domenica, Settembre 19

Messico, la riforma elettorale divide i partiti field_506ffb1d3dbe2

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pena nieto

Proprio quando l’approvazione del Bilancio sembrava aver dato nuova spinta al Patto per il Messico, i tre maggiori partiti che lo compongono si spaccano nuovamente sul cammino delle riforme intrapreso dal Governo di Enrique Peña Nieto. Dopo che, in occasione dell’approvazione della Legge delle Entrate, era stato il PAN (Partido Acción Nacional) a far mancare il proprio appoggio, è ora il PRD (Partido de la Revolución Democrática) a dichiarare la propria uscita dall’alleanza siglata un anno fa qualora quest’ultima non cambi rotta. Con un messaggio su twitter, il dirigente del PRD Jesús Zambrano ha infatti comunicato di aver esposto personalmente ai rappresentanti di PAN e PRI (Partido Revolucionario Institucional) la decisione presa dal proprio partito.

Motivo del contendere è la riforma energetica, su cui il PRD aveva già espresso la propria opposizione nei mesi passati, ma la decisione arriva nel mezzo del dibattito sulla riforma politico-elettorale. Le due riforme andrebbero infatti approvate entro la fine della sessione ordinaria, con la seconda divenuta premessa necessaria per l’approvazione della prima. Un iter a cui il PRI aveva già deciso di adeguarsi, come dichiarato dal capogruppo alla Camera Manlio Fabio Beltrones, per il quale «se dobbiamo passare per una riforma politica ed elettorale come condizione sine qua non, come un quid pro quo da parte di altre forze politiche, bisognerà farlo, perché siamo interessati ad ottenere questa riforma energetica». Tra le forze ostinate a raggiungere la riforma elettorale, lo stesso PAN, il cui Presidente Gustavo Madero ne ha enfatizzato il ruolo all’interno del documento di accordo del Patto per il Messico.

Il motivo addotto dal PAN nell’anteporre la riforma politico-elettorale è la necessità di portare le elezioni amministrative almeno agli stessi standard democratici di quelle federali. Le realtà locali sono infatti al centro del progetto di modifica costituzionale, che ha tra i propri obiettivi due innovazioni rilevanti in materia. La prima è la possibilità per i cittadini non appartenenti ad alcun partito di candidarsi comunque, un obiettivo perseguito da anni (se ne parlava, ad esempio, anche durante la precedente Presidenza di Felipe Calderón) e di cui sarebbe interessante osservare gli effetti in quegli Stati in cui non solo i partiti, ma addirittura lo Stato, hanno perso la fiducia popolare. La seconda riguarda invece l’eventualità di una rielezione per deputati, senatori e sindaci per un ulteriore mandato, un aspetto su cui si era già verificato un dissidio per la volontà del PAN di attuarlo sin da questa legislatura, mentre il PRI vorrebbe attuarlo non prima delle elezioni presidenziali del 2018.

Per come strutturato all’interno del Patto per il Messico, il progetto prevedrebbe inoltre altre misure per garantire il più possibile pari opportunità fra i contendenti. Verrebbe infatti stabilito un tetto di spesa, il cui superamento implicherebbe l’esclusione del candidato dalla corsa al voto ed il conseguente annullamento della sua campagna elettorale. Per quanto riguarda gli aspetti economici, rileva segnalare l’intenzione di riformulare lo stanziamento pubblico ai partiti perché risulti comunque maggiore dei fondi privati. L’assegnazione pubblica, che, secondo una bozza del progetto, dovrebbe costituire l’esclusiva copertura per le campagne elettorali, verrebbe calcolata su dati quali il numero di iscritti al partito, i risultati alle urne federali dello stesso ed il salario minimo vigente.

