giovedì, Ottobre 21

Messico: l’egemonia politica di MORENA e Obrador è finita, ma non il dominio Nel voto del 6 giugno, gli elettori hanno frenato gli ambiziosi piani di Obrador, il partito del Presidente e la sua coalizione non sono riusciti ottenere i due terzi della camera bassa, essenziali per spingere avanti il programma di riforme costituzionali senza intoppi

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Elezioni di medio termine, le più grandi elezioni nella storia del Messico, sia in termini di popolazione votante che di candidati e di soggetti da eleggere, oltre 21.000 individui, elezioni che dovevano essere una sorta di referendum per il Presidente del Messico, López Obrador. E così in effetti sembra essere stato.
Il 6 giugno, oltre il 52% degli aventi diritto ha votato, e lo ha fatto per perdere le distanze da Obrador. Ad oggi, con oltre il 99% delle schede scrutinate, il partito del Presidente, Morena, è cresciuto rispetto al 2018, ma non quanto era nelle attese, e per una complessa legge elettorale, è sceso dagli attuali 256 su 500 seggi nella camera bassa a circa 198. E la coalizione che Morena guida scende ben al di sotto dei 334 seggi necessari per una super-maggioranza. Proprio la maggioranza dei due terzi era l’obiettivo di Obrador in questa tornata elettorale. Dunque, uno smacco per il Presidente che puntava alla maggioranza dei due terzi per avere mani libere in fatto di riforme costituzionali.
A livello locale, invece, Morena è stata in grado di accaparrarsi diversi governatori e di far eleggere molti amministratori locali, tanto che gli osservatori lo ritengono un successo in qualche modo storico.

All’opposizione, la coalizione dei partiti tradizionali -il Partito di Azione Nazionale (Pan), che ha avuto la presidenza dal 2000 al 2012, sarà la seconda forza politica, seguito dal Partito Rivoluzionario Istituzionale (Pri), che ha governato il Paese per sette decenni fino al 2000-, nel voto per la camera bassa sono andati molto bene. Per nulla bene a livello locale.

Gli elettori hanno frenato gli ambiziosi piani di Obrador (soprannominato AMLO) di riformare l’economia e la società del Paese, restringendo la maggioranza della sua coalizione.
Genaro Lozano, Professore di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università Iberoamericana e Analista Politico per ‘Reforma, a ‘Americas Quarterly‘ ha dichiarato che per «per quanto riguarda il Congresso, MORENA è più o meno esattamente dov’era. Il partito e i suoi alleati non sono stati in grado di garantire i due terzi della ‘supermaggioranza’ necessaria per le riforme costituzionali. Ma la coalizione di MORENA continuerà ad avere la maggioranza assoluta,grazie alle sue alleanze con i partiti più piccoli, tra cui il Partito dei Verdi, che ha aumentato il numero dei suoi deputati ed è stato il grande vincitore tra i partiti più piccoli». Morena ha subito pesanti perdite anche nella capitale del Messico, una megalopoli di nove milioni di persone che «ha votato per i candidati di sinistra dal 1997, perdendo seggi nell’assemblea locale e negli uffici comunali chiave. Le sconfitte di Città del Messico sono state un duro colpo per il governo, sia simbolicamente che sostanzialmente, sottolineando il calo del sostegno al progetto di Obrador tra la classe media istruita del Paese».

Se è vero che molti punti dell’agenda di López Obrador sono già in corso, «come la costruzione di grandi infrastrutture, i risultati elettorali renderanno più difficili altri cambiamenti. In particolare, i risultati ostacoleranno il piano di punta di López Obrador per riportare il settore energetico messicano al controllo statale», annota Luis Gómez Romero, docente Senior in Diritti Umani, Diritto Costituzionale e Teoria Giuridica presso l’Università di Wollongong.. «Nonostante la popolarità duratura del Presidente, specialmente tra i poveri, i risultati sembrano mostrare i limiti del suo mandato popolare di cambiare la Nazione nell’ambito di un programma audace che ha definito la ‘quarta trasformazione’ del Messico». Morena,pur con i partiti della sua coalizione, non sarà più in grado di condurre in porto da sola le modifiche costituzionali che sono i necessarie per le grandi riforme in Messico.

I principali partiti di opposizione, a livello nazionale, hanno ottenuto risultati migliori del previsto alle urne, dopo aver deciso di mettere da parte le principali differenze ideologiche e confrontarsi con López Obrador in coalizione. «La principale opposizione che ha intaccato il dominio di Morena è stata una coalizione dei tre partiti tradizionali del Messico : il Partito Rivoluzionario Istituzionale di centrodestra, il Partito di Azione Nazionale di destra e il Partito della Rivoluzione Democratica di sinistra. Il Movimento dei Cittadini, un partito socialdemocratico, non ha partecipato alla coalizionegareggiava in modo indipendente .Il Partito di Azione Nazionale pro-business sarà la più grande forza di opposizione al Congresso, con 106-117 seggi».

