giovedì, Ottobre 21

Mercosur: tocca al Venezuela?

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Una dichiarazione nitida e formale che porta automaticamente alla guida dell’organo il Venezuela e che in data 30 luglio se ne è fatto subito carico con la Cancelliera Delcy Rodríguez pronta a ribadire come il passaggio dell’incarico non sia fatto da sottoporre al vaglio dei membri dell’organo, bensì atto automatico e chiaramente regolamentato. Venezuela quindi che assume la presidenza del Mercosur con l’invito di Rodríguez a «mantenere l’unità del Mercosur, con il fine di non avere ripercussioni negative sul blocco stesso, sui diritti dei lavoratori e sui diritti sociali». Tuttavia non sembrano dello stesso avviso gli altri paese ed il primo ad esplicitare una chiara reazione è proprio in Paraguay. Sui quotidiani di Asuncion è repentina la descrizione di un Mercosur che per la prima volta si ritrova privo di una leadership cosa che fa ben pensare a quella che è la strategia che da qui ai prossimi giorni prenderà chiaramente forma tra gli antagonisti del Venezuela: non riconoscere la sua presidenza pro tempore. Una sorta di delegittimazione di fatto che non potrà che generare tensioni e malumori in sede di confronto senza tuttavia, ma che non arriverà al punto di far venir meno l’unità regionale per un motivo molto semplice: all’orizzonte vi sono i dialoghi con l’UE per un accordo commerciale proprio con il Mercosur e quindi un obiettivo troppo importante per i delicati equilibri economici della regione. Pertanto la polemica interna dovrà presto lasciare spazio al più importante obiettivo economico da raggiungere e per il quale è vitale l’unità nonostante la discordia. Ovviamente in queste prime battute della nuova presidenza pro tempore  Mauricio Macri, presidente della Repubblica Argentina, non cesserà di proporre la propria candidatura alla presidenza dell’organo stesso proprio per quel confronto con l’UE che tanto preme alle strategie internazionali dello stesso paese del Cono Sud. Sulle motivazioni in sfavore del Venezuela esplicate a livello mediatico si è già detto, ma occorre addentrarsi negli equilibri regionali per comprendere quanto di vero c’è nelle accuse mosse a Caracas. Al governo venezuelano si è da sempre richiesto un impulso alla diversificazione produttiva e all’implementazione infrastrutturale quali fattori cardine per una sostenibile integrazione regionale. Parametri non raggiunti, ma che non stridono nell’incoerenza generale di un partenariato che mai è riuscito ad armonizzarsi in un’ottica di mercato comune. Primo fra tutti è proprio il Brasile a non scendere a patti con i propri partner sulla riduzione delle barriere doganali. Il gigante carioca ha sempre mantenuto un profilo di leadership all’interno della compagine regionale tanto da spingere lo stesso paese a comportarsi liberamente nella gestione degli scambi commerciali intraregionali. Un comportamento che finisce nei fatti con l’ostacolare la finalità stessa del Mercosur e che ne ridimensiona gravemente l’interconnessione commerciale soprattutto per quei paesi di minore rilievo economico-politico quali Uruguay e Paraguay. Altro aspetto da considerare è che fino ad un anno fa la connotazione politica del Mercosur era più che omogenea vista la predominanza di paesi di matrice socialista, ma ad oggi il quadro si è completamente ribaltato con il Paraguay che trova alleati politici nei governi di Argentina e Basile (presidenza ad interim in attesa del verdetto sull’impeachment di Dilma Rousseff) e che assume connotati più neoliberali. Una trasformazione che pone ai margini il Venezuela inamovibile dalla propria impronta socialista contando solo sul più cauto e moderato Uruguay e soffrendo l’antagonismo interno di un’opposizione politica poco incline a rispettare i parametri di democraticità tanto contestati al governo legittimo di Maduro.

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