mercoledì, Maggio 19

Mi gingillo con la baby-squillo

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Sobbolle come l’Etna in campagna estiva l’indignazione femminile in Parlamento, perché ilpollice verso taglia-gambe  -per quanto belle- alla Camera ci ha messo tutte di fronte alla dura realtà: vi è un’intera compagnia di Bruti (brutti…) fra i piddini, a parole illuminati e nel segreto dell’urna completamente fulminati, e una sventagliata di franchi tiratori; che franchi non sono affatto, bensì una valanga di ipocriti mentitori (mentre si insinua il sospetto che ci sia anche qualche traditrice del nostro genere, imprevedibile mentitrice).

Naturalmente, vi è il proposito (utopistico) di sovvertire il risultato al Senato, manco fossimo una squadra di calcio che ha perso fuori casa e si prepara, con ipotesi di rivincita, al secondo match. Il problema è che, al Senato ci sono i Senatori, oltre che le Senatrici, ed anche lì s’invocherà, ça va sans dire, lo scrutinio segreto, dunque siamo punto e daccapo e la débacle è ineludibile.

Ma siamo realistiche: quale uomo si taglierebbe gli zebedei per fare un piacere alle donne, abdicando a loro favore a un ruolo negato per millenni? D’altronde, mi piacerebbe chiedere all’elettorato femminile  -e non alle elette, che già si trovano in una posizione di preminenza- se sia davvero interessato a tutta ‘sta caciara o abbia ben altri problemi (perché l’economia domestica ricade SEMPRE sulle donne e in tempo di crisi sono loro a sobbarcarsi il maggiore basto).

La risposta è lapalissiana, manco ve la sto a dare. Era in re ipsa, perché risultava evidente dal fatto che da sempre, a maggior ragione allorché c’era la questione della preferenza, le donne non hanno mai votato le candidate, a meno che non fossero percepite come brave, ma poco seduttive. Poi son venuti i sistemi elettorali fondati sui nominati, posizionati in sequenze strategiche pro elezione assicurata (igieniste dental/mentali; sollazzevoli giovinotte et similia), e la storia si è del tutto azzerata.

Fra le questioni più spinose che le donne ‘normali’ si trovano ad affrontare  -e non da ora- vi è l’improvvisa scoperta di un marito/compagno inserito in una situazione scabrosa: che so, come le signore de Fanis e Chiodi, all’improvviso catapultate su un’immagine del proprio marito assolutamente antitetica rispetto a quell’ectoplasma che circolava loro per casa; o alle mogli dei 40 uomini  -mettiamo che il 20% fosse di stato libero, saranno 32-  che sono risultati coinvolti (per il momento, ma il numero potrebbe tendere a crescere…) nel giro delle cosiddette baby-squillo dei Parioli, che si son trovate di fronte a degli sconosciuti che andavano alla ricerca dell’amore mercenario con ragazzine persino più giovani delle proprie figlie. 

Nessuno, se non quelle donne che ci son passate per una gogna simile, è in grado di ricostruire veridicamente la tempesta di dolore misto a emozioni contrastanti; di pensieri turbinosi e dirompenti che una simile situazione suscita intimamente; una gamma di sentimenti violenti, persino incoercibili: ribrezzo, ribellione, finanche una oscura pietas verso quell’uomo talmente fragile da farsi travolgere da desideri inconfessabili.

Solo queste donne sanno; consapevoli anche loro stesse di aver chiuso gli occhi, rimosso, sottovalutato, illusesi di aver preso una cantonata, che l’essere di genere maschile che tutte  -o quasi-  le notti dorme accanto a loro, di cui lavano i calzini e gli slip o al quale somministrano l’Imodium quando ha l’influenza intestinale o l’Orudis per il mal di denti, persino la Preparazione H per…  -nessuno è un grand’uomo per il proprio cameriere, secondo Hegel; ma nessuno riesce a rimanere un gigante, giacché mostra chiaramente i suoi piedi d’argilla alla propria moglie-  è un consumatore seriale di corpi acerbi e appena sbozzati, che hanno per lui il fascino ipnotico e adrenalinizzante di una crisalide sul limitare del suo bozzolo.

Da donne a donne dovremmo comprendere questo dolore lancinante e intriso di vergogna (ma di cosa avremmo da vergognarci, se la responsabilità delle azioni è personale?); e scoraggiare le vittime collaterali di tali situazioni (le minorenni-oggetto, sì, ma anche le famiglie di questi uomini amorali e traviati) dallo scavare alla ricerca di proprie eventuali responsabilità.

Perché una moglie, una compagna è sempre pronta a prendere su di sé la croce di un comportamento abnorme del proprio partner: ‘Cos’avrò fatto? Perché non gli son bastata? Quel mio modo di essere, assertivo e deciso, che, inizialmente, lo aveva attratto, è forse diventato per lui opprimente?’

E invece no, non indossate quest’ulteriore cilicio; non cadete nella comoda trappola che gli uomini adottano per precostituirsi un alibi: ‘Sei tu che non hai saputo amarmi, non hai saputo cambiare secondo le mie esigenze.’

Vorrei chiedere: ma se una persona non ti andava bene così com’era … allora il tuo non era amore; era ricerca di una vittima da modellare a proprio comodo, come argilla  -come può esserlo, in fondo, una baby squillo, bambina lusingabile con complimenti e possibilità di assecondare la sua immatura vanità consumistica, facendola sentire persino vittoriosa nel confronto con una donna adulta. No, non è il complesso di Peter Pan, il loro, quanto piuttosto quello di un predatorio Capitan Uncino

E viene da chiedere a questi ‘gentiluomini’: se costei che hai voluto legare a te con una convivenza, un’esplicitazione religiosa o civile del vostro rapporto, la nascita dei figli, non l’ami più e persino ti suscita ribrezzo (accade, come se non accade!), perché scegliere l’umiliazione di mille sotterfugi e non comportarti civilmente, senza spruzzarla del fango che ti porti dentro, accarezzando corpi bambini, nutrendo desideri disturbati?

Sono profondamente partecipe e vicina a queste donne che patiscono la graticola della consapevolezza, a volte lenta e attossicante, altra improvvisa e tramortente… Sono vicina, come tutte le donne dovrebbero esserlo, piuttosto che sfidarsi e farsi gli sgambetti: perché nelle cose davvero importanti, il gesto migliore è rimanere unite, valorizzandosi l’un l’altra. Un lavoro da fare prima su sé stessa e poi condividerlo con le altre. 

 

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