Ora, per spingere i cambiamenti più radicali che sta perseguendo, il Presidente deve affrontare la scelta di raddoppiare il suo approccio polarizzante e cercare di governare con decreti presidenziali o negoziare con l’opposizione. Governare per decreto potrebbe rivelarsi difficile. «Stiamo assistendo a un partito al governo che è stato umiliato, che dovrà negoziare d’ora in poi», ha affermato Lozano, il politologo. «Siamo lontani dall’egemonia politica». L’opposizione alla Camera sarà in grado di «funzionare come un efficace controllo ed equilibrio sul potere esecutivo», secondo Goldman Sachs Investment Research. MORENA e AMLO, dovranno impegnarsi in negoziati per ottenere eventuali modifiche costituzionali.
Martin Castellano, Responsabile della Ricerca in America Latina presso l’Istituto Internazionale di Finanza (IIF), ritiene che «i cambiamenti istituzionali potenzialmente dirompenti che potrebbero mettere a rischio la stabilità macroeconomica saranno probabilmente evitati a causa dell’esito delle elezioni, che dovrebbe sostenere l’economia nel breve termine. Detto questo, ci aspettiamo ancora che le politiche diventino più interventiste nella seconda metà del mandato di AMLO. Il partito al governo rimane il più grande blocco legislativo unico e ha vinto la maggior parte dei governatorati statali in gioco nelle elezioni».

Ana Paula Ordorica, editorialista di ‘El Universal’ a ‘Americas Quarterly, sottolineando come la grande partecipazione elettorale, oltre il 52% degli elettori registrati in un’elezione di medio termine sia degno di nota», richiama l’attenzione sulla coalizione e le sue problematicità. «MORENA si trova ostaggio di due partiti che sono un simbolo di ciò che il Presidente ha tanto criticato. Uno, il Partito Laburista (PT), ha avuto un solo leader in più di tre decenni: Alberto Anaya, che è molto vicino all’ex presidente Carlos Salinas de Gortari che AMLO ha ripetutamente segnalato come capo della ‘Mafia del potere’ messicana. L’altro è il Partito dei Verdi (PVEM), che, sin dal suo inizio nel 1990, non si è interessato alla biodiversità del Messico. I leader del partito di PVEM hanno già detto che valuteranno se continueranno la loro alleanza con MORENA, una dichiarazione che suggerisce che chiederanno sempre di più al partito del Presidente in cambio del loro continuo sostegno». In futuro, prosegue Ordorica, «sarà importante tenere d’occhio l’alleanza di MORENA con PVEM. Cosa chiederanno al Presidente e sarà sostenibile? Anche da vedere se la coalizione dei partiti di opposizione PRI-PAN-PRD riuscirà a mantenere la loro alleanza una volta in legislatura e votare in blocco. Il PRI ha votato più volte con MORENA nella recente legislatura».

A livello locale, i risultati cambiano colorazione, abbiamo detto. I risultati nelle 15 elezioni del governatore dello Stato hanno rappresentato a dir poco una valanga, afferma Rodrigo Aguilera, economista e analista politico. «Le vittorie in 11 di queste gare hanno trasformato Morena nella principale forza politica del paese a livello statale. Il più grande perdente, nel frattempo, è il PRI, la cui perdita di otto governatorati pone fine al dominio a livello statale di cui godeva dal 1929».

Ma nonostante le perdite alle elezioni statali, l’opposizione dovrebbe sentirsi in qualche modo rassicurata sul fatto che candidarsi come coalizione le dia una reale opportunità di continuare a guadagnare contro Morena al Congresso e forse anche avere qualche possibilità alla presidenza nel 2024».

Un grande jolly sarà il Movimento dei cittadini, che ha più comunanze ideologiche con l’opposizione. Aggregando il suo risultato con i risultati del resto dell’opposizione a Morena, si arriverebbe ad una percentuale di voti di circa il 46,7%, percentuale superiore al totale raggiunto da Morena e dai suoi alleati, fa notare Aguilera.

In estrema sintesi, il risultato del voto del 6 giugno si può esprimere così: «Nel complesso, l’egemonia politica di Morena in Messico è terminata, ma non il suo dominio». E in quanto al futuro, prosegue e conclude Aguilera, «un ritorno alla normalità post-COVID e un’economia in ripresa potrebbero aumentare le prospettive di Morena nel 2021-24, e la popolarità personale dello stesso López Obrador non mostra segni di essere intaccata nonostante i numerosi fallimenti politici e una dolorosa risposta alla pandemia». E ciò anche perchè l’opposizione non ha un’agenda post-2024 coerente, ovvero «che non sia basata sulla romanticizzazione di un ritorno alla stessa politica neoliberista pre-2018 che ha portato Morena al potere». Dunque, il voto di domenica senza dubbio offre all’opposizione un barlume di speranza per il futuro, ma per come stanno le cose, le elezioni del 2024 saranno ancora un affare di Morena, per ora.

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