domenica, Settembre 26

Migliorare le infrastrutture Gli esperti stimano che il paese abbia bisogno di investire 36 miliardi di dollari nei prossimi 25 anni

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Uruguay- Brasile

Se possiamo vivere bene ma non lo facciamo, c’è qualcosa che non va”, dice Hugo Manini Ríos, famoso imprenditore risicolo in Uruguay, un uomo con quasi quarant’anni di esperienza nel settore.
Negli ultimi anni, la produzione di riso ha raggiunto livelli record di esportazione dopo aver conquistato nuovi mercati, ma i guadagni per i quasi 600 produttori del paese sono stati comunque inferiori alle previsioni. Manini Ríos spiega che questo si deve agli alti costi di produzione, e parla de “l’energia elettrica più cara della regione”, del “combustibile più caro della regione” e del “trasporto più caro della regione”.
L’analisi di Manini Ríos si rifà agli studi di vari esperti sull’economia uruguaiana e le sue prospettive per i prossimi anni. Secondo loro, le infrastrutture materiali per lo sviluppo industriale del paese sono al limite, e c’è bisogno più che mai di una spinta data da investimenti nella regione. Il governo del presidente Mujica ha riconosciuto questo come un dovere del paese, e i candidati alla presidenza della Repubblica, le cui elezioni termineranno domenica 30 novembre, hanno incluso il tema tra i principali punti dei propri programmi di governo. Secondo gli esperti, è necessario approfondire i cambi nel settore energetico del paese, recuperare le strade, sviluppare la rete ferroviaria e trovare alternative di trasporto marittimo tramite la creazione di nuovi porti.
Dopo il maggior boom economico degli ultimi 50 anni, con tassi di crescita media del 6% tra il 2004 e il 2011, l’economia uruguaiana si sta assestando su una percentuale compresa tra il 3,5 e il 4% annuo.
Secondo il rapporto di Ceres pubblicato nel giugno del 2013, la decelerazione dell’economia è in parte dovuta a due ostacoli: l’educazione e le infrastrutture. La crescita della produzione è stata superiore alla capacità massima del paese, e non è stata accompagnata dalla formazione di manodopera né dalle infrastrutture viarie necessarie a sostenerla. Ernesto Talvi, direttore accademico di Ceres, ha detto, a modo di esempio, che “qualcuno che vuole inserirsi nel settore dei servizi si trova davanti una mancanza di manodopera qualificata”, o che chi “vuole investire nel paese per produrre ed esportare deve sostenere costi di trasporto per far arrivare i prodotti fino al porto, spesa che fa sì che l’investimento non sia più redditizio”. D’accordo con questo studio, un gruppo di professionisti uruguaiani ha sviluppato il sito “Infraestructura Uruguay 2030” per ideare e progettare le infrastrutture uruguaiane dei prossimi 25 anni. Il gruppo ha concentrato l’attenzione sullo sviluppo di porti, strade, energia e ferrovie.”È evidente che infrastrutture e sviluppo del capitale umano insufficienti limitino la crescita, mentre dovrebbero andare di pari passo”, ha detto l’economista Javier de Haedo nel programma “En Perspectiva”, trasmesso dalla radio El Espectador. “Nel nostro lavoro, diciamo esplicitamente che ci dedicheremo solo al tema delle infrastrutture, ma dobbiamo essere coscienti della necessità di accompagnarle con la funzione di produzione del paese”. De Haedo e la sua squadra di collaboratori ritengono che l’Uruguay abbia bisogno di un’iniezione di 36 miliardi di dollari in infrastrutture durante i prossimi 25 anni. Il settore dell’energia è quello che richiede maggiori investimenti. Nonostante stia costruendo un impianto di rigassificazione e abbia promosso progetti per l’installazione di impianti per la produzione di energia eolica, l’Uruguay continua a dipendere dal petrolio e dalle piogge per la produzione di energia. Il problema delle ferrovie è anch’esso urgente. L’installazione di una fabbrica di cellulosa, la UPM, nella città di Fray Bentos, ha accelerato il deteriorarsi delle strade, solcate dal trasporto di carichi pesanti. Una nuova fabbrica è già stata installata nella località di Conchillas, nel dipartimento di Colonia, situato nel sudovest del paese, di fronte alla città di Buenos Aires, e il governo spera nella realizzazione di altri megacomplessi industriali, come nel caso del progetto minerario Aratirí, con capitali indigeni, o dell’installazione di una terza fabbrica di cellulosa. “Mano a mano che questi progetti vengono sviluppati nelle regioni dell’est e del nordest del paese, verranno giustificate nuove linee ferroviarie, e le esternalità analizzate negli studi appoggeranno gli investimenti nella rete”, dice Javier de Haedo. Il progetto “Infraestructura Uruguay 2030” ha anche incluso piani di sviluppo viario e marittimo. “Si prevede che 1,3 miliardi di dollari siano l’ammontare degli investimenti necessari per recuperare il ritardo causato dal 2000 in riabilitazione e mantenimento della rete viaria nazionale”, dice il rapporto del progetto. Il presidente Mujica continua a pensare alla costruzione di un porto di acque profonde nella costa atlantica del dipartimento di Rocha; per questo motivo, due settimane fa, ha visitato il Brasile per riunirsi con la collega Dilma Rousseff, eletta di recente, e parlare del progetto. Mujica vuole che il porto sia una via d’uscita per la produzione uruguaiana e regionale, e per questo cerca di stringere accordi con i governi di Paraguay e Bolivia, paesi senza sbocco sul mare. Sia lo sviluppo portuario, in questa e altre coste del paese, sia il recupero dei treni e i cambi nell’utilizzo energetico alleggeriranno il trasporto pesante nelle strade nazionali. La partecipazione pubblico-privata, promossa dall’attuale governo, genera interesse nelle istituzioni internazionali. La Corporazione andina di sviluppo, per esempio, si dice disposta a usare questo strumento per finanziare opere pubbliche. Sono queste alcune delle sfide che aspettano il futuro presidente per i prossimi cinque anni.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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