sabato, dicembre 15

Merkel: la sovranista d’Europa, smonta il ‘sogno’ cretino di Salvini di fare saltare la UE Un esercito europeo, ovvero affrancamento dalla dipendenza strategica ed economica degli USA e opposizione paritaria alla Russia. Costruzione di una Europa politica e potenza indipendente. Questo è il vero (e unico) sovranismo: l’indipendenza politica ed economica dell’Europa unita

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Con il discorso di ieri a Strasburgo, al Parlamento europeo, la signora Angela Merkel, cancelliera tedesca, dura che più dura non si può, mette in pratica fine alla sua carriera politica. Basterebbe questo a centellinare ogni sua parola più che uno spumante di razza. Quanti politici (pardon: politicanti) italiani (ma non solo) avete visto andarsene perché, parzialmente, sconfitti alle elezioni? Badate bene, non se ne va perché mandata via, se ne va perché pensa che il suo compito non possa essere portato avanti in queste condizioni, e, democraticamente, lascia la strada ad altri, non cerca di rovesciare la tavola; lascia la strada, ma non rinuncia ad una virgola delle sue idee e delle sue convinzioni. Qualcosa ne corregge, precisa, ma l’idea di fondo resta e alcune ‘correzioni’ sono forti e non poco.

Un discorso denso, ‘alto’, che merita vederne alcuni passaggi cruciali prima di proseguie. «Nazionalismi ed egoismi non devono mai più risorgere in Europa. La tolleranza e la solidarietà sono il nostro futuro comune»; «La nostra molteplicità ci unisce e non ci divide, la tolleranza è l’anima dell’Europa e valore fondamentale dell’identità europea»; «La solidarietà è parte del Dna Europeo»; «Ci aiutiamo a vicenda, ci sosteniamo a vicenda, i singoli Paesi non possono farcela da soli»; «l’Europa rimane la nostra migliore chance per avere pace e benessere duraturo e un futuro sicuro». «Parlare con una sola voce sul palcoscenico mondiale», e per farlo deve avere una politica estera comune. Ma questo è possibile solo abbandonando la politica dell’unanimità e mettendo mano alla revisione dei trattati. «L’Europa deve prendere il suo destino più saldamente nelle sue mani, perchè i tempi in cui potremo contare senza riserve sugli altri sono finiti»«Negli ultimi anni il mondo è cambiato e l’anima dell’Europa è stata un po’ strapazzata. Capiamo che è sempre più difficile prevedere nuovi sviluppi, è però sempre meno facile presentarsi da soli sullo scenario internazionale per difendere i propri interessi ed è quindi sempre più importante presentarsi insieme».
«Quello che dovremmo fare è lavorare ad una strategia per arrivare un giorno ad avere un vero esercito europeo». «Non sto dicendo niente contro la Nato, possiamo essere un buon complemento per la Nato, senza rimettere in discussione il legame con l’Alleanza». «L’Europa può far sentire la propria voce nel mondo solo se si presenta unita» è‘ necessario «avere una politica di esportazione degli armamenti comune per poterci presentare uniti sullo scacchiere internazionale». E non bastasse, la proposta per la creazione di un Consiglio di Sicurezza europeo con una presidenza a rotazione, perché «Solo un’Europa più forte potrà difendere l’Europa».
«Chi svuota i diritti fondamentali, limita la libertà di stampa e i diritti dell’opposizione e viola lo Stato di diritto, mette a repentaglio queste libertà non solo nel suo Paese, ma nell’insieme dei Paesi membri dell’Europa».
«L’Europa non può funzionare come comunità di diritto che se lo stesso diritto vale ovunque allo stesso modo. Quelli che pensano di poter risolvere i propri problemi da soli creando nuovo debito mettono in causa la forza e la stabilità dell’Europa, perché la nostra moneta comune può funzionare solo se ciascuno dei suoi membri si assume la propria responsabilità a favore di una politica finanziaria sostenibile nel proprio Paese»; «le singole decisioni nazionali e individuali hanno effetti su tutti».
«L’immigrazione deve essere guidata dall’Unione europea», per farlo «è necessario rinunciare a un pezzettino di sovranità nazionale per poter fare qualcosa in comune».

Angela Merkel è, in un certo senso, il frutto più maturo dell’Europa. Nasce politicamente (e quindi idealmente) dalla fine della divisione della Germania, cioè dalla fine di un’epoca. Attenzione, la fine della divisione, non la fine del sogno comunista in Russia. In un certo senso è forse il solo politico europeo, che ‘nascealla politica in quanto europea.
Mi riesce difficile immaginare una persona e una mentalità più lontani dalle mie idee e convinzioni. Lei, però, legata ad una idea quasi calvinista della vita e della società, rigorosa nei principi -i principi sono quelli della società liberale dei ‘poteri forti’, degli interessi industriali. Ma in Germania queste cose assumono una connotazione un po’ diversa da quella che assumerebbero ad esempio in Italia: perché il senso della comunità in Germania è fortissimo, è quel senso di comunità che, certo, ha permesso il nazismo (ma il nostro disordine caciarone, ha prodotto il fascismo), ma anche lo stato sociale; ha ‘inglobatoi sindacati nella cogestione dell’economia, ma ha migliorato la vita dei lavoratori tedeschi come forse mai nella storia.
Il legame al rigore finanziario, la cosa di cui più la si accusa, è un legame profondamente razionale: ieri lo ha detto chiaramente e, questa volta (proprio perché forse l’ultima) a voce alta ha spiegato che il rigore finanziario è lo strumento di base per la costruzione del benessere. Un discorso razionale, che però non le ha impedito di tenere a bada i mastini arrabbiati della Bundesbank, che se fossero stati lasciati liberi di agire … altro che Grecia.

