sabato, Luglio 24

Messico, decollano le spese militari In aumento (+5,1%) la quota di bilancio destinata alle armi. Settore aeronautico privilegiato

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È passato ormai più di un anno dall’insediamento di Enrique Peña Nieto alla Presidenza del Messico ed il contestuale ritorno del Partido Revolucionario Institucional (PRI) al Governo del Paese si è concretizzato nell’approvazione di numerose riforme che andranno ad incidere profondamente nelle dinamiche economiche nazionali. Il nuovo Presidente, insomma, ha impostato il suo programma su una netta svolta nei confronti della parentesi che l’ha preceduto, cioè dei sessenni accordati ai due Presidenti del Partido Acción Nacional (PAN), Vicente Fox e Felipe Calderón. Eppure, proprio tra i dati economici relativi ai primi dodici mesi priisti si ritrovano importanti elementi di continuità con quegli anni. Ad esempio, il continuo incremento delle spese militari. Nonostante la crescita economica in calo, il Messico continua ad aumentare la percentuale di bilancio relativa agli acquisti di armamenti, così come già accadeva prima del dicembre 2012. Quando il Paese era in guerra.

Naturalmente, per guerra si intende quella lanciata nel 2006 dall’allora Presidente Calderón contro il narcotraffico. Nei sei anni di quella Presidenza panista, infatti, gli investimenti pubblici nel settore castrense aumentarono complessivamente del 44%, passando dai 44,5 miliardi di pesos del 2006 ai 64,3 del 2011, a fronte di un’economia caratterizzata da una diffusa povertà e colpita da una seria crisi nel 2009. Ora, nonostante nel dicembre 2012 Peña Nieto avesse dichiarato di volersi distanziare da quella fase di ‘guerra aperta’, i dati pubblicati la scorsa settimana dall’Istituto Internazionale per la Ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI) rivelano che, nel 2013, il Messico ha aumentato del 5,1% le spese militari: una crescita nettamente maggiore rispetto a quella del suo stesso Prodotto Interno Lordo, ridotta nell’ultimo anno al 3,8%. Ne consegue che la percentuale rispetto a quest’ultimo che apparirà prossimamente nel database sulle spese militari della Banca Mondiale dovrebbe superare lo 0,6% del 2012.

È d’altronde vero che il Messico segue una tendenza più generale. I dati del SIPRI indicano come, globalmente, il 2013 abbia rappresentato il secondo anno consecutiva di calo nelle spese in armamenti: tuttavia, gli stessi dati illustrano anche che il calo globale dell’1,9% è dovuto essenzialmente a quello regionale in America Settentrionale ed Europa Occidentale, a fronte di un continuo incremento in tutte le altre aree del pianeta. In particolare, l’America Centrale ha registrato alcuni tra gli aumenti più significativi della regione latinoamericana, come ad esempio quelli in Honduras (+22%), Nicaragua (+18%) e Guatemala (+11%). Si tratta di dati che, come abbiamo visto in altre occasioni su queste stesse pagine, sono spesso giustificati dai Governi locali con la necessità di contrastare in maniera adeguata il crescente potere del narcotraffico. In ciò, il Messico non fa eccezione: anche perché, pur avendo affermato di volersi discostare dalle modalità di gestione del problema di Calderón, Peña Nieto non ha potuto comunque evitare di fronteggiare un problema che, ogni giorno di più, attenta alla stessa sovranità territoriale delle istituzioni statali e federali.

Infatti, come si ricorderà, uno dei punti forti della sua campagna elettorale fu la promessa di avvalersi della consulenza di un ex Generale dell’esercito colombiano, quel Generale Óscar Naranjo che già nel suo Paese aveva contribuito in maniera significativa alla lotta ai cartelli imponendosi come figura chiave del Plan Colombia. E, d’altronde, già nel dichiarare le spese previste per il suo primo anno di Governo alla Camera dei Deputati, Peña Nieto annunciava nel dicembre 2012 che la Segreteria di Difesa Nazionale (Sedena) avrebbe ricevuto oltre 5 miliardi di pesos in più rispetto all’anno precedente: tra le ragioni addotte, anche quella di «rafforzare la copertura di vigilanza dello spazio aereo nazionale e la capacità di reazione ad atti che riguardino la sicurezza della popolazione e l’integrità del territorio nazionale». Una strategiacolombiana’, d’altronde, si rendeva probabilmente necessaria per mantenere il supporto logistico statunitense nella lotta al narcotraffico, nonostante le aperture di Washington a programmi che andassero oltre il solo contrasto militare ai cartelli. Non è perciò un caso che l’arresto di Miguel Ángel Treviño González (tra i capi del cartello dei Zetas e noto appunto come Z-40) dello scorso agosto sia avvenuto col decisivo sostegno degli Stati Uniti e adottando una strategia che, secondo esperti del calibro di Alejandro Hope, poco si discosta da quella di Felipe Calderón: un’ampia militarizzazione del conflitto.

