mercoledì, Giugno 23

Mercurio oggi offusca il Sole

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Mercurio è il pianeta più piccolo dell’intero sistema: sulla sua superficie l’accelerazione di gravità è mediamente pari a circa 0,3 volte quella terrestre e la sua orbita, data la posizione, è anche la meno circolare degli otto o più pianeti che rappresentano le frontiere interne della nostra vita. Rispetto alla Terra è 15 volte più eccentrica. Tuttavia la sua superficie, nonostante la vicinanza al Sole, vive la maggiore escursione termica, con temperature che vanno da -170° C. agli oltre 400°; l’assenza di un’atmosfera non aiuta certo la termodistribuzione e rende il corpo particolarmente esposto alle turbolenze solari.

Un’altra caratteristica di Mercurio è la superficie fortemente craterizzata, che indica l’inattività geologica da miliardi di anni. Sono segnali importanti, corroborati poi dalla fisica galileiana. Galileo Galilei compì, infatti, le prime osservazioni telescopiche di Mercurio all’inizio del XVII secolo, quando le trascendenze lasciavano posto ad un’analisi dettagliata che il grande scienziato italiano ha compiuto sistematicamente con i suoi telescopi, con una impostazione metodologica che trovava in Newton e nello stesso Galileo i massimi esponenti, contrapponendosi alla fisica aristotelica e dando alla scienza lo scopo di spiegare gli eventi e più ancora nell’inquadrare i fenomeni in leggi sempre più generali con formulazioni matematiche e misurazioni dimostrate. Ma gli strumenti del tempo avevano grossi limiti e lo straordinario scienziato pisano, che era riuscito a osservare Venere e le sue fasi, scrutò con molta difficoltà quanto c’era oltre, ma poi le ciclicità di Mercurio teorizzate da Johannes von Kepler furono confermate nel 1639 dall’astronomo catanzarese Giovanni Battista Zupi, fornendo la prova definitiva che Mercurio orbitava intorno al Sole.

Ma la prima documentazione di Mercurio è avvenuta non molto tempo fa attraverso fotografie della superficie realizzate dall’astronomo greco-francese Eugène M. Antoniadi che all’inizio del ventesimo secolo ne delineò le mappe, individuando molti crateri causati da impatti, presumibilmente di asteroidi, e definendo anche numerose dimensioni: le voragini più piccole di Mercurio hanno diametro minore di 10 km, quelle più grandi superano i 200 km. e date le vastità dei diametri, prendono il nome di bacini. Al centro di molti crateri s’innalzano piccole formazioni montuose, spesso riempite da antiche colate laviche ancora evidenti. Nel giugno del 1962, alcuni ricercatori delle fredde steppe sovietiche, diretti da Vladimir Kotelnikov effettuarono importanti osservazioni radar, a cui seguirono altre indagini dall’America con il radiotelescopio di Arecibo che stabilì la durata della rotazione in 59 giorni circa.

Nel 2000, proprio grazie al dispositivo statunitense, è stato possibile risolvere per la prima volta dettagli superficiali sulla porzione denominata bacino Caloris dal diametro di circa 1.500 km, constatando che invece di essere una depressione naturale, la grande vallata individuata sia un cratere d’impatto aggredito da un frammento celeste lungo almeno 100 km. Che ci sia ghiaccio d’acqua è un’ipotesi sostenuta da numerosi scienziati. Al momento è ancora un po’ presto per avere una risposta definitiva. Intanto sappiamo con certezza che l’orbita di Mercurio risulta essere ellittica solo in prima approssimazione. Il pianeta si muove tra 46 e 69 milioni di km. ma con variazioni dovute alle perturbazioni da parte degli altri pianeti, viaggiando a 48 km/s e impiegando 58,6 giorni per compiere un giro su sé stesso: in questo modo la durata del giorno solare è di 176 giorni terrestri.

La macchietta nera che si osserverà oggi e che si illuderà di coprire la luce del grande Sole per quasi un’intera giornata è un corpo celeste che ha molte somiglianze con la Luna, ma la sua struttura interna sembra più vicina a quella della Terra anche se le regioni interne non sono compresse come le nostre e pertanto si suppone che il suo nucleo debba essere relativamente grande e ricco di ferro fuso elettricamente conduttore circondato da un mantello dello spessore di 500–700 km. composto da silicati. Uno studio pubblicato nel 2007 ha rilevato una presenza debole del campo magnetico, ma sufficiente da deflettere il vento solare e ridurre l’erosione a cui è soggetta la superficie in presenza di questi fenomeni.

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