martedì, Maggio 18

Michela Murgia, la Grillo sarda field_506ffb1d3dbe2

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A osservare i dati elaborati da Datamedia Ricerche nel sondaggio fatto per testare il polso dell’elettorato sardo in vista delle prossime elezioni regionali, il risultato sembra scontato. La poltrona di governatore per i prossimi cinque anni di legislatura dovrebbero contendersela Ugo Cappellacci, Presidente della Regione uscente (Forza Italia) e Francesco Pigliaru, Presidente aspirante (Partito democratico). Secondo Datamedia il primo è in testa con quasi il 39% dei consensi, mentre l’altro segue a ruota con più del 35%. Staccata la scrittrice Michela Murgia (Sardegna Possibile) con il 20% dei consensi, molto staccati tutti gli altri aspiranti governatori (Mauro Pili, Gigi Sanna, Pier Franco Devias). A questi dati bisogna aggiungerne altri due. Inquietanti. A qualche settimana dal voto (16 febbraio) circa il 30% degli intervistati non è a conoscenza della consultazione elettorale e il 50% o ha già deciso di non votare o è indeciso sul da farsi.

Sarebbero solo tendenze e non previsioni secondo l’istituto di sondaggi. E questo fa sperare Michela Murgia, indipendentista a capo della lista ‘Sardegna Possibile’ (contenitore di PROgReS, Comunidades e Gentes). L’autrice de ‘Il mondo deve sapere’ (da cui è stato tratto il film ‘Tutta la vita davanti’ di Paolo Virzì) e ‘Accabadora’ (Premio Campiello 2010) si presenta come una sorta di Grillo sarda’. Basta leggere alcune sue dichiarazioni: «Berlusconi è un pregiudicato, Renzi è uno spregiudicato. Se dopo l’accordo sulla legge elettorale hanno dichiarato “completa sintonia” significa che esiste una sorta di partito terzo trasversale dove evidentemente le differenze non sono così marcate come gli elettori pensano tutte le volte che vanno a votare. Forse questa sintonia significa anche che le due visioni di società espresse dai rispettivi partiti non sono poi così distanti. Questo vale anche in Sardegna e mi piacerebbe che si capisse che chi vota Pigliaru sta votando Renzi e chi vota Cappellacci sta votando Berlusconi». Non solo: «Cappellacci (Forza Italia) e Soru (Partito democratico), che hanno governato la Sardegna negli ultimi 10 anni sono complici del disastro nel quale versa la nostra terra. E ancora: «Se vincerò io le indennità dei consiglieri regionali non supereranno più delle 4500 euro al mese e i fondi ai gruppi consiliari verranno aboliti».

Argomenti molto simili a quelli usati da Beppe Grillo e dalle sue truppe parlamentari. Ma che in Sardegna hanno fatto finora sentire poco la loro voce. La proiezione sarda del movimento penta stellato, parlamentare e non, infatti si è distinta finora soprattutto per le divisioni interne. Le diverse fazioni grilline dell’Isola non sono state in grado di trovare in tempo un accordo per la presentazione della lista e hanno indotto Grillo a non concedere il simbolo nazionale dei 5 Stelle. .

Ed è soprattutto a questo serbatoio di voti che guarda e parla la Murgia. A tutti quegli elettori sardi che un anno fa hanno dichiarato la loro protesta e insoddisfazione nei confronti delle politiche propinate negli ultimi decenni dai partiti tradizionali (Pdl e Pd su tutti) e che adesso sono disposti a fare altrettanto nei confronti dei rappresentanti locali di quei partiti. Anche perché, nel frattempo, il Palazzo regionale sardo non è rimasto immune allo scandalo sull’uso dei fondi ai gruppi consigliari che ha investito quasi (per ora) tutte le regioni del Belpaese. Il bilancio è per stomaci forti: decine di consiglieri indagati per peculato (di questa e della precedente legislatura, di tutti i partiti rappresentati nell’Assemblea), tre di essi arrestati (di cui due ancora in carcere, l’altro agli arresti domiciliari), coinvolta anche la vincitrice delle primarie del centrosinistra (Francesca Barracciu) per questo sostituita in corsa da Francesco Pigliaru.

