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Nonostante i dati macro positivi in Europa, le turbolenze in Ucraina fanno sentire il loro peso, compromettendo gli scambi di Borsa. In seguito all’insaprirsi delle tensioni tra Russia e Nato scaturite dagli ultimi sviluppi in Crimea, i mercati azionari hanno preso la strada dei ribassi. La notizia dell’assalto e occupazione del Parlamento e del Governo di Simferopoli ha avuto un impatto anche sul valutario.

La moneta del Paese dell’ex blocco sovietico ha subito un calo del 17% in due settimane, un arco di tempo durante il quale la hryvnia ha chiuso in ribasso praticamente sempre. Il 13 febbraio ci volevano 8,41 hryvnie per ottenere un dollaro. Oggi ce ne vogliono ben 10,15. Il leader ucraino ad interim Oleksander Turchinov ha fatto sapere che eventuali movimenti di truppe russe in Crimea, al di fuori dei confini della basa navale del Mar Nero, sarebbero da interpretare come un atto di aggressione.

A Roma da segnalare l’esito record per le aste dei titoli di Stato con il nuovo Btp a 10 anni che è stato collocato per 4 miliardi di euro. Il rendimento ha raggiunto il minimo da ottobre 2005, al 3,42%. Raccolti anche 3 miliardi di euro in un’emissione separata, quella di Btp a cinque anni. Per ottenere debito di questa durata il Tesoro ha sborsato il 2,14% il livello più basso dalla nascita dell’euro.

Sul versante macro finalmente arrivano notizie positive dal capitolo imprese, con la fiducia delle aziende italiane che è salita al massimo di due anni. Si tratta del quarto rialzo mensile consecutivo che consente all’indice, il quale per la verità partiva da livelli molto bassi in ottobre 2013, di attestarsi in area 87,9, il valore più elevato da ottobre 2011.

Più in generale nell’area euro la fiducia dei Paesi membri dell’Unione Europea nell’economia della zona euro è rimasta invece invariata. L’indice Esi (Economic Sentiment Indicator) calcolato dalla Commissione Ue, ha segnato un incremento di 0,2 punti sia per l’area dell’euro, in area 101,2, sia per il blocco a 28 (in questo caso a quota 105).

Continua nel frattempo il terremoto geopolitico in Ucraina, ma l’epicentro si sposta da Kiev a Simferopoli. Uomini armati non identificati hanno preso possesso questa mattina del Parlamento e del Governo nel capoluogo della Crimea, Repubblica autonoma russofona in preda a tensioni separatiste.

A riferirlo è stata l’agenzia di stampa russa ‘Interfax’, precisando che gli uomini armati autori del blitz hanno issato bandiere russe. L’ex Presidente ucraino in fuga Victor Yanukovych, intanto, pare sia volato a Mosca. Dopo l’assalto il ministro degli Interni ad interim ucraino, Arsen Avakov, ha annunciato la messa in stato di allerta di tutta la polizia, forze speciali comprese.

La Nato ha avvertito che un eventuale intervento militare russo, ipotizzato nelle ultime ore dal Cremlino, sarebbe un errore da non commettere. Il capo dell’organizzazione occidentale Anders Fogh Rasmussen ha inviato un segnale chiaro a Putin in questo senso. Mosca si dovrà astenere da qualsiasi azione in Crimea che possa portare a una “escalation della tensione o a equivoci” nella crisi dell’Ucraina.

Le ultime vicende hanno affossato ulteriormente il valore della moneta locale. La hryvnia continua infatti a perdere quota. In due settimane il valore nei confronti del dollaro è sceso del 17% e in quell’arco di tempo ha praticamente chiuso in ribasso per ogni giorno di fila. Il 13 febbraio ci volevano 8,41 hryvnie per ottenere un dollaro. Oggi ce ne vogliono ben 10,15.

Secondo l’investitore George Soros l’Europa e la sua leader Germania devono stringere i legami con Vladimi Putin, Presidente russo, anziché continuare nel braccio di ferro diplomatico. Solo assicurandosi la Russia come un partner e non come un avversario nei giochi di potere internazionali, la rinascita ucraina sarà possibile.

In Eurozona, doccia fredda per la Spagna che ha ricevuto notizie poco confortanti dal fronte macroeconomico. Il Pil è cresciuto con meno intensità di quanto si pensava. Il rialzo della quarta economia dell’area euro nell’ultimo trimestre dell’anno scorso è stato rivisto a +0,2% dal +0,3% che riportato in precedenza. Sono aumentati così i timori circa la fragilità della ripresa dalla fase di recessione più lunga dai tempi del Dopoguerra.

A Piazza Affari gli investitori sono rimasti concentrati anche sulle notizie societarie e hanno punito Finmeccanica. Equita Sim, citando un articolo pubblicato sulla controllata Ansaldo Breda, sottolinea che la stima di perdite per 500 milioni nel 2013 è pari a circa il doppio quella attesa. Il tutto mentre un altro broker italiano, come riporta ‘Reuters’, ritiene plausibile «un write back della svalutazione sulle attività del 787, che potrebbero, in parte o totalmente, compensare queste perdite».

Ieri a scuotere gli investitori mondiali è stata un’analisi di Saxo Bank. Il capo economista della banca, Steen Jakobsen, ha detto di non vedere nulla di buono per il mercato azionario americano. Secondo l’esperto, infatti, nella seconda metà del 2014 assisteremo a un progressivo ripiegamento dell’indice allargato S&P 500, che subirà un calo del 30% dopo aver raggiunto i massimi nel range compreso tra 1.840 e 1.890 punti.

Ma questa è solo uno degli elementi negativi che l’analista vede per il futuro dell’economia mondiale. In base alle stime di Jakobsen, la crescita della seconda potenza economica al mondo, la Cina, nel corso dei prossimi due-tre anni si assesterà al ribasso intorno al 5%. Le autorità monetarie cominceranno a svalutare lo yuan e come se non bastasse Pechino perderà lo scettro di maggiore investitore e importatore al mondo.

Nel corso del 2014, poi, la deflazione prenderà piede in Europa e diventarà un grande rischio anche negli Stati Uniti. Il Pil tedesco segnerà una crescita negativa trimestrale nel quarto trimestre, mentre il Pil mondiale rallenterà al 3% a fronte del 3,7% del 2013. Ancora una volta, insomma, la ripresa sarà posticipata. E le banche centrali si chiederanno effettuare ulteriori tagli al costo del denaro

 

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