Ma in cosa è consistito, quindi, l’incremento di spesa segnalato dal SIPRI? Il già menzionato preventivo per il 2013 prevedeva, fra le altre voci, l’acquisto di sei rinforzi militari destinati alla Sedena. Rinforzi che seguono le già citate parole del Presidente ed illustrano chiaramente come lo sviluppo militare messicano segua una logica simile a quella già osservata nel resto dell’America Centrale, concentrandosi cioè sullo spazio aereo. La ‘lista della spesa’ ha riguardato infatti quattro radar tridimensionali, di modello non specificato, due aerei per il trasporto di truppe ed equipaggiamento (nello specifico, un Hercules C-130J-30 della Lockheed ed un C-295 della CASA), sei elicotteri EC-725 (Eurocopter), aerei PC-7 (Pilatus) per l’addestramento dei piloti, nonché un Boeing 787 destinato all’uso da parte del Presidente e dello Stato Maggiore e che sarà perciò equipaggiato per garantire la massima autonomia e sicurezza dei passeggeri. A parte quest’ultimo, gli altri cinque acquisti sono in realtà stati decisi negli anni precedenti, al punto che una quota di ciascuno è già stata pagata. Tutti i sei acquisti, inoltre, peseranno ovviamente nel bilancio federale per molti anni a venire.

In ogni caso, però, il progetto di sviluppo aereo sembra essere più avanzato dell’altro progetto di Peña Nieto per il rafforzamento militare nazionale, vale a dire la creazione di una Gendarmeria Nazionale. Annunciata già in campagna elettorale da Peña Nieto e considerata uno dei maggiori progetti in materia di sicurezza, lo scorso febbraio veniva presentata da Manuel Mondragón y Kalb, titolare designato della Commissione Nazionale di Sicurezza (CNS), come una «polizia di vicinanza» composta da diecimila elementi (ottomila soldati e duemila marinai) formati militarmente. Tuttavia, nel corso dell’anno, la creazione della Gendarmeria è proceduta a rilento, pur avendo ottenuto nel bilancio 2013 risorse per 1,5 miliardi di pesos. Appena due mesi fa, il completamento dell’organico era infatti ancora in là dall’essere raggiunto: appena tremila i cadetti reclutati e progresso complessivo dell’operazione valutato attorno al 60%. Originariamente previsto per lo scorso settembre, il lancio definitivo della nuova forza militare era gradualmente slittato sino al luglio di quest’anno, salvo infine essere posto in sospeso per la decisione della Segreteria di Governo di spostare Mondragón y Kalb ad altri incarichi a causa dell’inefficienza dimostrata dalla CNS.

Se la gendarmeria rimane, perciò, un pio desiderio (dal peso concreto sulle casse statali e federali), sarà proprio per il settore aereo che passerà il tentativo della Sedena di dare al Messico «un potere militare alla pari di altri eserciti avanzati». Come riporta ‘El Universal’, il Segretario Generale Salvador Cienfuegos Zepeda ha infatti annunciato un piano di reingegneria delle Forze Armate, che consisterà in «una Sedena più efficiente e un Esercito di terra e aria rinnovato, con maggiori capacità di pianificazione». Nello specifico, avranno un ruolo fondamentale un cambio nella dottrina militare e i forti investimenti per «rafforzare la copertura dello spazio aereo». Per il 2014 sono infatti previsti stanziamenti alla Difesa per 65,2 miliardi di pesos, di cui una parte andrà certamente a finanziare i due droni UAV Dominator XP acquistati dall’israeliana Aeronautics Ltd. Il Messico, insomma, non sembra intenzionato ad invertire la tendenza sulle spese militari. Tuttavia, data la crescita altrettanto marcata nella regione e le stesse parole di Cienfuegos, rimane il dubbio sul fatto che si tratti unicamente di lotta al narcotraffico.

 

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