mercoledì, novembre 21

Midterm: Camera ai democratici, Trump anatra zoppa, ma non troppo Il Senato resta in mano ai repubblicani, che dovrebbe rafforzarsi; la Camera passa ai democratici, come previsto. Niente ‘onda blu’, ma a Washington qualcosa cambia

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Il Senato resta in mano ai repubblicani, che, secondo le proiezioni, dovrebbe rafforzarsi di 3 seggi; la Camera passa ai democratici. Esattamente come previsto dai sondaggi per questo voto di midterm.
La partita dei Governatori è ancora in corso, come previsto i repubblicani, comunque, dovrebbero aggiudicarsi un numero maggiore di Stati (mentre scriviamo siamo a 20 Stati per i democratici e 23 per i repubblicani) ma poi conterà anche il totale della popolazione degli Stati controllati, calcoli da fare alla fine. Molti i rieletti, tra questi alcuni big come il democratico Andrew Cuomo, al suo terzo mandato di governatore dello Stato di New York.

La strategia di Donald Trump non è stata pagante, se non nel suo segmento difedelissimi’, che infatti lo hanno confermato e consolidato dal Senato. Un voto annunciato come referendum su Donald Trump, e come tale confermato dai rilevamenti all’uscita dai seggi. Trump aveva detto che il voto di metà mandato sarebbe stato un voto su di lui e lo hanno confermato gli elettori ai seggi. Secondo le dichiarazioni raccolte all’uscita delle urne per un early exit poll diffuso dai media Usa, due terzi dei votanti ha detto di essere andato alle urne per esprimere un voto sul Presidente.
E’ stato un referendum di fatto perso da parte del Tycoon, che comunque ha detto di essere più che soddisfatto dai risultati usciti dalle urne. Ora dovrà imparare a mediare, il suo programma di sicuro sarà quanto meno frenato dalla maggioranza democratica alla Camera. Non solo: cambia il modo in cui il Presidente Trump viene percepito da altri leader mondiali. Se i repubblicani avessero portato a casa Senato e Camera il mondo avrebbe letto ciò come la vittoria della linea di Trump, avrebbe visto in lui un Presidente con una salda presa sul suo Paese, avrebbe potuto sostenere che il Paese approvava la sua agenda ‘America First’ sulla scena mondiale. Trump avrebbe messo il piede sull’acceleratore dei cambiamenti della sua linea con gli alleati dell’UE e della NATO, e avrebbe potuto, da una posizione di forza estrema, sfidare i cinesi sulle questioni del commercio o sulle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Ora tutto questo non potrà essere. Bisognerà capire -al di là delle dichiarazioni di queste ore dei portavoce della Casa Bianca che sostengono che per Trump non cambierà nulla-, come Trump proverà a modificare le sue strategie e le sue rotte. Già si sa che alcuni democratici della Camera possono essere vicini alla posizione di Trump sul commercio, quindi alcuni accordi politici potrebbero essere comunque portati avanti. Il nuovo NAFTA, che il Congresso probabilmente voterà il prossimo anno, sarà un banco di prova circa questa possibilità di condivisione di provvedimenti tra repubblicani e democratici.
La capogruppo democratica alla Camera, Nancy Pelosi, è intervenuta e ha promesso di imporrecontrolli e contrappesisull’Amministrazione di Donald Trump, ma ha anche segnalato che da oggi non sarà guerra totale con i repubblicani, dopo che il suo partito ha conquistato la maggioranza alla Camera. «Oggi non si tratta solo di democratici e repubblicani. Si tratta anche del ripristino dei controlli e contrappesi costituzionali sull’amministrazione Trump», ha detto Pelosi in una conferenza stampa. Ma ha proseguito affermando che «un congresso democratico lavorerà alle soluzioni che ci riuniscano, perchè ne abbiamo avuto abbastanza delle divisioni». “Il popolo americano vuole pace, vuole risultati».

Non c’è stata l’onda blu dei democratici al Congresso di Washington, ma i ‘liberal’ dopo otto anni hanno riconquistato il controllo della Camera. I giovani, ci dicono le primissime analisi, sono stati decisivi per il successo democratico, anche qui, come previsto, c’è una massa di giovanissimi a cui non piace il mondo che sta dipingendo Trump. Sono giovani, cresceranno, sicuramente saranno nuovamente determinanti alle presidenziali del 2020. Forte l’affluenza; moltissimi elettori alla loro prima volta alle urne per il voto di metà mandato.

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