sabato, Ottobre 16

Michele Santoro in difesa dei no-vax in nome di Voltaire Già in nome della solita visione anarcoide è strano che non sia obbligatorio per tutti come lo era in tempi più civili, ma ora fare propaganda perché i no-vax abbiano un contradditorio è veramente troppo

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Da qualche tempo è tomato in orbita mediatica Michele Santoro, un tempo tribuno d’Italia ed ora più semplicemente in cerca di comparsate e/o lavoro –come lui stesso ha ammesso- con il dazio di sorbirsi la presentazione del suo nuovo libro in un’arena editoriale ormai inflazionata dai libri delle Covidstar televisive, fenomeno recente ma non meno inquietante.

Ma dicevamo di lui, di Michelone che è sempre simpatico e comunicativo, ma che ha due problemi.

Il primo ce l’ha sempre avuto e cioè è molto supponente, ai limiti della spocchia. La verità è mia e la gestisco io, sembra dire ogni volta che la sua immagine si materializza sull’ex tubo catodico.

Ed a questo non rinuncia. Lui l’interprete del Mondo, erede di Parmenide e della Magna Grecia, ha egemonizzato per anni pubblico (e coscienze) televisive.

Poi si sa che il tempo passa, e il pubblico si dimentica e così si era avviato sul viale del tramonto. Ma da poco è risuscitato e ogni sera ce lo troviamo di fronte.

Il secondo problema è che Santoro è un no-vax. Ieri, a ‘DiMartedì’, trasmissione condotta dal bravo Giovanni Floris, ha straparlato in nome di dare a tutti la possibilità appunto di straparlare.

Disse Umberto Eco in una famosa intervista al quotidiano spagnolo ‘El Mundo’: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.

Come non essere d’accordo? Dietro a tutto questo si aggira il fantasma illuminista del filosofo Voltaire che da tempo è l’icona protettiva dei radical chic e il precursore del nefasto politically correct.

A volte ci si dimentica che siamo in piena pandemia e che abbiamo una sola arma a disposizione: il vaccino.

Certamente ci sono dei pericoli -come è sempre per ogni farmaco, ma occorre valutare i benefici e i rischi e su questa base scegliere non su convinzioni strampalate.

Già in nome della solita visione anarcoide è strano che non sia obbligatorio per tutti come lo era in tempi più civili, ma ora fare propaganda perché i no-vax abbiano un contradditorio è veramente troppo.

Come ha affermato giustamente il virologo Roberto Burioni “la scienza non è democratica” e quando c’è di mezzo la salute di tutti è meglio che quel furbastro di Voltaire vada a farsi un giretto e magari svagarsi un po’.

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Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

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