sabato, novembre 17

Midterm: volti e identità nuove per il nuovo Congresso Ecco tutti i volti nuovi di due partiti che stanno cercando di rinnovarsi: da Deb Haaland a Sharice Davids a Marsha Blackburn a Rashida Tlaib e Ilhan Omar a Alexandria Ocasio-Cortez

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Alla fine le elezioni di medio termine negli Stati Uniti d’America sono andate come era stato previsto dagli analisti: i democratici hanno strappato la Camera ai repubblicani che, però, hanno mantenuto il controllo del Senato. La nuova Camera dei Rappresentanti vede 219 seggi ai democratici contro 193 ai repubblicani; il nuovo Senato, invece, vede i repubblicani mantenere la maggioranza con 51 seggi, contro i 45 dei democratici; anche per quanto riguarda le elezioni dei Governatori si registra un sostanziale pareggio: i repubblicani in leggero vantaggio con 25 Governatori eletti contro i 22 dei democratici.

Nonostante il sostanziale pareggio, non si può dire che queste elezioni siano state prive di novità. Oltre alla nuova realtà del Congresso, dove il Presidente dovrà fare i conti con una Camera ostile che potrà mettere i bastoni tra le ruote della sua politica, questa tornata elettorale ha visto l’affermazione di molti candidati giovani, di molte donne, di candidati appartenenti a minoranze etniche o religiose, e di candidati appartenenti alla comunità LGBT (Lesbo Gay Bisessuale Transessuale). È probabile che molti dei volti nuovi saliti alla ribalta in queste elezioni di metà mandato saranno i protagonisti della politica USA dei prossimi anni (lo avevamo detto che erano da tenere d’occhio).

In primo luogo va notata la prima volta di candidati nativi americani al Congresso. È il caso di Deb Haaland, cinquantotto anni, originaria dell’Arizona, è stata eletta alla Camera per il Distretto 1 del New Mexico. Figlia di militari, ha origini norvegesi da parte di padre e nativo-americane (è membro della tribù dei Laguna Pueblo) da parte di madre. Ha una lunga carriera politica nelle fila dei democratici del New Mexico e si è occupata soprattutto delle comunità di nativi, con un ruolo importante durante la campagna elettorale per il secondo mandato di Barack Obama.

Un risultato importante è stato ottenuto anche dalla democratica Sharice Davids, unico membro del proprio partito a spuntarla in Kansas per un seggio alla Camera. Trentanove anni, fa parte della tribù degli Ho-Chunk ed è la prima persona dichiaratamente omosessuale ad essere stata eletta nello Stato del Kansas.

Una donna porta un primato ai repubblicani: Marsha Blackburn, sessantasei anni, originaria del Mississipi, prima donna ad ottenere il seggio del Tennessee in Senato. Fervente sostenitrice della politica di Trump, in particolare nei settori della sanità e della lotta all’immigrazione, ha spazzato via il candidato democratico, l’ex-Governatore dello Stato Phil Bredesen, con un margine di oltre dieci punti percentuali.

I repubblicani ottengono anche il seggio dell’Arizona in Senato, anche in questo caso, grazie ad una donna, Martha McSally, cinquantadue anni, originaria del Rhode Island. Con una lunga carriera militare alle spalle (è stata la prima donna a pilotare aerei da caccia e, negli anni ’90, ha servito nelle guerre in Iraq e in Afghanistan), propone un’immagine combattiva che piace all’elettorato repubblicano: questo suo retaggio militare, assieme all’aperto sostegno del Presidente Trump in campagna elettorale, hanno certamente contribuito alla sua vittoria. Contro di lei era candidata la democratica Kyrsten Sinema, quarantadue anni, originaria della stessa Arizona. Avvocato, proveniente da una famiglia mormona, è stata il primo rappresentante della Camera dichiaratamente bisessuale; nonostante la sconfitta nella corsa per il Senato, è molto probabile che la sua carriera politica non sia ancora arrivata alla fine.

Insuccesso anche per un’altra candidata democratica proveniente dal mondo LGBT, Christine Hallquist, sessantadue anni, originaria dello Stato di New York e nata come David Hallquist: la prima transessuale in corsa per il posto di Governatore del Vermont. La Hallquist non ce la ha fatta contro il candidato repubblicano Phil Scott, proveniente dall’ala moderata del suo partito, favorevole all’aborto e all’introduzione di limitazioni sulla vendita di armi da fuoco, che la ha battuta con quasi 15 punti percentuali di vantaggio.

Dove Sinema e Hallquist hanno fallito, è riuscito Jared Polis, democratico, quarantatre anni, già primo eletto dichiaratamente omosessuale al Congresso: dopo quasi dieci anni di attività parlamentare, Polis ha vinto nella corsa a Governatore del Colorado, suo Stato di origine. Si tratta del primo omossessuale a ricoprire tale carica.

Storica impresa anche per Rashida Tlaib, quarantadue anni, avvocato, figlia di immigrati palestinesi e candidata democratica per un seggio del Michigan alla Camera, e per Ilhan Omar, trentasette anni, nata a Mogadiscio, in Somalia, e rifugiata in seguito negli USA, ora eletta nel Minnesota per la Camera. In entrambi i casi, si tratta di donne musulmane: le prime elette alla Camera. Al momento, in tutti gli USA, i musulmani che ricoprono importanti cariche pubbliche non sono che una decina; il fatto che due giovani donne di religione islamica (Omar porta il capo coperto) e provenienti dall’ala più progressista dei democratici siano state elette alla Camera rappresenta un segnale della nuova strategia del partito: far leva sulle istanze delle minoranze e non aver paura di proporre cambiamenti più radicali.

Un ragionamento simile vale per Alexandria Ocasio-Cortez, ventinove anni, proveniente da una famiglia ispano-americana, che si è guadagnata un seggio di New York alla Camera: è la donna più giovane mai eletta al Congresso USA e anche lei viene dall’ala più a Sinistra dei democratici, tanto da aver lavorato nell’organizzazione delle primarie di Bernie Sanders.

Delusione, invece, per l’astro nascente dei democratici, Beto O’Rourke, candidato in Texas per il Senato, come per i candidati afro-americani presentati dai democratici per il ruolo di Governatori di Florida e Georgia, Andrew Gillum e Stacey Abrams. Gillum, nonostante il supporto aperto di Sanders ed Obama, è stato sconfitto dal repubblicano Ron DeSantis, fortemente sostenuto da Trump. La Abrams, invece, non ce la ha fatta contro Brian Kemp, il candidato dei repubblicani che, in palese conflitto di interessi, ricopriva il ruolo di Segretario dello Stato della Georgia e che, a detta di molti, ha utilizzato il potere derivante dalla propria posizione per manomettere le liste elettorali ed estromettere molti elettori afro-americani.

Nonostante le elezioni siano sostanzialmente finite in pareggio, ridimensionando i poteri del Presidente ma senza segnare una reazione compatta contro il suo operato, i risultati permettono di individuare una tendenza interessante: sembra che allo spostamento a Destra dei repubblicani, certificato dalla vittoria di Trump nel 2016 e dalla tenuta dello zoccolo duro del proprio elettorato in questa occasione, i democratici stiano rispondendo con uno spostamento verso Sinistra, appartenenti a minoranze etniche, religiose o sessuali. A giudicare dai risultati alla Camera, sembrerebbe che questa linea abbia pagato, ma, allo stesso tempo, la spaccatura del Paese sembra accentuarsi sempre più.

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