Anche per questo gli ammiccamenti verso il popolo del Movimento 5 Stelle finora sono stati tutt’altro che velati : «In un ipotetico ballottaggio tra Grillo e Renzi, se non ci fosse stata l’alternativa di Sardegna Possibile, avrei sicuramente scelto l’energia indisciplinata dei grillini ai nomi dell’apparato stantio e anche un pò corrotto. Il fatto che dopo un anno non si sia presentata in Sardegna una forza politica che ha conquistato il 29% dei voti, la considero una perdita di biodiversità dello scenario democratico, un peccato. Se intercetterò io voti di Grillo? I voti sono di ciascuno di noi, ognuno li mette dove crede. Credo che sia difficile che chi ha votato per il Movimento 5 Stelle adesso possa andare in direzione del centrosinistra o del centrodestra».

Qualche giorno fa a sancire questo ‘apparentamento’ è arrivato anche l’endorsement di un esponente importante dei Cinquestelle: «La proposta della Murgia ci ha convinto. Lavoreremo perché il voto dei nostri sostenitori confluisca su di lei».

Non solo i voti grillini però. Michela Murgia sta cercando di scuotere anche gli elettori del partito dell’astensione e degli indecisi (potenzialmente primo partito se il 50% stimato dal sondaggio di Datamedia si confermerà azzeccato). Puntando sulla duplice novità di candidata donna alla Presidenza e di figura estranea alle logiche e agli insuccessi della politica contemporanea, la scrittrice sarda cerca di scuotere le coscienze di quelle centinaia di migliaia di elettori delusi e rassegnati. Anche facendo leva sull’attenzione che molti media nazionali stanno riponendo su di lei, soprattutto grazie ai successi ottenuti come scrittrice. La visibilità regalata da tv e giornali nazionali è l’arma in più sulla quale Cappellacci e Pigliaru finora non hanno potuto contare.

E i candidati alla Presidenza di centrodestra e centrosinistra quanto si stanno preoccupando della sorpresa Murgia? Poco e male. Ugo Cappellacci forte di essere il Presidente uscente alla guida di una coalizione di peso (Forza Italia, Udc, Riformatori sardi, Partito sardo d’azione, Fratelli d’Italia), forse soprattutto per non riconoscere il peso politico di Francesco Pigliaru, ha definito la scrittrice come il “vero avversario da battere”.

Pigliaru a capo di un partito (il Pd) più che di una coalizione, gli altri partiti del centrosinistra (Italia dei valori, Verdi, Sinistra ecologia libertà, Partito dei sardi, Rossomori, Centro democratico, La Base, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Indipendentzia Repubrica de Sardigna, Psi, Unione popolare cristiana) sono costituiti da esponenti politici che escluso eccezioni rappresentano poco più che se stessi, è soprattutto impegnato a tenere unite le varie anime del suo partito. Forse con Francesca Barracciu, la candidata uscita vincente dalle consultazioni primarie, il centrosinistra, almeno sul piano della novità di un candidato donna alla Presidenza, avrebbe potuto sopperire meglio alla mancanza di una vera coalizione.

Il programma elettorale di Michela Murgia parla di indipendentismo e di autodeterminazione, di sostegno alle energie rinnovabili e alla cultura intesa come risorsa economica, di ritorno all’agricoltura e di abbandono dell’industria chimica, di trasporti e di new economy. Ma i suoi elettori, programma a parte, sembrano più interessati a consegnare alla candidata Governatore un ruolo simile a quello della protagonista di un suo fortunato romanzo: ‘S’accabadora. Ruolo che nella cultura tradizionale sarda si può tradurre in sacerdotessa della morte. Ossia di quella figura femminile che anticamente era chiamata a porre fine alla vita delle persone in agonia. Un’eutanasia vera e propria. Da qui il significato del suo nome: ‘accabar’ (dallo spagnolo) ossia terminare, porre fine.

Chissà se, viste le premesse, l’autrice del fortunato romanzo pubblicato da Einaudi riuscirà ad assestare il colpo di grazia alla politica tradizionale sarda e a diventare il primo Presidente donna della storia dell’autonomia.

 

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