sabato, Maggio 21

Michelangelo e il segreto dei busti in bronzo di Daniele da Volterra In mostra alla Galleria dell’Accademia di Firenze, che ospita il David, dal 18 febbraio al 19 giugno, nove tra busti e ritratti in bronzo attribuiti a Daniele da Volterra, dedicati a celebrare il Divin Artista. Dopo il mistero che per secoli aveva circondato il trasferimento (o trafugamento) della salma da Roma a Firenze, resta da chiarire quello dell’attribuzione dei busti

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Certamente fu al mondo la sua venuta, come dissi nel principio, uno esempio mandato da Dio agli uomini dell’arte nostra, perché s ‘imparassi da lui nella vita sua i costumi,  e nelle opere come avevano a essere i veri et ottimi artefici…..”  Un esempio mandato da Dio,  questo scrive Giorgio Vasari, pittore scultore architetto e il primo biografo degli artisti del suo tempo, nelle Vite dei più eccellenti, pittori, scultore e architetti, parlando di Michelangelo Buonarroti, nato a Caprese (nell’Aretino), il 6 marzo del 1457 e morto a Roma, il 18 febbraio del 1564.  Ed aggiungeva, il suo amico e biografico: “Et io che ho da lodare Dio d’infinite felicità he raro suole accadere negli uomini della professione nostra, annovero fra le maggiori una: esser nato in tempo che Michelagnolo sia stato vivo, e sia stato tanto degno che io l’abbia avuto per  padrone e che egli mi sia stato tanto famigliare et amico quanto sa ognuno, e le lettere sue scrittemi ne fanno testimonio appresso di me; e per la verità e per l’obbligo che io ho alla sua amorevolezza ho potuto scrivere di lui molte cose e tutte vere, che molti altri non hanno potuto fare”.  

Sarà che molti altri non abbian potuto fare  altrettanto, certo è che in questi 458 anni che ci separano dalla scomparsa del ‘padre’ del David e del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, gli studi, le ricerche, gli scritti e la fama di questo straordinario artista, ‘esempio mandato da Dio’, si sono ampliati a dismisura nel corso dei secoli e continuano a moltiplicarsi. Non meraviglia dunque il fatto, che nell’anniversario della sua morte, due dei maggiori musei fiorentini al mondo, ricordino quel 18 febbraio con altrettante eccezionali Mostre, destinate a lasciare un particolare ricordo nella mente di coloro che potranno visitarle. La prima delle due Mostre già si è aperta alla Galleria dell’Accademia di Firenze, famosa nel mondo per ospitare il David e i Prigioni. Titolo: ‘Michelangelo, l’effige in bronzo di Daniele da Volterra’. E’  questasulla quale ci soffermeremo oggi. L’ altra Mostra che si inaugura il 23 febbraio al Museo dell’Opera del Duomo,  consiste nell’affiancare alla Pietà Bandini, del cui restauro l’Indro si è già occupato, i gessi delle altre due Pietà Michelangiolesche: la Pietà dei Musei Vaticani e la Pietà  Rondanini ( Milano). Ebbene, qual è la particolarità che contraddistingue la prima delle due esposizioni michelangiolesche? Innanzitutto il fatto che presenta allineati, quasi in parata, ben quattro busti e cinque ritratti scultorei attribuiti a Daniele da Volterra (Daniele Ricciarelli, detto da Volterra 1509 – 1566),  allievo di Michelangelo e a lui  legato da profonda amicizia. Ma che si sappia, solo tre gli furono commissionati subito dopo la morte del Divino Artista e maestro. Nove sono le effige esposte in questa Mostra. Non possono essere tutte di Daniele da Volterra. Un piccolo mistero che gli studiosi  e gli esperti cercano oggi di scoprire. Ciò non deve stupire dato che per lungo tempo la vicenda seguita alla morte dell’artista ha avvolto nel misero la vicenda del trasferimento della sua salma da Roma a Firenze:  si trattò  di un trafugamento avvenuto nottetempo ad opera di alcuni nobili fiorentini, su suggerimento del granduca di Toscana Cosimo I, come vuole la leggenda che si racconta da secoli?  O invece si è trattato di un legittimo trasferimento?

Recenti studi  e ricerche hanno portato alla scoperta di un ricordo inedito del nipote dell’artista, Leonardo Buonarroti, datato maggio 1564, nel quale  si attribuisce il merito del trasferimento della salma dello zio da Roma a Firenze. Secondo la  sua ricostruzione, il giovane Buonarroti raggiunse Roma il  27 febbraio, si presentò al governatore della città,  dove prelevò una cassa con  una ingente  somma di denaro  ( incongruente con il  suo modesto stile di vita)   e le carte dell’artista, e   si occupò del trasporto della salma a Firenze. Il corpo di Michelangelo  arrivò a Firenze il 10  marzo, fu depositato  nella chiesa dell’Assunta,  dove si recarono migliaia di cittadini, poi  due giorni dopo   fu trasportato in S.Croce, dove riposa tutt’oggi. Alle solenni onoranze che coinvolsero  le autorità  gli artisti e il popolo fiorentino, lo stesso Vasari dedicherà  varie pagine, anche un po’ romanzate.  La città gli dedicò solenni onoranze.  Il 12 marzo ebbe luogo un primo atto funebre; il 14 luglio quello ben più importante in San Lorenzo, dove nella Sacrestia Nuova  si trovano suoi capolavori ….. Questa cerimonia, patrocinata dalla casata ducale e adatta più ad un principe che a un artista, passò alla storia per la sua meticolosa organizzazione ad opera dell’Accademia delle Arti e del Disegno, fondata dallo stesso Michelangelo.    

