mercoledì, Settembre 22

MH370: segreti e bugie field_506ffb1d3dbe2

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A family member of a passenger aboard Malaysia Airlines MH370 cries after watching a television broadcast of a news conference in Beijing

Bangkok – Le proteste dei parenti delle vittime non sono affatto ingiustificate. Fin dall’inizio la vicenda s’è ammantata di stranezze, segreti, bugie, ritrovamenti più o meno fasulli, voci contraddittorie.  Mentre i volti sono rigati dalle lacrime, scoppia la rabbia e la protesta: le Autorità malaysiane sono nell’occhio del rabbioso tornado di critiche per aver dimostrato a tutto il Mondo che gli standards di sicurezza non sono poi così alti nemmeno dopo il precedente storico ormai ineludibile dell’11 settembre. Ma anche la Cina ha il suo bel da fare. Il Vice Ministro per gli Esteri cinese Zhang Yesui è stato spedito immediatamente in Malaysia per seguire da vicino gli sviluppi della vicenda in loco e chissà che non debba anche svolgere ruoli diversi e low profile come controllare i controllori locali affinché non trapeli alcunché tra cose che possano risultare sgradite a Pechino. Merce di scambio mediatica iniziale è stata l’etnìa minoritaria di estrazione islamica degli Uighuri, perseguitati in Cina ed esuli mal graditi in tutte le Nazioni viciniori.

Il Primo Ministro della Malaysia, Najib Razak, nella giornata di ieri ha cercato di rassicurare i parenti delle vittime che il Governo e la sua persona saranno impegnati nel rendere note tutte le informazioni correlate al triste caso della scomparsa dell’aereo MH370. «La nostra priorità, dopo la conferma relativa al fatto che l’incidente è realmente accaduto nell’Oceano Indiano è di concentrarsi su quest’area», ha affermato in Parlamento. Ed ha anche aggiunto che la scatola nera è l’unico modo per trovare quelle risposte su ciò che realmente è avvenuto. «Nessuna teoria al momento può ancora essere avvalorata in un senso o nell’altro». La sua controparte australiana, Tony Abbott, ieri  in rappresentanza del suo Governo, ha nuovamente ribadito la disponibilità ad offrire supporto nelle ricerche e nelle operazioni di recupero. «Non è il momento di politicizzare il tema, è il nostro tempo invece per mostrare la nostra solidarietà alle famiglie di coloro che erano a bordo dell’aereo» ha aggiunto il Primo Ministro della Malaysia. Uno dei momenti che ricorderà come più drammatici della sua carriera sarà certamente il ricordo di lunedì notte, quando ha dovuto annunciare che nella parte meridionale dell’Oceano Indiano s’era perso il volo MH370 e che tutti coloro che erano a bordo si teme siano morti.

Le grida di dolore e la rabbia, però, sono irrefrenabili. Non solo tra i parenti delle vittime ma nell’intero Paese, ora, ci si chiede: Ma le forze aeree della Malaysia stavano dormendo sul posto di lavoro? Com’è possibile che un aereo sconosciuto possa attraversare lo spazio aereo della Malaysia senza che le forze aeree si allertino al massimno livello e si attivino di conseguenza? Perché nessun jet s’è levato in volo? Ma quanto è realmente sicuro il nostro spazio aereo? L’8 marzo scorso il volo da Kuala Lumpur a Pechino era nella zona del Mar Cinese Meridionale puntando verso lo spazio aereo del Vietnam quando qualcuno ha deliberatamente  spento il transponder alla 1:21 della notte facendo scomparire il volo dai radar del controllo traffico aereo. Il Boeing 777 adibito a trasporto passeggeri stava trasportando 239 persone, inclusi 12 elementi dell’equipaggio quando ha invertito la rotta attraversando lo spazio aereo della Malaysia. Senza che fosse intercettato né identificato –sebbene fosse stato segnalato da un bip del radar primario militare alle 2:15 della notte (sebbene non in tempo reale) mentre era in volo su Penang prima di scomparire definitivamente sull’Oceano Indiano. Per gli addetti militari dell’Aeronautica nessuno ha sbagliato, ci si auto-difende strenuamente. Il Consulente della Difesa Aerea, Ravi Madavaram, ha affermato: «Dal mio punto di vista, nessuno ha commesso un errore. I militari non hanno perso un aereo militare. Hanno perso un aereo commerciale il che non è nelle loro strette competenze in alcun modo nelle loro attività di controllo radar». E’ evidentemente una foglia di fico. E per i parenti delle vittime è come sale sulle ferite.

 

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