mercoledì, Settembre 29

Merkel – Baviera: è duello sui migranti

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Il guanto di sfida alla Merkel è stato gettato non dall’opposizione in Parlamento, ma dal Consiglio regionale della Baviera dove, appena un’ora dopo il discorso della Cancelliera, ha fatto il punto sulla situazione il Governatore Horst Seehofer. La Baviera, per la sua posizione geografica, è la porta d’ingresso in Germania per i profughi che arrivano dai Balcani. Mentre la Merkel ha iniziato il suo discorso spiegando quali sono i doveri della solidarietà e i vantaggi del ‘vivere insieme’, Seehofer ha cominciato elencando dei numeri: martedì scorso, preso come giorno a campione, sono arrivati in Baviera 8.000 profughi. Da metà settembre a metà ottobre i profughi ai quali la Baviera ha dato cibo, assistenza medica e una sistemazione, benché a volte solo di emergenza, sono stati poco più di 300.000. Seehofer ritiene che non sia possibile continuare a lungo a questi ritmi e chiede, in diretta polemica con la Cancelliera, che il Governo fissi un limite massimo all’accoglienza «in caso contrario, saranno i cittadini a tracciare un limite alla politica, togliendole ogni fiducia». Presto, ha annunciato, alcuni Comuni dovranno iniziare requisizioni di spazi abitativi.

Lo scontento di Seehofer, che guida un Governo regionale monocolore CSU, è, però, alimentato soprattutto dal modo sostanzialmente illegale con cui i profughi non solo entrano ma vengono fatti entrare in Germania dalle stesse autorità federali, cioè in pratica senza controlli. Per queste sue posizioni Seehofer è stato molto criticato nei giorni scorsi e ieri rivoltando una famosa frase della Merkel («Non avrei mai pensato di ricevere critiche perché in un momento di necessità ho mostrato un viso amichevole») ha ribattuto «Non avrei mai pensato di ricevere critiche perché cerco di ripristinare una situazione di diritto».

E’ vero che l’appeal mediatico di Seehofer è molto inferiore a quello della sua avversaria, tuttavia attorno a lui pare coagularsi una sensibile fronda dell’area governativa. Perché l’inattesa e illimitata conversione umanitaria della Merkel dell’agosto scorso ha in effetti portato, sul piano politico, a situazioni paradossali che l’ordinata vita istituzionale tedesca da tempo non conosceva. La CSU ha votato ieri a Berlino a favore di quella linea governativa che a Monaco ha attaccato violentemente. E’ ragionevole attendersi un regolamento di conti all’interno della coalizione democristiana, che non potrà continuare a lungo in questo atteggiamento schizofrenico. E non è detto che la Merkel incarni meglio di Seehofer le aspettative dell’elettorato di centro-destra.

Terminato il duello a distanza con ‘l’alleato bavarese’, la Merkel, come detto, è volata a Bruxelles per discutere la questione a livello europeo. All’interno dell’Unione la Merkel, come si sa, ha fallito nel suo tentativo di trascinare prima con le buone e poi con le cattive, minacciando sanzioni, gli alleati sulla sua linea. E infatti dal vertice, in corso fino a tarda serata, sembra non sia uscito nient’altro di concreto, se non che l’Unione verserà alla Turchia alcuni miliardi di euro, forse cinque, aggiunti alla promessa di facilitare la circolazione dei cittadini turchi in Europa, affinché la Turchia crei sul suo territorio condizioni migliori per i profughi dal sud (Siria) e dall’est (Irak, Afganistan e perfino Pakistan).

Basteranno mezze misure come questa a frenare il flusso dei migranti verso l’Europa? Del resto lo stesso documento finale del vertice definisce le conclusioni del vertice non come decisioni ma ‘orientamenti’, cioè enunciati di buona volontà.

Decisamente la Merkel è lontana, questa volta, dall’offrire al suo Paese e all’Europa quella leadership che si era manifestata nel caso greco, quando, forse, ha toccato il suo apogeo prima della discesa, che potrebbe anche essere rapida.

 

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