L’intera basilica venne addobbata di drappi neri e tavole dipinte con episodi della vita di Michelangelo. Il catafalco monumentale, posizionato al centro della basilica, ornato con apparati di pitture e sculture dalla complessa iconografia. L’orazione funebre fu affidata, a Benedetto Varchi,  il quale  esaltò le lodi, i meriti, la vita e l’opere del “ divino Michelangelo Buonarroti, “ in una minuziosa descrizione che venne pubblicata nello stesso anno presso Iacopo Giunti. Veniamo ora ai busti attribuiti a Daniele da Volterra, il quale era presente al momento della morte di Michelangelo,  avvenuta la sera del 18 febbraio del 1564, all’età di 89 anni, nella sua abitazione romana, una modesta abitazione a Macel de’ Corvi, nella zona in cui oggi è situato il monumento nazionale a Vittorio Emanuele II. All’interno dell’abitazione si trovavano alcune opere (tutte incompiute), una raccolta di scritti e disegni e, in ultimo, un forziere contenente un’enorme cifra in denaro. Al momento del trapasso, Michelangelo era assistito dai propri medici e da due persone a lui particolarmente vicine negli ultimi anni: Tommaso de’ Cavalieri (giovane nobile romano da lui amato) e Daniele da Volterra (artista appartenente alla sua ultima e ristretta cerchia di amici). Fu dunque il nipote Leonardo, a commissionare a Daniele due ritratti in bronzo dello zio a cui si aggiunse e una terza richiesta avanzata dall’amico e antiquario Diomede LeoniDaniele da Volterra morì nel 1566 senza aver rifinito le tre teste promesse a Buonarroti e a Leoni, come risulta dai documenti, redatti a partire dal giorno dopo la sua morte del giovane scultore e allievo. Col tempo però sono apparsi altri busti e teste attribuite a Daniele da Volterra. E’ possibile che le abbia realizzate tutte lui, nel giro di due soli anni? Tanti ne trascorsero dalla morte del Divin Artista alla sua (avvenuta nel 1566, all’età di 57 anni).  

A questo interrogativi altri si aggiungono, come  spiega Cecilia Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia la quale indica tra i punti da chiarire, quelli “relativi alla cronologia e alla fusione delle effigi bronzee, nonché alla provenienza dei numerosi esemplari esistenti. “La Mostra ed il convegno di studi promosso per l’occasione dovrebbero consentire – afferma ancora la Hollberg – di “indagare il complesso rapporto tra originali, repliche e derivazioni, avvalendosi del confronto ravvicinato tra le opere attraverso indagini mai condotte in precedenza.”  Anche il pubblico  dei visitatori  avrà spunti di osservazione e riflessione, davanti alle nove effige, abbastanza somiglianti, esposte come in parata in una delle Sale della Galleria. Oltre ai tre busti che si trovano ai musei fiorentini (alla Galleria dell’Accademia, a Casa Buonarroti  e al Museo Nazionale del Bargello), i visitatori possono ammirare (e mentalmente confrontarli) con i ritratti e i busti provenienti dal Museo Tonini di Rimini, dal Castello Sforzesco di Milano, dai Musei Capitolini di Roma, dal Museo Jacquemart-Andrè di Parigi e dal Louvre e,  infine , dall’Ashmolean Museum di Oxford, Regno Unito). Secondo la Hollberg, la mostra ha il merito di aver riunito finalmente e per la prima volta, in un’unica sede, i nove busti in bronzo di Michelangelo, con l’obiettivo, insieme alla giornata di studi del 21 febbraio che riunisce i maggiori esperti nel settore, di risolvere  i quesiti ancora aperti. In particolare, oltre ai tre attribuibili a Daniele da Volterra, “resta da chiarire  quali siano quelli originali, quelli più antichi e quali, partendo dal calco originario, sarebbero arrivati dopo.”

Queste opere, prima di essere esposte, sono state sottoposte ad una intensa campagna di analisi non invasive, sia classiche dei materiali che con sofisticati strumenti di ultima generazione e con metodologie innovative. Sono state condotte indagini scientifiche mai realizzate in precedenza su queste opere, come le analisi geologiche delle terre di fusione o quelle nucleari (XRF) per determinare la natura e la composizione delle leghe di metallo.  “ La proficua e stretta collaborazione con Mario Micheli – professore di storia e tecnica del restauro presso l’Università Roma Tre, noto esperto del settore che ha lavorato già sui bronzi di Riace e sulla lupa capitolina – insieme a un team formato ad hoc, ha aperto nuovi approcci. “  Si arriverà dal convegno e dalle ricerche condotte con le tecniche più sofisticate, a chiarire anche il mistero relativo all’attribuzione dei nove busti e ritratti  di Michelangelo? Entro il 19 giugno, data di chiusura della Mostra, qualcosa di certo, si saprà.

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