giovedì, Settembre 23

Messico: contro le élite, il coraggio di cambiare

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Uno dei Paesi più pericolosi al mondo: questo il bollino incollato al Messico ormai da qualche anno. Una disastrosa disuguaglianza sociale, diritti umani calpestati come entità prive di valore, un’Amministrazione macchiata da numerosi scandali, una legalità che sembra impossibile da perseguire, la legge che non c’è più e quella che c’è ancora e da sempre: la legge dei narcos. Il 2017 sembra essere uno dei peggiori anni di sempre. La guerra tra i cartelli della droga si fa sempre più intensa e a nulla pare servito l’arresto del numero 1, El Chapo. Da quel Maggio del 2014 abbiamo assistito ad un’escalation di violenza. Qualcosa sembra non tornare. Eppure, a pensarci bene, tutto torna. Quell’arresto ha rotto un equilibrio, generando più violenza.

Molte cose stanno succedendo ora ma posso sintetizzarle così”, dice Jonathan Furszyfer, Security Coordinator presso il centro messicano di analisi politica Mexico Evalua; “penso che uno dei principali problemi di questa Amministrazione sia che è molto corrotta, molti scandali sono scoppiati negli ultimi due anni: i Governatori, ovvero i rappresentanti di ogni Stato federale in Messico, hanno rubato soldi ai cittadini, come nel caso di Veracruz, di Quintana Roo, di Coahuila”. “Alcuni sono già stati processati e sono anche già scomparsi verso il Guatemala, Panama e l’Europa”.

La reazione dei cittadini è immediata: il Presidente Enrique Pena Nieto sta perdendo il supporto dei messicani ed i consensi per il suo PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) calano al minimo storico. “Anche il Governo federale è accusato di corruzione: il Presidente stesso è coinvolto in un conflitto di interessi con compagnie di costruzioni e penso che questa sia una delle lamentele maggiori da parte della popolazione, un qualcosa che non è tanto lontano dall’Italia”, continua Furszyfer. “L’élite politica è corrotta, ci sono delle prove che possono confermare questa percezione, ma nessuno fa nulla; non vediamo alcun cambiamento da parte delle istituzioni”.

Pena Nieto si è mostrato agli occhi dei cittadini incapace di affrontare realmente la situazione. E come lui, il suo partito di appartenenza, il PRI, lo storico partito al potere in Messico, in calo anche lì dove ha sempre raccolto la stragrande maggioranza dei voti. “Durante gli anni di Calderon, dal 2007 fino al 2012, il PRI ha vinto praticamente tutte le tornate elettorali, ha acquistato potere per controllare tutto e praticamente ogni Stato in cui si è votato è stato ‘vittima’ del PRI”, spiega Furszyfer. “Ma ora tutto sta cambiando. Sta perdendo progressivamente tutto ciò che aveva guadagnato; questo significa che le persone non stanno votando per il PRI, è come se ci fosse un ‘voto punitivo’ contro loro e lo abbiamo visto negli ultimi due anni”, continua.

L’elezione federale dello scorso 5 Giugno è stata il lucidissimo specchio del malcontento popolare verso un’Amministrazione che non sembra più in grado di controllare il Paese. La popolazione non ha più la fiducia che aveva in passato verso il Partito Rivoluzionario. Le sue due storiche roccaforti, Veracruz e Tamaulipas, erano cadute già lo scorso anno, dopo che il PRI è stato travolto dai noti scandali di corruzione cui è seguito il primo grosso calo di supporto dello stesso Presidente Pena Nieto. A distanza di un anno, la discesa non si placa. La stessa fine di Veracruz e Tamaulipas è toccata ora allo Stato del Messico, in cui il PRI ha vinto con un ridottissimo ed inusuale margine. Questo grande Stato, noto come Edomex, è il più popolato (conta, infatti, 16 milioni di persone e 125 comuni), ed è stato per 90 anni il più forte bastione di consensi per il PRI, casa di tanti attivisti e figure influenti del partito. Rappresenta il 13% del voto messicano ed è notoriamente uno degli Stati più pericolosi del Messico, dove la povertà e la disuguaglianza sociale crescono a vista d’occhio. Nel 2015, infatti, le statistiche hanno evidenziato che ben la metà della popolazione è stata vittima di un crimine, per lo più rapine ed aggressioni. Per le donne la situazione è ancora più critica: 550 sono state assassinate e ben 2895 sono iscritte nel registro dei dispersi, secondo ciò che riporta l’Osservatorio Cittadino contro la Violenza di Genere. Finanche i trasporti pubblici sono diventati un luogo temibile per la popolazione. Si capisce da ciò che il quadro in cui si è svolta l’elezione è stato a dir poco drammatico.

Le elezioni ci sono state nello scorso fine settimana e per la prima volta nella storia dello Stato del Mexico, il PRI ha vinto con un ridottissimo margine”, afferma Furszyfer. “Prima, nessuno era in grado di arrestare il PRI ed il suo margine di vittoria era sempre enorme, pari almeno al 50% dei voti”. Nelle elezioni federali del 2011, infatti, il candidato del PRI in questo Stato ottenne più del 61% dei voti. Primazia assoluta. In un sondaggio della settimana precedente al voto, invece, circa il 75% degli intervistati aveva dichiarato che è giunto il tempo per l’ascesa di un altro partito; il 50% aveva prontamente risposto che non avrebbe mai votato per Alfredo del Mazo Maza, il candidato del PRI. Un risultato annunciato, insomma. Ed ora anche l’ultima fortezza del Partito Rivoluzionario ha iniziato a vacillare vertiginosamente; se dovesse crollare definitivamente, travolgerebbe irrimediabilmente anche le altre pedine più piccole; l’effetto domino potrebbe così divenire disastroso per le elezioni presidenziali del prossimo anno.

Tutto sta cambiando; Veracruz, Tamaulipas ed altri Stati stanno già attraversando questa trasformazione nel 2016; per la prima volta in 3 o 4 Stati la popolazione ha cambiato orientamento verso un’altra parte politica”, dice Furszyfer. “E’ una situazione davvero critica per il PRI; dobbiamo vedere cosa succederà nelle prossime elezioni presidenziali ma sembra che possa esserci un’altra transizione, un’altra parte politica esterna al PRI potrebbe effettivamente vincere”. Secondo gli addetti al calcolo nello Stato del Messico, Del Mazo ha ottenuto circa il 32% dei voti, mentre il suo principale avversario, Delfina Gómez Álvarez appartenente alla sinistra del Movimento di Rigenerazione Nazionale (MORENA) , il circa il 30%. Andrés Manuel López Obrador, la voce combattiva di MORENA, ha subito postato un video su Twitter inveendo contro la «mafia del potere» e affermando che quei calcoli non corrispondevano affatto alla realtà. Persino Del Mazo, in una delle dichiarazioni pre voto aveva ammesso che il partito «sta affrontando una sfida come mai prima».

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