lunedì, Luglio 26

Metternich, gli spagnoli e Puigdemont Metternich definì correttamente gli spagnoli duecento anni fa, dicendo che possono essere solo persecutori o perseguitati. Il caso Puigdemont lo dimostra

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Il più grande desiderio per la maggior parte dei politici spagnoli, militari, giudici, vescovi,finanzieri, Polizia e giornalisti è fermare Carles Puigdemont e far cadere su di lui il peso della legge. Naturalmente stiamo parlando della legge ‘del embudo’: quella che esonera i fascisti dai crimini d’odio e la monarchia dai reati di corruzione, ma che condanna cantanti e burattinai per l’esercizio della libertà di espressione e i pacifisti per aver proposto soluzioni democratiche ai conflitti territoriali..

Una Commissione del Parlamento europeo ha dovuto decidere se revocare o meno l’immunità al deputato Puigdemont. I politici, i militari e i giudici citati hanno celebrato come una vittoria il fatto che la Commissione ha votato a favore. Una vittoria sicuramente di Pirro, che a lungo termine li strozzerà.

In linea di principio, tutte le richieste di revoca dell’immunità ai deputati sono accettate, sulla base della fiducia reciproca professata dagli Stati membri. Ci dovrebbero essere circostanze eccezionali per respingere il motivo; un rifiuto implica una sfiducia assoluta nel rispetto dei diritti umani del Paese che presenta l’appello e la richiesta di estradizione.

In questa Commissione c’erano venticinque membri: di questi, cinque erano spagnoli, che da mesi si sforzano di convincere i loro colleghi europei che la Spagna è una democrazia a pieno titolo e che rispetta assolutamente i diritti di tutti gli individui. Sarebbe bello sapere fino a che punto hanno esercitato pressioni sugli altri commissari. Ebbene, ne hanno convinti solo la metà: dieci hanno votato a favore e dieci contro.
In sostanza:
la metà dei deputati non spagnoli che hanno dovuto intervenire ha dichiarato apertamente di non fidarsi della Spagna: ritiene che in Spagna un processo equo sia impensabile, che la presunzione di innocenza non sia rispettata e che i diritti umani non siano inviolabili.
Il Presidente Sánchez e gli altri ministri ripetono lo slogan che la Spagna è una democrazia piena. Un brutto affare quando una frase deve essere ripetuta tante volte. Il secondo vicepresidente, Pablo Iglesias, è infatti l’onorevole eccezione del Governo spagnolo: è l’unico che ammette pubblicamente l’anomalia di avere leader di alcuni dei principali partiti catalani in carcere o in esilio. Inutile dire che la maggior parte dell’opinione pubblica spagnola ha proferito ogni sorta di insulti contro Iglesias.

La cosa curiosa del caso è che, ora che sembra che l’immunità del signor Puigdemont sarà revocata, il signor Llarena, il giudice che ha già emesso tre mandati d’arresto europei e tutti sono stati respinti, sta tremando. Per il momento, ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea una pronuncia pregiudiziale e, a seconda della risposta, non elaborerà più il mandato d’arresto.

L’alternativa a tutte queste sciocchezze sarebbe porre fine alla repressione e sedersi civilmente e cercare una soluzione negoziata al conflitto. Per la maggior parte degli spagnoli ciò è inconcepibile. Come disse il Cancelliere austriaco Metternich duecento anni fa: gli spagnoli possono essere solo persecutori o perseguitati.
Due secoli dopo, siamo ancora così.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa

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