hanno sempre una leva. Ma al momento siamo venuti qui perché la più grande leva è che Assad e la gente non potrà mai sentirsi al sicuro senza una soluzione politica. Assad ha bisogno di capire questa realtà».

«Sosteniamo la lotta al terrorismo, non il presidente Assad. Non difendiamo nessuno personalmente», il commento di Lavrov. «Il terrorismo non può essere giustificato, dobbiamo interrompere i finanziamenti che arrivano dall’estero». E ha accusato: «Un gran numero di carri armati è stato inviato in Siria. Ci sono stati incidenti, dove i terroristi hanno usato carri armati per commettere atti terroristici». Mentre il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha detto: «Occorre ridare slancio ai negoziati siriani, consentire l’accesso degli aiuti umanitari alle città assediate, dare concretezza al cessate il fuoco: questa è la crisi più drammatica degli ultimi anni».

Ancora sangue in Iraq, dove al centro di nuovi attentati è stata, ancora una volta, Baghdad. Il più grave in un mercato del quartiere sciita di Shaab, dove prima è saltato un ordigno, poi un kamikaze: il bilancio, ancora provvisorio, è di 34 morti e 75 feriti. E a rivendicarlo è stato l’ISIS. Nel mirino anche un ristorante nel quartiere di Habibiyah, mentre un’autobomba è saltata in un altro mercato a Sadr City, per un totale tra i vari attentati di 69 morti e 75 feriti. Ma anche altri posti nel Paese sono stati presi di mira, vedi Abu Ghraib, dove una persona è rimasta uccisa e 7 ferite, mentre nella parte orientale della città almeno due persone sono rimaste uccise e sette ferite nell’esplosione di un ordigno in un mercato.

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