Ma -e ieri lo ha rivendicato in modo pacato ma deciso- ha saputo anche rinunciare, accettare che si rinunciasse in Germania (pensateci in Germania) a una piccola parte di sovranità per il bene comune. Detto da un tedesco questo è rivoluzionario, certo incomprensibile a uno come Matteo Salvini o Luigi Di Maio, che nemmeno sanno che vuol dire. E invece lo ha detto e ripetuto, un piccolo sacrificio della sovranità serve ad unire a fare, cioè, quella cosa cui ho avuto anche io occasione di accennare, sia pure con un linguaggio diverso: a trasformare lapiccolasovranità degli Stati nazionali, in una sovranità unitaria di una interagrandeEuropa. Se lo capissero gli italiani! bombardati dalla propaganda ignorante e supponente dei vari Grillo e Salvini, sempre pronti a dire ‘però loro hanno fatto …’, dimenticando che ciò che loro hanno fatto, lo hanno fatto col nostro consenso e il nostro voto, mentre noi non lo abbiamo fatto per nostra stupidità e colpa, perché eravamo occupati a contrattare ‘affari’, a svendere aziende, a prendere mazzette, a rinunciare a ‘pensare’ politicamente, da quei provinciali che siamo diventati -diventati, sia chiaro.
E lo ha spiegato con chiarezza quando ha detto tra l’altro «Nell’Ue le singole decisioni nazionali e individuali hanno effetti su tutti e quindi la stabilità finanziaria che sta alla base della valuta unica può funzionare solo quando ogni singolo Paese membro rispetta le proprie responsabilità per la stabilità finanziaria … La solidarietà va di pari passo con la responsabilità verso i membri di tutta la comunità». Parole, purtroppo incomprensibili per i nostri politici: le decisioni nazionali hanno effetti su tutti, che vale sia in positivo che in negativo, altro che ‘faccio a casa mia quello che voglio’, altro che la manovra rinviata ieri sera a Bruxelles.
La frase più dura (questa sì, diciamocelo, una durissima reprimenda e condanna del nostro Paese, ormai scialbo fondatore dell’Europa) è quella relativa alla solidarietà che va di pari passo con la responsabilità. Che tradotto in un linguaggio semplice vuol dire che se non si è responsabili verso tutti, non ci si può aspettare solidarietà. Che poi è una cosa evidente.
Tanto che ha anche avuto il coraggio (e scusate se è poco, per una che in Germania viene attaccata violentemente proprio per questo) di aggiungere che sulle migrazioni si è sbagliato, non si è stati solidali. Trovatemi un politico capace di dire una cosa del genere. Ma solidarietà, cari Salvini e Di Maio, non vuol dire pagare l’Italia per i migranti che accoglie senza registrarli, vuol dire gestire il problema come un problema comune. Certo, lo ha detto la signora Merkel, questa solidarietà costruttiva è mancata, ma la colpa non è solo della Germania, anzi, la Germania è la meno colpevole.

Tutto questo, nel quadro di un discorso che ha una visione del mondo, del futuro, non limitato ai mercatini sotto casa. Qui propone, infatti, una sceltacontro’: contro l’aggressività brutale e fine a sé stessa di Donald Trump, col quale non si propone di rompere, ma di opporgli (e di nuovo nella bocca di un tedesco questa è rivoluzione pura) un esercito europeo. Che in parole semplici significa: affrancamento dalla dipendenza strategica ed economica degli USA e opposizione paritaria alla Russia. Cioè, in altre parole, costruzione di una Europa politica e potenza indipendente.
Se Salvini fosse in grado di capire, e meno che mai se ne fosse capace Di Maio, e per usare il loro linguaggio cretino:
questo è il vero (e unico) sovranismo: il sovranismo, cioè l’indipendenza politica ed economica dell’Europa unita, non dei singoli paeselli salviniani. E guadate con quanta nonchalance accenna alla Brexit, come dire la Gran Bretagna non è mai stata Europa, come aveva capito Charles De Gaulle, che il piccolo Emmanuel Macron si illude di imitare.

Attenti, piccoli politicanti italiani, questa è una prospettiva affascinante, ma anche minacciosa. La signora Merkel non ci sarà più, ma ha detto chiaro e tondo a noi, a noi proprio a noi: ‘specie da quando non sarò più io al timone, non sarete voi a bloccare il futuro dell’Europa, ad esempio con l’ultima sciocchezza inventata dal nostro Governo il voto contro il bilancio, perché sarà l’Europa a liberarsi di voi’.
Credo di averlo detto molte volte in passato. Il rischio terribile che questa politichetta imbelle e incompetente ci fa correre (e lo corriamo tutti noi italiani favorevoli e contrari al Governo) è di essere buttati fuori dall’Europa, altro che il sogno cretino di fare saltare l’Europa!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.