lunedì, Ottobre 25

Memoria contro Nulla

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Ieri mi è toccato in sorte di leggere la sentenza seguente: «Kubrick è inguardabile!» Stanly Kubrick. Il cretino che gli faceva da spalla, ha convenuto. Allora ho pensato che l’unica difesa da questa marea montante di inetti senza storia, sia quella di erigere, ciascuno, il proprio muro di immagini, così che l’altra parete resti bianca, in faccia a chi non ha nulla dietro di sé. E ci separi per sempre. L’elenco a sua volta cita quel capolavoro della ripetizione che fu il ‘Je me souviens’ di Georges Perec

Omar Sivori; la Citroen DS 19 che sembrava una tartaruga; «Le Brigate Rosse sono nere!», dicevano così…; le domeniche in cui era proibito usare l’automobile; le confessioni e il comandamento ‘non fornicare’; all’indomani della strage di Piazza Fontana la RAI non mandò in onda ‘Canzonissima‘ in segno di lutto; vinceva sempre Claudio Villa; Caterina Caselli cantava che «una rosa di sera non diventa mai nera»; «Di notte tutte le vacche sono nere» ci fu insegnato dopo; i diari illustrati della Marchesa Casati (lei nuda con una cintura dorata in vita) che si vendevano in edizioni pirata; pure le edizioni-pirata delle ‘120 giornate di Sodoma’; ‘L’Impossibile’ di Georges Bataille lo trovai su una bancarella ed era scritto a caratteri bianchi su pagina nera; il minorenne Ermanno Lavorini ucciso nella pineta di Viareggio; l’omicidio di Milena Sutter e il principale accusato: Lorenzo Bozano, il biondino dalla Spider rossa; l’Inghilterra vinse i mondiali di calcio del 1966 grazie a un gol-fantasma; pochi bagnanti sulla spiaggia di Ansedonia; gli ultimi sei minuti di Rivera nella finalissima col Brasile; lo choc per il gesto di Tommy Smith e Dom Carlos; l’unità sindacale detta anche ‘Trimurti’; la rivolta di Reggio Calabria; «Camerata/ basco nero/ il tuo posto/ è al cimitero!»; e i loro nemici: «Vogliamo la riforma/ del codice penale/ uccidere un compagno/ dev’essere legale!»; per tutta un’estate si usò l’aggettivo ‘allucinante’; per convincerci a dimetterla dalla clinica, nonna stilava l’elenco delle vicine di stanza che erano defunte; Gianburrasca e la pappa col pomodoro; «E quell’infame rise!»; le dichiarazioni d’amore: «Ti vuoi mettere con me?»; un giovane comico che diceva sempre «Qui siamo su a milleetré!», però non ricordo perché facesse tanto ridere; c’erano due soli canali Rai e, quando su uno iniziava una trasmissione, sull’altro appariva un triangolino bianco a intermittenza; Jimi Hendrix, ma anche James Brown; Adriano Celentano vinse il Festival cantando ‘Chi non lavora non fa l’amore’, e simulò un’amnesia nel corso della serata finale; ‘My way’ di Frank Sinatra; l’entusiasmo un po’ forzato per il ‘Nuovo Cinema tedesco’; le ossessionanti trasmissioni antifasciste; un comunista un po’ originale era Antonello Trombadori; Giovanni Leone fu eletto per un voto (506?); le immagini dell’assassinio di Bob Kennedy in un albergo di Los Angeles (l’omicida si chiamava Shiran Shiran e fu condannato a 99 anni di carcere); i colonnelli greci; Allende aveva un volto da gentiluomo; pur di vincere la Coppa Davis, andammo a giocare a Santiago la finale; Eddy Merckx, sempre in testa; Simpson morì al Tour de France, un giorno sul Ventoux ho visto una lapide in suo nome; a papà le nuotate di Mao ricordavano quelle di Mussolini; era molto chic mangiare al Café de Paris, in Via Veneto; si andavano a comprare le camicie a Latina e il professore di italiano mi disse: «Sei stato a Latina? Potevi comprarmi il pesce!»; per la prima comunione mi regalarono un orologio marca Tissot; l’hôtel Ritz a Place Vendôme; la neve a Roma nel marzo del 1970; il comandante Junio Valerio Borghese; il comandante Che Guevara; i cortei per Valpreda libero e il tassista mendace, Carmelo Rolandi; un tema in classe dal titolo ‘Scarpe strette’; a scuola c’era un campo di calcio