lunedì, Settembre 27

Mettiamo che … M5S il 5 marzo si svegli primo partito I 5 stelle potrebbero stupire tutti, ovviamente quelli che non hanno le facce dei “qualsiasi” del movimento

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Se l’ M5S dovesse essere il primo partito – i sondaggi  non sono più così confermativi dell’ottimismo dei pentastellati, ma ‘mettiamo che…’, che abbiano ragione loro, allora qualcosa di quel movimento ci è sfuggito. Non il fatto che sia riuscito ad aggregare una percentuale che partiti presenti da anni se la sognano, basti pensare alla Lega; se la sognano anche leaders consumati nella creazione di varie formazioni, vedi Pierferdinando Casini il quale, da quarant’anni in politica, quando crea un partito non va oltre il 3%. Poi abbiamo un caso eclatante: quello di un leader che prende un partito al 33%, che lo porta addirittura al 40% nelle ultime elezioni Europee, per assestarlo adesso al 20-21% e con candidati al Parlamento che conoscono la politica come la conoscono i cittadini qualunque del M5S.

Del M5S non abbiamo capito qualcosa d’altro, che viene da pensare così: con quella maggioranza, che non è detto durerà alle successive elezioni politiche (che tutto fa pensare saranno al massimo l’anno successivo di quello tenute), l’M5S deve dar prova di saper governare, visto che è la loro presunta incapacità a rappresentare l’allarme che preoccupa tutti quelli che non lo votano. Allora, questo allarme sarà noto anche ai capi di M5S, i quali, per non disperdere il patrimonio, saranno pur corsi ai ripari. E allora possiamo credere che l’M5S sia un movimento a due facce: prende il consenso trasversalmente, e soprattutto dai delusi della politica ufficiale, e lo fa promettendo che al centro c’è il singolo cittadino, il cittadino qualunque, quello che chiunque iscritto al movimento 5 stelle può votare. Ma quel cittadino non è in grado di redigere un qualsiasi abbozzo di legge, neanche di pensare il collegamento tra le diverse aree del Paese per poterle davvero governare.

Questo vuol dire che non avremo come ministro il candidato vittorioso alle parlamentarie, ma i 5 stelle si preparano a sfornare una classe di governo capace a occupare i posti ministeriali. Saranno persone che non vengono neanche dalle file del loro movimento, parlamentarie comprese; saranno professionisti , gente preparata. Gente che non è quella del cittadino qualunque. E meno male. Saranno persone capaci, e, coerentemente con l’ideologia di fondo del M5S, il Ministro lo farà una faccia nota di quel movimento, per esempio Di Maio sarà la faccia del premier, ma chi lo governa e, quindi, chi governa, saranno altri, quelli che sanno davvero governare. Tutto ciò non è detto per denunciare l’eventuale furbizia dei capi 5 Stelle; è detto per riconoscere a loro la capacità dei capi, altrimenti ci tocca dire che se anche i capi del M5S fossero come i cittadini qualsiasi che lo votano, davvero andremmo incontro al disastro.

La classe esperta dietro alle quinte dei 5 stelle è chiamata a cambiare davvero questo Paese, il quale è riuscito ancora una volta a mettere in pista nei partiti dei personaggi già discussi, personaggi che si candidano al Parlamento con un partito ma alle regionali con un altro, insomma, i leaders che hanno fatto le liste hanno dimostrato che la politica vive della propria autoreferenzialità e di favori da pagare. E’ già un successo che la classe dietro le quinte dei 5 stelle sia riuscita a scardinare l’ignomignosa compilazione delle liste (la più ridicola è dare alla Boschi quattro collegi dimostrando che è persona non voluta neppure dai votanti di quel PD che ormai è fatto da democristiani a tutti gli effetti). Sarebbe poi un vero successo se i veri competenti del M5S facessero quello che dicono di fare; anche se portassero a casa solo la metà, il Paese sarebbe un altro.

Ora, la crisi della politica, in realtà dei politici, sta tutta qui: nessun tema dei 5 Stelle è di difficile applicazione; nessun argomento da loro proposto è insostenibile. Dicono quello che ogni cittadino pensa si debba fare, e ogni cittadino lo pensa perché non è dentro la politica, la quale è diventata un sistema di lobby, un sistema di assegnazione di poltrone e spesso incompatibili tra loro per la loro somma a capo di uno solo, un sistema che porta avanti chi entra nelle grazie di qualcuno o accetta di diventare lo yes man di turno. E la politica ha reagito esasperando il peggio di se stessa dopo essere stata decimata da tangentopoli, come a voler dire che le regole le facciamo noi, non o magistrati, ma si sono trovati con regolare hanno messo i politici ancora più fuori gioco dalle normali leggi della politica.

Se i 5 stelle sono la maggioranza, lo sono perché la politica della corruzione gli ha dato tutti i voti che si sta prendendo. Perché è chiaro a tutti che i 5 stelle sono il risultato del fallimento della politica, come è chiaro a tutti che Renzi ha preso un partito perché aveva fallito la classe dirigente che lo precedeva, non distinguendosi lui per doti e capacità, escluso il suo narcisismo che, per chi ne è affetto, porta al suicidio colui che ne soffre e i suoi accoliti.

I 5 stelle potrebbero stupire tutti, ovviamente quelli che non hanno le facce dei “qualsiasi” del movimento; stupiranno quando, consapevoli che non potranno affrontare nuove elezioni anticipate senza aver combinato niente quando avevano i numeri per farlo, si presenteranno alle Camere con un programma di 3 o 4 punti, quelli di cui l’Italia ha bisogno , e Di Maio dirà chi è disposto a votarli per il bene del Paese. Quei punti possono anche avere appoggi ogni volta diversi e non provenire sempre dalla stessa parte. Ma tutte le parti insieme si troveranno in imbarazzo quando, alle elezioni anticipate, si presenteranno al Paese non avendo voluto far nulla per aiutarlo.

Questo governo di programma non può riuscire alla presunta “grande coalizione” Forza Italia – PD, primo perché i numeri non è sicuro che li abbiamo, secondo perché tutti gli altri partiti avranno insieme più numeri di FI d PD per permettere alla “grande coalizione” di approvare ogni volta le proposte di legge da essa avanzate.

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