venerdì, Maggio 14

Memorie da un pascolo di bufale field_506ffb1d3dbe2

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de girolamo

La giornata è tutta un’umidore e dunque lascia spazio all’isolamento da riflessione. A fare compagnia è lo scrollare instancabilmente le notizie che spuntano come funghi sui quotidiani on line e sulle agenzie. Un inseguirsi di allarmi, egocentrismi, disastri che demotiva a nutrire fiducia nel genere umano. Quando il famoso commediografo Mario Fratti mi punzecchia con un suo aforisma: ‘Io ho fiducia nell’uomo, malgrado l’uomo’, vorrei tanto che avesse ragione.

Purtroppo, questo bon mot mi trova in accordo solo per metà: la seconda. La natura sopravvive, malgrado l’uomo. Ma a fatica. Intanto l’uomo, oltre a dedicarsi al disegno di autodistruggersi, senza fretta, ma con una perseveranza degna di miglior causa, si esibisce in un’altra delle sue specialità: la produzione di bufale. In qualcuna crede, mentre usa qualche altra come cavallo di Troia per procurarsi vantaggi.

Prendiamo, anzi non prendiamo, se non con le molle, l’ultimo caso di perdita di un pezzo dell’Esecutivo italiano, la verace (come una ‘pommarola’) ministra delle Politiche Agricole (ça va sans dire) Nunzia De Girolamo. Dopo aver fatto resistenza alle richieste di dimissioni, in seguito all’emersione di certe sue opacità e ‘gestioni personalistiche’ della Sanità nella sua provincia di origine, Benevento, ha rassegnato il mandato nelle mani del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, che ha assunto l’interim del dicastero.

Nel frattempo, però, son circolate delle intercettazioni ambientali – c’è sempre una manina pietosa che diffonde certe registrazioni scottanti… – in cui la referente politica beneventana appariva un po’ troppo ‘comandona’ e convinta di un proprio ruolo di regista occulta degli affari sanitari locali. Da notare che, all’epoca di tali conversazioni un po’ oltre le righe, non era neanche ministro!

La collega Fabiana Giacomotti, con molta arguzia, nota in un suo articolo come l’esibizione ministeriale di una grande borsa Gucci sia un involontario boomerang per la famosa griffe. La sua riflessione è assai divertente: ‘Dunque, per tornare a Gucci, che cosa fare quando investi milioni per mantenere lo status sofisticato del tuo marchio e il tuo testimonial spontaneo non è sofisticato per niente? Niente, ovvio. Non puoi fare niente.

Burberry impiegò anni per dare un nuovo indirizzo al vissuto del marchio, finito fra i brand di riferimento dei rapper di strada, e Gucci, che per ironia della sorte spende milioni nella difesa dell’ambiente e del territorio e nel riciclo dei materiali, può solo sperare che quella foto, quell’associazione, venga cancellata dalla memoria collettiva, così come hanno fatto Hermès e tanti altri marchi di status nei giorni dello scandalo delle Olgettine. Un consiglio, però, si può dare: meglio stampigliare t-shirt, borse e valigie con logo più piccoli. Sono anche più chic.

Insomma, la Ministra che, per la sua ormai passata competenza aveva giurisdizione anche sulle bufale, ma su quelle in carne, latte ed ossa, ora si ritrova persino ad essere una vera e propria bufala  per un orgoglio del made in Italy.

Sempre a proposito della Ministra, ormai ex, s’era diffusa un’altra bufala, ovvero che fosse pronta al ritorno in Forza Italia. La Richelieu di Silvio, Francesca la Kapò (nemesi storica…) smentisce recisa: ‘Ha tradito, mai più con il suo padre politico’. Anche se si potrebbe trovare un escamotage, giacché il coordinatore di Forza Italia in Campania, Domenico De Siano, sembra, da una certa dichiarazione, almeno possibilista. 

