sabato, Giugno 19

Meriam, talvolta il lieto fine è possibile field_506ffb1d3dbe2

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 Meriam Yehya Ibrahim_Lapo Pistelli

 

Non è il genere di articoli che vi aspettereste da me. Ma sono davvero felice di poterlo fare. Perché questo Paese, talvolta, ci sorprende con sussulti di buona reputazione.

Mi ha commosso quella foto del Viceministro degli Affari Esteri Lapo Pistelli che scende dalla scaletta di un aereo della Repubblica Italiana con un bimbo in tshirt gialla in braccio. Davanti a lui, una giovane donna (non lo credereste che ha solo 27 anni) provata ma sorridente ed una bebè di neanche due mesi, Maya, stretta al cuore. Addosso ha una maglia arcobaleno, i colori della pace.
Lei è Meriam Yehya Ibrahim, la donna sudanese inizialmente condannata a morte nel suo Paese in quanto non ha abiurato la fede cristiana. Una storia che pensavamo sepolta nei secoli, quando il martirio era una regola per chi credeva in Cristo e nel Regno dei Cieli. E invece si era prepotentemente riproposta ai giorni nostri.

In una vicenda dolorosissima: nata da padre musulmano, Meriam si è convertita dall’Islam alla religione cristiana in età adulta, quando ha sposato un cristiano, Daniel Wadi. L’uomo ha doppia cittadinanza sudanese e statunitense ed è in sedia a rotelle a causa di una malattia. Da lui ha un figlio, Martin (quello in braccio a Pistelli), ed era incinta quando è stata condannata e incarcerata.  

Condannata perché? Fu arrestata con l’accusa di apostasia e adulterio: apostasia contro la religione musulmana, adulterio perché non veniva riconosciuto valido il matrimonio cristiano, dunque conviveva more uxorio. A denunciarla fu un membro della famiglia e fu incriminata formalmente per apostasia il 4 marzo 2014. A maggio è stata condannata con una pena di cento frustate e morte per impiccagione.

Questa vicenda ha suscitato un forte movimento di protesta nel mondo, tanto che si sono avute manifestazioni e appelli per la sua vita, anche attraverso i social media, da Facebook a Twitter.

Nel frattempo Meriam partoriva, in catene, la sua piccina e giungevano fino a noi i suoi dubbi che la neonata potesse aver subito handicap fisici in questo parto inumano.

Lo scorso 23 giugno, la Corte d’appello di Khartum ha annullato la sentenza di condanna nei suoi confronti,  prosciogliendola da tutte le accuse. La donna e i due figli sono stati rilasciati dal carcere.

Il suo calvario, però, non era finito. Contro Meriam era in piedi un vero piano persecutorio, da parte della sua famiglia d’origine: il 24 giugno Meriam, il marito e i due figli sono stati arrestati dall’intelligence nazionale all’aeroporto di Khartoum, per «preoccupazioni di sicurezza nazionale».
La famigliola si trovava in aeroporto per espatriare: probabilmente erano consapevoli che l’accanimento non era finito.
Meriam è stata interrogata dagli inquirenti (parleremmo, per giusta causa, d’inquisitori) per presunte irregolarità nei documenti di identità, d’altronde emessi dai diplomatici sudsudanesi e dagli Usa.
La donna è stata accusata di averli falsificati, reato punibile con il carcere fino a sette anni.
Dopo tre giorni di ansia è stata rilasciata e si è potuta riunire con la famiglia.
Tutti il 26 giugno si sono rifugiati nell’Ambasciata Usa, in attesa di poter lasciare il Paese verso questa destinazione.

La famiglia della donna non si è arresa. Il padre ha presentato alla Corte un ricorso affinché la figlia fosse dichiarata musulmana; se tale richiesta fosse stata accolta, il matrimonio di Meriam sarebbe stato dichiarato nullo; ma alla prima udienza il ricorso è stato ritirato. Ma il padre non s’è arreso. Appena una settimana fa, il 18 luglio, ecco un nuovo ricorso contro la sentenza della Corte suprema che aveva consentito di rilasciare Meriam.
Intanto… Meriam e famiglia son partite: verso l’Italia, dove si tratterranno un paio di giorni, prima di volare negli Stati Uniti, giacché il marito è anche cittadino americano.

Questa è la storia, che apprenderete, in varie versioni, pur se la sostanza è quella, da tutti i media.

Di mio vorrei mettere alcune riflessioni ‘collaterali’, che mi sono venute riflettendo sulla vicenda che ha, ancora una volta, colpito una donna. Non sappiamo se c’è un omologo di Meriam in Sudan, ovvero un cristiano ex musulmano, condannato per apostasia. Anche lui sarà stato condannato a morte? Anche a lui sono state riservate 100 frustrate? Non emerge se questa ‘condanna accessoria’, nel caso di Meriam, sia stata eseguita. Mi chiedo: come sopravvivere, incinta, a 100 frustrate? Ridotta ad un ammasso di carne sanguinolenta, deprivata di umanità.

Una nuova stagione persecutoria si è aperta, da anni, contro chi si professasse cristiano, e non solo in Sudan

Gli attacchi alle Chiese, l’uccisione di sacerdoti e missionari, le neo-persecuzioni contro i cristiani. Tornano in mente le ‘beatitudini evangeliche’, quelle del Discorso della Montagna, riportate nel Vangelo di Matteo: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia»

Una cosa mi appare, però, incoerente sotto il profilo politico. E’ stato un grande gesto quello di cui si è reso protagonista in prima persona Lapo Pistelli, che è una persona a cui sono molto affezionata. E’ il padre stupendo di tre figli (lo si vedeva da come teneva stretto a sé il piccolo Martin). E penso alla sua storia personale, rimasto orfano a tre mesi, per l’incidente che lo privò del suo giovane padre Nicola. Sapere questa cosa di lui mi ha sempre assai intenerita.

Meriam Yehya Ibrahim_Lapo Pistelli_Matteo-Renzi_3All’arrivo c’era il Presidente del Consiglio Matteo Renzi; c’era il Ministro degli Esteri Federica Mogherini. A loro vorrei chiedere: Come è possibile? Vi mostrate così umani nei confronti di Meriam e allo stesso tempo nella votazione all’ONU, presso la Commissione Diritti Umani, che decide per la formazione di una Commissione internazionale di inchiesta su presunti crimini di guerra commessi da Israele nella Striscia di Gaza, vi astenete? -peggio: a nome e per conto degli italiani vi/ci asteniamo?    I bambini morti, gli ospedali distrutti nella Striscia di Gaza, non meritano un approccio ‘umanitario’? Che hanno di diverso le Maya e i Martin di Gaza dai figli di Meriam?

E ancora: per un jeu de l’esprit, immaginiamo Meriam musulmana (moderata), perseguitata in un Paese cristiano. Avreste agito egualmente?

Ma ora gioiamo per quest’arrivo; per questo lieto fine. Per indignarci sulle grandi ingiustizie del mondo abbiamo tutto il resto della vita.

  

 

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