domenica, Ottobre 24

Messico tra nazionalismo e ambizioni di sinistra

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Il 12 Febbraio, nella capitale messicana, Città del Messico, centinaia di cittadini sono scesi in piazza per manifestare contro il nuovo Presidente USA. La marcia ‘vibra Mexico‘, che richiamava l’unità nazionale, si è trasformata, però, in un’occasione per manifestare contro Enrique Peña Nieto, l’attuale Presidente. I cittadini protestavano contro la sua debole reazione  alla politica del Presidente americano, Donald Trump, in Messico. I provvedimenti adottati dalla nuova Amministrazione statunitense hanno scatenato un chiaro malcontento tra la popolazione messicana.
Il protezionismo e il nazionalismo di Donald Trump hanno risvegliato, in Messico, il nazionalismo rivoluzionario ed un esasperato  sentimento decisamente anti-USA, facendo intravedere uno scenario  favorevole alla sinistra messicana.

Il Paese è stato guidato, per anni, dai partiti di destra. Dal 1924 il partito di Enrique Peña Nieto, PRI – Partito Rivoluzionario Istituzionale – è stato a capo del Governo, eccetto che per i mandati del 2000 e del 2006, con la vittoria, in entrambe i casi, del PAN-Partito Azione Nazionale, che ha portato alla presidenza i rispettivi leader Vicente Fox e Felipe Calderón.

Le attuali proteste dei cittadini contro il Governo indicano una situazione del tutto favorevole all’opposizione, portando il Messico in una situazione storico-politica del tutto nuova.  Al momento, “Enrique Peña Nieto ha fatto quel che ha potuto. Non poteva fare differentemente, nè di meno, nè di più, anche perché, tempo fa, nessuno si sarebbe sognato di non ricevere il Ministro degli Esteri degli Stati Uniti”, come afferma Gilberto Bonalumi, esperto di relazioni internazionali tra l’Italia e l’America Latina, già senatore DC e Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri nei governi Goria e De Mita.

La reazione del Presidente messicano ha screditato la sua stessa immagine agli occhi dell’opinione pubblica, e le future elezioni presidenziali, previste per il 2018, saranno una data importate per capire quale strada il popolo messicano sceglierà di intraprendere, ma sarà importante anche per delineare i futuri equilibri politici dell’intera America Latina.

Le politiche adottate dal nuovo Presidente statunitense comportano delle importanti conseguenze a livello politico che rischiano di far cadere il Messico uno stato di totale instabilità. La marcia ‘Vibra Mexicopuò rappresentare un chiaro campanello d’allarme, il segno che l’ondata nazionalista dagli Stati Uniti si è allargata, oggi, anche in Messico. Secondo Jordi Bacari Colom, direttore della rivista ‘Foreign Affairs Latinoamérica‘, membro del FEMISE (red Euro-Mediterránea de institutos de análisis socio-económico) e, dal 2000 al 2013, co-direttore dell’Istituto dell’Integrazione Europea in Messico, istituzione finanziata dalla Commissione europea e dall’Istituto Tecnologico Autonomo in Messico, “Il nazionalismo messicano è sempre esistito, ha varie radici etnico-culturali. Il Messico ha sempre preso una posizione nazionalista vincolata alle radici etniche. Però, considerando la sua storia anti-coloniale, in parte questo nazionalismo si è rivolto contro la Spagna, mentre negli ultimi anni si è trasformatoUn ulteriore elemento chiave alla base del nazionalismo in Messico è l’integrazione dell’economia messicana al resto del mondo. Il nazionalismo messicano si è basato, anche sulla posizione che gli USA hanno assunto nel passato, specialmente nei territori occupati della California e del Texas, come durante ulteriori occupazioni intervenute in diverse aree messicane da parte statunitense. Tutto questo ha generato, inevitabilmente, un clima di nazionalismo anti-USA”.

Un giudizio diverso, anche se non completamente opposto,  è dato da Bonalumi , secondo il quale “La storia messicana è una storia complessa. Questo confine Messico- Stati Uniti è dentro la storia. Se si va da Los Angeles al confine messicano i nomi sono tutti spagnoli, ci sono monasteri e strutture fatte non dai gesuiti, ma dai francescani. La guerra tra Stati Uniti e Messico è un evento storico da non sottovalutare, con spostamenti territoriali. Stiamo parlando di realtà che hanno 500 anni di vita. Non mi sentirei di definirla una dimensione nazionalistica perché c’è un intreccio comune. Mentre capisco di più il confronto Stati Uniti- America Latina. Può, però, nascere dalle viscere un’ondata di nazionalismo. La storia del Messico è una storia di violenza, basta pensare alla rivoluzione messicana, allo scontro tra la realtà ottenuta come risultato dalla rivoluzione e il mondo cattolico-cristiano. Quella messicana è  una realtà molto vasta, che si adagia su una realtà come gli Stati Uniti, che hanno avuto una dinamica diversa . Nel tempo sarà tutto più chiaro e definito. Per adesso è un ordito così contraddittorio e composto da così tante dinamiche, alcune belle e altre meno, che nel momento in cui assumeranno di spessore si potrà fare un’analisi più accertata”.

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