La vicenda, alla mia memoria di elefantessa, ricorda un fatto lontanissimo, del 1960 riguardante Napoli: era sindaco Achille Lauro, un precursore del conflitto d’interessi, armatore ed editore col quotidiano ‘Roma’. Mio padre, all’epoca, gravitava nell’orbita del ‘Comandante’ e mai potrò dimenticare il mio esordio sul palco elettorale, a due anni, in braccio a Papà, mentre mia madre, di sotto, si agitava, perché qualche pervertito poteva spiarmi sotto il vestitino. Lauro fu disarcionato da un’abile piroetta politica di alcuni suoi supposti fedeli. Alberto Giovannini, allora direttore del Roma, scrisse un durissimo fondo dal titolo “I sette puttani” per commentare quel “ribaltone”. Si riferiva a sette esponenti monarchici passati alla Dc, capeggiata da Silvio Gava. La guida del Comune passò da Lauro, vincitore delle elezioni del 1958, alla Dc. I sindaci furono prima Vincenzo Maria Palmieri, poi Nando Clemente di San Luca (padre del famoso artista Francesco Clemente). In Parlamento c’è stato uno dei sette, Giuseppe Del Barone, deputato del Ccd (poi Udc), già presidente dei medici napoletani.

Sempre a proposito dell’esimia donna ombra di Silvio, mi ha sconvolta leggere che qualche quotidiano, in occasione della Giornata della Memoria, non trovi di meglio che raccogliere una sua esternazione ‘storica’, contenuta in un comunicato stampa che rappresenta la summa del suo pensiero in materia: «L’immane tragedia del popolo ebraico, il genocidio scientificamente programmato degli ebrei è stato l’atto più infame da quando l’uomo è apparso sulla terra. La giornata della memoria non è, non può essere semplicemente il cordoglio per un lutto atroce di un popolo a noi amico, ma è la solenne promessa di un altro futuro: dove l’odio contro gli ebrei non abbia più alcuno spazio, neanche nei recessi più bui della nostra cultura e di qualsiasi fondamentalismo religioso». Certo che è di molto migliorata da quando faceva l’addetto stampa al Ministero dei Beni Culturali al viceministro Francesco Giro! Scommetto che questo comunicato rappresenti il primo passo… per una sua discesa in campo. Oppure, siamo in attesa di un comunicato di Dudù, fate voi!

Passiamo alle bufale sportive. E lì fioccano. Se piovessero, stenderebbero un bel po’ di calciatori, allenatori, persino presidenti. Ieri mattina, su ‘Il Fatto quotidiano’, Tomaso Montanari commentava il ritratto di un gentiluomo settecentesco di Fra’ Galgario leggendovi le stigmate di una incombente rivoluzione e commentando l’espressione un pochino ebete del soggetto come specchio dei tempi. Ebbene, a guardare il soggetto, al netto della parrucca – che il critico diceva sembrava fatta col gessetto – veniva in mente una rassomiglianza inquietante con Massimo Moratti.

I tifosi interisti riconosceranno che, fra Mazzarri e Thohir che sonnecchia durante la partita, la bufala d’oro – succedanea del Tapiro – potrebbe essere assegnata all’ex patron nerazzurro, che al glorioso padre non regge neanche i lacci delle scarpe. 

La bufala più grande, una vera tramvata per noi tutti, l’ha rivelata ieri una ricerca di Bankitalia, ‘L’indagine 2012 sui bilanci delle famiglie italiane’. Malgrado la valanga di tasse che ci accerchia; malgrado l’aumento dei prezzi e del costo della vita, i ricchi diventano sempre più ricchi. I poveri sempre più poveri. Detta così, Monsieur de Lapalisse appare più acuto di un’aquila. Se, però, si aggiungono un po’ di percentuali, l’inquietudine sobbolle. Sembra, infatti che il 10% degli italiani possegga il 46,9% del Paese; e che il 50% delle famiglie deve stringere la cinghia con un reddito che non supera i 20mila euro l’anno.

C’è chi sta anche peggio. I giovani, ad esempio: ‘Negli ultimi 20 anni il reddito equivalente è calato di 15 punti percentuali nella fascia 19-35 anni e di circa 12 punti in quella 35-44. Ed è tra le famiglie sotto i 34 anni che nel 2012 si registra la diminuzione più marcata di ricchezza netta familiare.’ Insomma, quasi quasi, la bufala più grossa l’abbiamo fatta noi genitori, a far nascere i nostri figli in quest’Italia matrigna ed in piena crisi.

 

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