domenica, Settembre 26

Meningite, ancora tanti i casi in Italia

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Un bimbo di 5 anni al Vito Fazzi di Lecce, un altro della stessa età ad Arezzo: si tratta solo degli ultimi casi di morti per meningite in Italia. Si tratta di un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello (meningi) e può essere di origine batterica o virale. Quella virale è piuttosto comune e decisamente meno grave e i sintomi sembrano quelli di una comune influenza. La più aggressiva è quella batterica, dove il meningococco C può provocare gravi lesioni. I sintomi sono quelli influenzali, a cui si aggiungono in un secondo momento febbre, cefalea intensa, fotofobia, nausea, vomito e convulsioni. Il contagio avviene sia per la batterica che per quella virale per via aerogena, attraverso lo scambio di secrezioni mucose come la tosse o il semplice bacio, oltre al condividere bicchieri, fazzoletti o asciugamani con una persona infetta.

E in Italia sono ancora tanti i casi di meningite, per fortuna solo di rado mortali. A volte fatale è la sintomatologia, scambiata, come detto prima, per una banale influenza. In tutto sono trentanove i casi di meningite registrati nel nostro Paese dall’inizio del 2015 e sette i morti. Quasi tutti in Toscana. Maria Chiara Pittalis, 44 anni residente a Seano nel comune di Carmignano, lo scorso 3 ottobre è stata ricoverata all’ospedale Santo Stefano di Prato per una meningite meningococcica C, cosa che ha fatto scattare l’emergenza profilassi per tutti coloro che sono stati a contatto con lei. Poi alla fine di novembre un ragazzo di 26 anni di Firenze finisce in prognosi riservata per un’infezione meningococcica. L’ultimo caso di meningite in Toscana all’inizio di dicembre scorso a Viareggio, dove una donna, appena arrivata all’aeroporto di Firenze dalla Romania, è stata ricoverata in ospedale. Immediata la profilassi: controllo per tutto l’equipaggio in servizio sul suo volo, sui viaggiatori, sulla navetta, sul treno, ai suoi familiari. Tanti, troppi i casi, che hanno fatto sì che la Regione Toscana avviasse una campagna pubblica sulla vaccinazione, che nella regione è gratuita. Si parla in Toscana di almeno 179mila persone vaccinate, di cui 102.639 nella fascia di età tra gli 11 e i 20 anni.

«La ripresa di questa malattia, nonostante i vaccini, si spiega in tre modi: il primo è una ripresa generale di tutte le malattie infettive legata al vivere in comunità e in situazioni di affollamento; il secondo è che il vaccino per questo tipo di meningite (non obbligatorio), che esiste in realtà da diversi anni, è sempre stato utilizzato molto poco; il terzo è che c’è un movimento ideologico che condanna e colpevolizza i vaccini in generale, accusati di patologie soprattutto nell’ambito dell’apprendimento e delle capacità cognitive», dice il prof. Massimo Delfino, Specialista in Medicina Interna e Malattie Infettive dell’Università La Sapienza di Roma, a Responsabile Civile. E proprio su questo tema è intervenuto l’Istituto Superiore della Sanità con le sue linee guida. Da queste si evince che gli effetti indesiderati del vaccino contro il meningococco C possono essere temporanei: rossore, gonfiore, dolore nel sito di iniezione, estremamente rari, ma come per qualsiasi altra vaccinazione possono causare reazioni allergiche di varia entità, che possono arrivare anche allo shock anafilattico. La vaccinazione dunque è controindicata solo «per chi ha manifestato reazioni allergiche gravi dopo una precedente somministrazione dello stesso vaccino o di un qualsiasi suo componente».

Pensare che invece proprio nella provincia di Massa Carrara è stato segnato un vero boom di vaccinazioni, con oltre 9mila dosi somministrate. A confermare i dati a ‘Il Tirreno’ la dottoressa Rosa Luzzoli, medico di igiene e salute pubblica: «La campagna sta andando molto bene. La nostra Asl è tra le prime in Toscana per numero di vaccinazioni. E non si è registrato alcun problema. Dei 21 pediatri in provincia, tutti hanno aderito e da giugno molti hanno vaccinato i pazienti evitando loro di raggiungere gli ambulatori dell’Asl. Lo stesso hanno fatto anche molti medici di famiglia: dei 152 che esercitano in provincia, 98 hanno garantito la loro adesione. Se non ci fosse stata questa collaborazione, il numero delle vaccinazioni non sarebbe certo così alto».

E allora perché tutto questo allarmismo? «La parola meningite ha da sempre scatenato paure e allarmismi», ammette il prof. Delfino. «In questo momento i casi in atto accentuano questo fatto. Eccessivo allarme? Non credo. Se questo allarmismo porta soprattutto le persone a rischio a vaccinarsi, allora benvenuto l’allarmismo. Prima di tutto c’è il vaccino che, nonostante non protegga al 100%, copre in alta percentuale dal rischio di contrarre la malattia. Altrimenti l’altra profilassi è quella antibiotica che viene data ai ‘contatti’, cioè a coloro che sono venuti a contatto stretto con il malato. Di questo però si occupano direttamente le strutture sanitarie una volta che vengono a contatto con questi casi». E le conseguenze della meningite non sono da sottovalutare: «Possono essere molto gravi perché le infezioni da meningococco sono infezioni gravi e molto rapidamente mortali. La meningite evoca molto il panico nelle persone normali, ma ci sono altre forme, come la sepsi fulminante, che colpisce bambini piccoli intorno ai 4-5 anni, che sono rapidissimamente mortali, ossia 24-48 ore dal sorgere dei primi  sintomi».

Realizzato in collaborazione con Responsabile Civile, testo redatto da Laura Fedel

 

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