I dibattiti, inoltre, verrebbero organizzati da un nuovo ente, l’Istituto Nazionale Elettorale (INE), che stabilirebbe tempi di presenza ufficiali in modo da evitare la tanto contestata ‘spotización’, ossia l’occupazione sregolata degli spazi mediatici attraverso incessanti pubblicità elettorali.  Nel subentrare all’attuale Istituto Federale Elettorale (IFE), l’INE conterebbe inoltre su organi disposti ad ogni livello e nominati in maniera differente: dal proprio Consiglio Generale sul piano federale e statale, in maniera permanente su quello regionale e temporanea su quello municipale. Da ultimo, si eleverebbe al rango costituzionale l’obbligo della parità di genere nel corso dell’intero processo elettorale.

Oltre all’ambito elettorale, il Senato aveva profilato la possibilità di assegnare maggior autonomia alla Procura Generale della Repubblica, che attualmente dipende dal Governo. L’iniziativa, che, se approvata, dovrebbe prendere il via allo scadere del sessennio di Peña Nieto, implicherebbe la creazione di procure specializzate in tema di corruzione, il cui potere sarebbe comunque limitato a sanzioni amministrative ed economiche nei confronti dei funzionari incriminati. Ciò avvierebbe una riforma anticorruzione parallela a quella elettorale, motivata dalla volontà di creare una Procura costituzionalmente autonoma che abbia una funzione di «rappresentanza sociale», come dichiarato dal Senatore del PRD Alejandro Encinas.

Nonostante un piano di lavoro così dettagliato, peraltro già passato dall’approvazione di Peña Nieto, fino a pochi giorni fa (cioè fin quando le negoziazioni parlamentari erano ancora in corso d’opera) non esisteva un testo vero e proprio su cui ci fosse un consenso generale. Come anticipato, uno dei punti di scontro riguardava la possibilità di rielezione per i parlamentari, che il PAN avrebbe voluto far valere sin dall’attuale legislatura e che, oltre ai dubbi del PRI, incontrava il dissenso del PRD, per cui ciò sarebbe stato «assolutamente inaccettabile, perché non si può legiferare a proprio beneficio, né modificare il periodo di tempo per cui siamo stati eletti». In seguito a tali divergenze, il PRD aveva chiesto di posporre di qualche giorno la discussione, salvo poi accusare PAN e PRI di avere stretto un accordo bilaterale per approvare la riforma energetica, contro cui il partito di Zambrano si è schierato da tempo. Il Governo ha negato di aver portato avanti simili operazioni, ma, intanto, il PRD ha causato una crisi interna all’alleanza stretta proprio per portare avanti le riforme.

Questo non significa che la riforma elettorale non andrà avanti: innanzitutto, perché il Patto ha già attraversato momenti anche più difficili; in secondo luogo, perché, come si è scritto, il PAN pone questa riforma come necessaria per giungere al dibattito cruciale sulla riforma energetica. Abbiamo perciò contattato il Dott. López Montiel dell’Istituto Tecnologico di Monterrey per conoscere meglio gli aspetti della riforma attualmente in discussione.

 

Dottor López Montiel, il PAN ha già detto che senza la riforma politico-elettorale, non si avrà neanche quella energetica: è una dichiarazione impegnativa, data l’importanza attribuita a quest’ultima per lo sviluppo del Paese. Perché la riforma politico-elettorale è così rilevante da essere considerata una conditio sine qua non?

Sì, il PAN ha detto che senza la riforma politica, quella energetica non si approva. Tale riforma è importante per i gruppi nazionali del PAN, ma non necessariamente per quelli locali. Negli ultimi anni, c’è stato uno scontro tra i gruppi che controllano il PAN a livello nazionale e alcuni negli Stati del Paese, il che ha portato la dirigenza panista a centralizzare le decisioni, in buona misura per mantenere il controllo della propria struttura. La proposta include anche la centralizzazione del denaro che va ai partiti. Attualmente, l’IFE dà denaro federale ai partiti nazionali, mentre gli Stati danno denaro alle dirigenze statali, ragion per cui, se l’INE si convertisse nell’organo di distribuzione del denaro, ciò toglierebbe indipendenza alle dirigenze locali.

