giovedì, Ottobre 21

Michael Giffoni e gli orrori quotidiani in nome della giustizia Come mai tanti errori, e tante persone innocenti patiscono settimane, mesi, anni di ingiusto carcere?

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Storie quotidiane di orrore giudiziario, che descrivono più di mille discorsi. Un uomo di 44 anni, Daniele, resta in carcere per 15 lunghi mesi, colpevole di aver rubato una bicicletta. Lui si professa innocente, niente da fare. Resta in cella. Ma non può aver rubato la bicicletta in questione: dal 2012 Daniele è paraplegico. Lo attestano le carte dell’ospedale e della commissione che si esprime sulle invalidità. Ha difficoltà serie a deambulare e, per le sue condizioni fisiche, non potrebbe mai e poi mai inforcare una bicicletta e pedalare come una persona normale. Cammina con le stampelle, usa anche una sedia a rotelle. Il 16 giugno del 2020, però, finisce in carcere per il furto di una bicicletta. Processo, e l’avvocato difensore produce una corposa documentazione. Il giudice assolve con formula piena, per non aver commesso il fatto. Daniele però trascorre 15 mesi dietro le sbarre da innocente, frattempo, le sue condizioni fisiche si aggravano ulteriormente. Ma possibile che in quei 15 mesi nessuno abbia usato un minimo di buon senso, e capito che un paraplegico grave non può essere un ladro di biciclette? Qualcuno dovrebbe spiegare qualcosa…

  Altra storia, altro orrore giudiziario. Protagonista-vittima l’ambasciatore Michael Giffoni. Capo della task-force per i Balcani dell’Alto rappresentante per la Politica estera Ue, direttore per il Nord Africa alla Farnesina, dal 2008 al 2013 primo ambasciatore d’Italia in Kosovo. Poi, un giorno, l’imprevisto, l’imprevedibile. E’ il 7 febbraio. Giffoni rientra a Roma per riferire gli esiti di una missione in Libia; gli comunicano che è sospeso dal servizio. Il Ministero è venuto a conoscenza di una inchiesta della Procura di Roma che lo riguarda: è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da Pristina verso l’area Schengen. Per non fargli mancare nulla, aggiungono l’associazione a delinquere. Sospeso per sei mesi, Giffoni è sottoposto a procedimento disciplinare, infine destituito dall’incarico. Come finisce? In gloria. Dopo sette anni il tribunale di Roma lo ha assolve: il fatto non costituisce reato. Prima gli rovinano la vita; poi gli dicono che il fatto di cui lo accusano ‘semplicemente’ non è reato… non ha mai di costituito un’associazione a delinquere. Non si è mai sognato di favorire l’immigrazione clandestina.

  Ora che la storia è finita, Giffoni sospira: “Non è possibile chiamare giustizia un’attesa di sette anni per vedersi riconoscere la propria innocenza. Ho provato sulla mia pelle che i tempi della giustizia generano prima frustrazione poi enorme sofferenza. Ho firmato tutte le petizioni possibili per riformare il sistema giudiziario. Non so se servirà. Ma mi ha ferito tanto anche un altro elemento: il labirinto dei procedimenti disciplinari e amministrativi in cui mi sono trovato incagliato che, nonostante mi dessero ragione, non hanno portato a niente perché nessuno ha voluto il mio reintegro. A un certo momento nessuno mi ha più cercato. Intorno a me il vuoto.

  Non solo ‘vuoto’ ed emarginazione: “M‘hanno fucilato. La mia vita è stata distrutta. Una prova durissima di resistenza fisica, morale e materiale. M’hanno espulso dal corpo diplomatico, ho avuto due infarti, un ictus, un tumore, il mio matrimonio è finito, m’è rimasto vicino solo mio figlio di 12 anni e son dovuto tornare in casa da mia mamma, a sopravvivere con la sua pensione… E questo perché? Per cose che non solo non avevo mai fatto, ma neanche mai pensato di fare. Era tutto infondato.

  Veniamo ora ai magistrati. I dati raccolti dal deputato Enrico Costa dicono che solo il 2 per cento di quanti sono sottoposti a un giudizio sull’attività svolta, disciplinare o civile, subisce una censura. Sono tutti molto virtuosi. E anche molto bravi: per il 98 per cento la periodica verifica da esito positivo. Dal 2020 a oggi, su 544 cause per responsabilità civile, solo otto condanne.

La sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura nel 2020 ha concluso 114 giudizi: le condanne sono state appena 25; per gli altri casi assoluzione, non doversi procedere, non luogo a procedere. Così anche gli altri anni. Comunque i casi che approdano al CSM sono una minima parte. La stragrande maggioranza delle denunce è archiviata. Il Procuratore Generale della Cassazione riceve quasi 2000 segnalazioni disciplinari l’anno, le analizza, le filtra e ne archivia oltre il 90 per cento.

Ma se sono tutti così bravi e virtuosi, come mai tanti errori, e tante persone innocenti patiscono settimane, mesi, anni di ingiusto carcere? Come mai tanti procedimenti giudiziari farlocchi, come i recenti casi di Marcello Dell’Utri o Mario Mori?

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