sabato, Novembre 27

Mercati sperano in Renzi il riformatore field_506ffb1d3dbe2

0

Italy Politics

Le tensioni politiche a Palazzo Chigi si fanno sentire appena sui mercati azionari. Senza grandi sconvolgimenti, i mercati dovrebbero premiare un’eventuale salita al potere di un riformatore come Matteo Renzi, anche senza passare dalla elezioni. Questa l’opinione degli osservatori. Il braccio di ferro tra Enrico Letta e il Segretario del PD per la leadership di Governo si è concluso schiarendo il destino del Paese. Stasera il Premier presenterà le sue dimissioni. Gli investitori dimostrano di apprezzare la fine della fase di incertezza e questo spiega la giornata tranquilla delle Borse.

In linea con le altre piazze finanziarie, Piazza Affari ha perso lo 0,17%, mettendo fine a una serie positiva di tre sedute. Tutto si giocherà all’interno del Partito Democratico. Una volta che la direzione del PD avrà approvato la proposta del sindaco di Firenze di aprire una nuova fase (si esprimerà in serata) lo stesso presidente del Consiglio, che attende da Roma andrà al Quirinale a rimettere il suo incarico nelle mani del Presidente della Repubblica, lasciando di fatto la strada spalancata al Segretario del suo partito.

Il Centro Destra di Angelino Alfano è pronto ad appoggiare Letta, ma solo se avrà il sostegno dei suoi. Renzi invece da parte sua, secondo le indiscrezioni di L’Espresso, punterebbe a pescare dall’Opposizione, racimolando consensi tra i deputati del MoVimento 5 Stelle, di Sel e della Lega Nord. Una cosa è sicura: saraà una giornata molto lunga per il primo partito nazionale, che rappresenta il centro sinistra, e per l’Italia.

Alla direzione del PD si è tenuta un’accesa discussione per decidere il da farsi. Durante il comitato nazionale Renzi ha dichiarato apertamente le sue intenzioni: aprire una fase nuova e far uscire l’Italia dalla palude. Il sindaco di Firenze sarebbe il terzo capo di Governo non eletto di fila da quando Silvio Berlusconi a fine 2011 ha rinunciato all’incarico dopo l’esacerbarsi della crisi del debito europea Letta, consapevole che i suoi giorni da Primo Ministro sono agli sgoccioli, ha cancellato una visita nel Regno Unito prevista per il 24-25 febbraio.

I mercati del debito fisso non si sono fatti prendere dal nervosismo. Lo Spread tra i rendimenti su Btp e Bund decennali si è ampliato appena sopra i 205 punti base. Allo stesso tempo il Tesoro ha fatto il pieno sul primario. Secondo gli analisti gli investitori accoglieranno positivamente l’ipotesi di Renzi Premier.

Niente panico sui mercati, dunque, la situazione è sotto controllo e diametralmente opposta a quella di due anni fa quando Berlusconi è stato convinto a lasciare il potere. Allora i tassi sui titoli a dieci anni italiani erano saliti oltre il 7%, soglia considerate rischiosa in termini di sostenibilità del debito. Oggi il valore, che serve per misurare il costo del denaro chiesto in prestito dallo Stato, è pari al 3,72%, poco sotto i livelli di ieri.

Le promesse della Bce di «»fare tutto il possibile» per salvare l’euro, le condizioni economiche esterne in miglioramento e alcune delle rifome strutturali varate dagli ultimi due capi di gabinetto, Enrico Letta e Mario Monti hanno contribuito al restringimento dello Spread con i rendimenti dei Bund decennali. Oggi le capacità dell’Italia di rifinanziarsi non sono più messe in discussione dagli investitori.

Il Tesoro intanto ha fatto ancora il pieno nell’asta, collocando l’ammontare di titoli a breve e medio termine previsti, per 7,5 miliardi, e sborsando il minimo dalla nascita dell’euro sui prestiti a tre anni. Disoccupazione in Grecia ai nuovi massimi. L’Eurozona ha creato una generazione di giovani le cui carriere sono compromesse per sempre.

«I mercati dovrebbero reagire positivamente alla notizia, nella speranza che il politico risoluto sarà in grado di varare le riforme promesse», ha osservato in una not ache ha preceduto l’asta di Btp a breve e medio termine. Wolfango Piccoli, managing director presso Teneo Intelligence da Londra. «Detto questo, la sua mancanza di mandato politico potrebbe complicare il suo compito arduo di mettere in pratica le riforme». Non è ancora ben chiaro, ad esempio, come sarà composta la nuova maggioranza parlamentare. 

Il Tesoro italiano ha allocato Btp per complessivi 7,5 miliardi. Nel dettaglio sono stati collocati titoli con scadenza dicembre 2016 per 3,5 miliardi al rendimento medio dell’1,41% dal precedente 1,51%. Si tratta del nuovo minimo dalla nascita dell’euro. Sono stati inoltre allocati bond con scadenza 2021 al rendimento del 3,02% dal precedente 3,17% e Btp con scadenza 2044 al rendimento del 4,59% dal precedente 4,99%. Il bid-to-cover è stato pari a 1,43 per i tioli a 3 anni e 1,37 per i bond a 7 e 30 anni.

La Bce intanto ha confermato la prospettiva di «un lento recupero» dell’economia nell’area euro. Ma nel suo ultimo bollettino mensile l’istituzione ribadisce anche che «la disoccupazione resta elevata» e nel frattempo «i necessari aggiustamenti di bilancio nei settori pubblico e privato continueranno a pesare sul ritmo della ripresa». «I rischi per le prospettive economiche continuano continuano a essere orientati al ribasso», avverte l’istituto di Francoforte.

Dalla Grecia arrivano notizie sconfortanti dal fronte del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è arrivato al 28%, più del doppio rispetto al 12% della media dell’area euro. Il numero di disoccupati è triplicato dal 2008. Le notizie negative infliggono un brutto colpo a chi sperava che il peggio fosse ormai alle spalle per Atene.

Se la percentuale di disoccupati è salita ai massimi di tutti i tempi in novembre non si può parlare di stabilizzazione del mercato del lavoro come hanno fatto le autorità elleniche. In ottobre il tasso era al 27,7%. Il numero di disoccupati tra i più giovani è il 61,4% del totale, una quota impressionante.

Le statistiche dicono che ci sono 3 milioni e 550 mila e 679 persone con un impiego in Grecia, 1 milione e 382 mila e 62 senza un lavoro e altri 3.376.643 classificati come inattivi. Negli ultimi mesi l’Elstat aveva annunciato che la disoccupazione si era stabilizzata, ma i dati di oggi dicono proprio il contrario. L’Eurozona ha creato una generazione di giovani le cui carriere sono compromesse per sempre.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->