Uno degli aspetti principali riguarda la possibilità di elezione negli stati e nel Distretto Federale per i cittadini che non appartengono a nessun partito. Nel caso che venga approvata, quanto tempo ci vorrà prima di vedere i primi effetti, in un Paese in cui, con l’eccezione del periodo 2000-2012, non c’è mai neanche stata un’alternanza fra i partiti stessi?

È molto difficile che le candidature indipendenti possano avere un ruolo rilevante allo stato attuale, poiché richiedono infrastrutture, risorse e capacità simili a quelle di un partito, il che le renderebbe unicamente una possibilità per persone che abbiano soldi o appoggi partitici. Nello Zacatecas, stato dove si sono svolte elezioni con candidati indipendenti quest’anno, i candidati che potevano esserlo erano anche legati a partiti politici.

Nel caso di stati come il Michoacán o il Jalisco, dove la sfiducia dei cittadini nei partiti si è tradotta in polizie comunitarie, questa possibilità avrà un significato particolare?

In realtà, i gruppi comunitari di difesa sono sempre esistiti in Messico, solo che adesso si sono resi più evidenti di prima e, in buona misura, per la posizione di sfida rispetto alle autorità, fondamentalmente quella federale. La federazione e gli Stati non sono stati capaci di mantenere il controllo su di essi, come successo in passato, perché ora è più complesso accedere a spazi di negoziazione senza che il resto della cittadinanza ne venga a conoscenza.

Per quanto riguarda la rielezione immediata di legislatori e amministratori, PAN e PRD sono già ai ferri corti. È un aspetto davvero rilevante, o semplicemente un’ennesima prova della difficoltà a convivere nel Patto per il Messico? Quanto inciderà l’esito di questa riforma nel mantenimento dell’alleanza?

In realtà, il Patto per il Messico è sempre servito fondamentalmente al Presidente, così come ai Presidenti dei partiti coinvolti, ma non ai legislatori, che sono quelli che prendono di norma le decisioni più rilevanti. La rielezione è sempre stata un tema complicato per il PRI perché è proprio l’assenza di questa a permettere alla sua dirigenza il controllo di tali candidature. È possibile che passi, a condizione che non sia immediata, per generare meccanismi che gli permettano di ricostruire le relazioni interne al partito, così come i rapporti di lealtà.

Quale sarà il miglioramento legato al possibile passaggio dall’attuale Istituto Federale Elettorale ad un Istituto Nazionale Elettorale, come previsto dalla riforma?

Fondamentalmente, mantenere e incorporare un numero maggiore di persone nel servizio professionale elettorale federale, che è la base del lavoro di sostegno nel contesto elettorale, ma che ora rappresenta una percentuale minore del totale degli impiegati dell’IFE. Ciò darebbe stabilità e certezze al personale nella transizione all’INE. Allo stesso modo, a partire dalla costruzione delle nuove potenzialità che la legge stabilirà.

In caso di approvazione, l’autonomia prevista per la Procura Generale della Repubblica potrebbe divenire uno strumento contro la corruzione e la scarsa trasparenza nella spesa pubblica che attanagliano storicamente il Paese? Oppure il fatto che il Procuratore verrà comunque eletto dal Senato perpetuerà vincoli ambigui tra politica e giustizia?

In realtà, il fatto che il Procuratore Nazionale sia eletto dal Senato cambia soltanto lo spazio di lealtà del funzionario, passando dal Presidente ai gruppi che lo hanno eletto, non necessariamente i Senatori. Cosa che gli darebbe maggior autonomia rispetto al Presidente. Il problema è come la struttura dell’attuale Procura assumerebbe tale indipendenza riguardo a temi di trasparenza e rendiconti, oltre al suo ruolo nel contesto delle politiche di sicurezza istituite dal Presidente, che dovranno comunque essere svolte dal nuovo Procuratore. Si potrebbe prevedere una relazione problematica con altre aree di sicurezza.

 

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