venerdì, Ottobre 22

Meridione e comunicazione

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“L’origine del mio Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia” spiegava Leonardo Sciascia “è nel Candide di Voltaire. Ogni opera di valore ne genera altre”. Così la generosa, fantastica, feconda vita delle radio libere italiane, sbocciate come cento fiori dopo le sentenze della Corte Costituzionale del 1974 e 1976 che avevano aperto l’etere, ha le proprie radici, ed il proprio sviluppo, in tanti pionieri, tentativi, storie… Quelle che abbiamo analizzato. Ed altre.

Come, ancora, Giuseppe Peppino Impastato. A ventotto anni, nel 1976, a Cinisi, provincia di Palermo, fonda Radio Aut. E’ la sua vita, gli costerà la vita. Esempio chiaro di cosa erano quegli anni, a volte ben poco formidabili. Impastato viene ucciso il 9 maggio 1978, proprio il giorno in cui le Brigate Rosse fanno ritrovare il corpo di Moro. Ha trent’anni appena compiuti. Grazie anche alla ‘distrazione’ offerta dal tragico epilogo del rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana, la pur tragica fine di Impastato viene ‘coperta’ dalla ricostruzione dei Carabinieri secondo cui era morto mentre stava effettuando un attentato dinamitardo ad un treno. E presa per buona da quasi tutta l’informazione. Ma i suoi compagni, politici e non, scelgono di ‘non mollare’, scoprendo ed affermando infine la verità dei fatti.

Scendendo più a Sud, e rimanendo all’oggi (e, nel caso specifico, anche all’ieri ed al domani) la Sicilia è cambiata grazie anche ai giovani che sulla scia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si sono impegnati contro la mafia, e le mafie, non solo a parole. Ma i veleni del ‘caso Crocetta‘ fanno chiudere un altro cerchio, politico, storico e comunicativo. Ed aggiungono tasselli alla riflessione su Meridione e comunicazione.

Il ‘caso Crocetta’ piuttosto definire si dovrebbe il caso dell’informazione. Indicativo. Di dinamiche oscure che ancora allignano, e si rafforzano, in tutta Italia ed in Sicilia. Ma più di tutto indicativo nel senso di tempo verbale. Un episodio da tenere bene a mente. Presunta intercettazione tra Matteo Tutino, medico siciliano ora arrestato, ed il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. Rivelata da l’Espresso (e da un giornalista con cui Crocetta aveva interrotto il rapporto di lavoro presso l’Ufficio stampa regionale). Nella fattispecie il sanitario l’avrebbe detta davvero grossa a proposito di Lucia Borsellino, figlia del magistrato Paolo fatto saltare in aria dalla mafia in Via D’Amelio il 19 Luglio 1992. Avrebbe profferito che “va fatta fuori. Come suo padre”. Vista la fine del genitore, e visto che lei era, e lo è stata sino a quando non si è dimessa il 2 Luglio 2015, Assessore alla Sanità della Regione Sicilia, sarebbe affermazione intollerabile. Ed ancor più intollerabile il fatto che Crocetta avrebbe taciuto. Dopodiché. “Avrebbe, sarebbe…” sono i condizionali che abbiamo ripetutamente utilizzato. Ché sulla vicenda vediamo usato solo, al passato prossimo, l’indicativo. Cioè si dà per scontato il fatto che l’evento sia avvenuto, pur senza alcuna conferma. Anzi con smentita da parte dei responsabili Giudiziari e delle Forze dell’ordine. Indicativo, quindi ed anche, di un comportamento che intollerabilmente ragiona di fattoidi come fatti e trasforma il condizionale in indicativo. Con conseguenti lapidazioni e telefonate di solidarietà dai massimi livelli istituzionali. Possiamo essere smentiti da fatti. Ma i fatti sono tali quando lo diventano. Se il giornalismo è la verità del momento, come raccontava Leonardo Sciascia riferendosi ad un episodio della Guerra Civile spagnola, è molto incivile parlare, e lavorare, partendo da altro.

Abbiamo attraversato realtà ‘del Meridione’ e ‘dal Meridione’ estremamente significative. Nel bene. Nel male. Tutte esempio di come si passi dal locale al globale, e dal globale al locale. E’ la scommessa su cui si gioca, ora ed in prospettiva, la comunicazione del e dal Meridione. Da cui è venuto, e viene, il meglio ed il peggio anche nel campo della comunicazione. Il coraggio dell’innovazione e della trasparenza. Le panie della resistenza e dell’intorbidamento. Dal locale al globale e dal globale al locale si può, si deve, cercare di valorizzare il meglio e contrastare il peggio. E’ la scommessa sulla quale si gioca, ora ed in prospettiva, la comunicazione ‘del’ e ‘dal’ Meridione.

E’ la nuova ‘Questione Meridionale’.

 

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