giovedì, Aprile 22

Mia Martini, la solitudine dei numeri uno Un’interprete raffinata che ha lasciato il segno

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«Potresti regalarmi il mondo intero, che me ne farei. Io cerco solo il vento e una scogliera, dentro gli occhi miei. E sopra il mare volerei, per non tornare, credimi, sola…». Erano parole profetiche quelle di ‘Donna Sola‘, il brano che nel 1972 valse a Mia Martini la Gondola d’oro della Mostra Internazionale della Musica Leggera di Venezia.

Una vita breve quella di Mimì, cosi’ la chiamavano, segnata, sì, da successi ma soprattutto da tante amarezzeNon una grande cantante, ma una grande interprete, differenza sostanziale che rende un’artista empatica verso l’ascoltatore e verso l’osservatore. Già, l’osservatore, perché negli occhi, nello sguardo di Mia Martini, si coglieva lo stato d’animo di una donna cresciuta con un padre-padrone prima, che ha vissuto una tormentata storia d’amore poi e che ha conosciuto il fiele dell’invidia e della maldicenza.

Calabrese di nascita e marchigiana d’adozione, già da bambina si esibisce nelle feste di piazza, partecipa ai tipici concorsi canori di paese facendo la classica trafila obbligata per l’epoca, finché viene notata dalla persona giusta. L’autore Carlo Alberto Rossi la introduce nel mondo della musica, siamo nei primi anni sessanta, e và di moda il genere yè-yè, allegro, ingenuo e scanzonato. Il decennio la vede protagonista di alcune disavventure; avrebbe dovuto incidere ‘Riderà‘ che sarà invece portata al successo da Little Tony, viene arrestata per possesso di hashish e scagionata tardivamente ed i suoi 45 giri non sfondano.

Nel ’69 assiste ad un concerto di Julie Driscoll e Brian Auger e decide di dare una svolta artistica; cambia nome, da Mimi’Bertè a Mia (come la Farrow) Martini (il marchio italiano più diffuso nel mondo ai quei tempi). Il trio con la sorella Loredana e con il futuro Renato Zero ha vita breve (anche perché questo sodalizio patisce letteralmente la fame) e Mia inizia a frequentare i locali dove il repertorio è soul e jazz, forgiandosi artisticamente.

Dalla vittoria al Festival d’Avanguardia di Viareggio nel ’71 in poi, la vita e la carriera di Mimi’ iniziano ad essere finalmente in discesa. ‘Piccolo Uomo‘, brano firmato da Bruno Lauzi, vince il Festivalbar e l’anno dopo bissa la vittoria con ‘Minuetto‘ di Franco Califano.

 

Queste due canzoni mettono in luce la sua vena blues e la sua vocalità diretta ed espressiva e le danno lo slancio necessario per affermarsi, e trovare la sicurezza nelle proprie capacità.

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