in terra battuta; gareggiavo con Enrico a chi riuscisse a fumare un’intera sigaretta senza far cadere la cenere; la psicosi dei furti negli appartamenti; una scollatura di Kim Novak nel film ‘Pal Joey’; il primo funerale; andava di moda Sartre, poi il suo ‘Castoro’; i ‘tre giorni’ militari, a metà del secondo si rimpiangeva la scuola; mi portarono a pesca, io tirai su una rana e mi venne da vomitare; il mio primo punto a ping-pong, spigolo alla mia sinistra; luglio al mare e agosto in collina; Eugenio morì di leucemia a diciassette anni, il che lessi in un necrologio sul ‘Messaggero‘; il benessere del ceto medio coincise con l’inizio delle settimane bianche; tentai di buttare dalla carriola in un burrone una ragazzina che voleva sempre giocare con me; un compagno di classe s’inventava le fidanzate, una di Bari in particolare; il primo incidente d’auto: avevo una macchina in affitto e il noleggiatore la prese a male; i telegiornali con le fotografie; i settimanali hard uscirono nel 1973; Gigi Riva parlava a bassa voce, Rivera parlava in buon italiano; il ciclo infinito di Franco & Ciccio; Louis de Funès; alla televisione davano due film a settimana, gli italiani il lunedì e gli americani il mercoledì; le prime radio private; gli zingari alla frontiera tra la Francia e la Spagna; la domenica alle sette si poteva vedere la partita in tivvù senza sapere il risultato; chi diceva ‘tivvù’, chi diceva ‘tele’; vinsi al totocalcio proprio all’ultimo minuto grazie a un gol di Badiani; il primo viaggio in aereo da Roma a Palermo; l’incidente di Punta Raisi; uno studente che conoscevamo salì a Firenze per lavorare alla Biblioteca dopo l’alluvione del 1967; a Roma non c’era mai la nebbia; i temporali di metà ottobre; le puttane in vespa; in Babbo Natale non dovevamo credere per forza; le figurine Panini a 10 lire al pacchetto; giocavo benissimo a flipper; la banda Cavallero; i miei andavano al night dove cantava Fred Bongusto, che era uno tipico da night; la moda dei ciondolini d’argento; il primo regalo costoso a una ragazza fu un braccialetto d’oro (6 mila lire); le penne a più colori; l’astuccio che il migliore della classe teneva in bell’ordine; detestavo ‘L’Isola del tesoro’; dopo le mini vennero le maxi e infine le midigonne; uno chansonnier da spiaggia che si chiamava Antoine e che aveva i capelli lunghi; le magliette colorate stile Beatles; a scuola, ogni tanto, si faceva a botte; i basettoni; il senza-reggiseno come simbolo di liberazione sessuale; un bacio davanti alla fermata del 38 barrato, preso di folla; il primo pranzo fuori con mio padre al ‘Consolato d’Abruzzo’; la ‘Cristoforo Colombo’ in crociera fino a Gibilterra; l’Alfa Romeo 2600 sprint, che nel 1967 aveva già l’alzacristalli elettrico e l’accendisigari; il Kempinski a Berlino; non studiavo chimica e sapevo soltanto la differenza tra organica e inorganica; Benvenuti-Griffith e la rivincita di Cassius Clay contro Frazier; le visite oculistiche; per cena, in un albergo nelle langhe, si doveva scegliere tra minestrina e minestrone; Gimondi Motta Dancelli Zilioli Zandegù, e uno sprinter di nome Taccone; il tandem Beghetto-Bianchetto; il processo a ‘Ordine Nuovo’; il trauma di quando lessi del massacro del Circeo; Pietro Mennea con l’indice alzato in segno di vittoria; dopo Estudiantes-Milan, finale di coppa intercontinentale, un giocatore argentino fu incriminato per lesioni; il museo delle cere di Parigi; il gusto dolcissimo della panna nelle gelaterie di Palermo; il pane con le panelle; Giacomo Agostini su MV Agusta; e quando morì Pasolini, il suo grande avversario; il giornalista Di Mauro scomparve e si diceva che la mafia lo avesse murato (ma forse c’entrava il caso Mattei); ‘Sindaco Petrucci Quanto Rubasti?’ ‘Rubai Quanto Potei, Santità!’; Pietrangeli contro Panatta; tutte le mode che non ho seguito; mi facevano impressione le svastiche; l’omicidio di Giancarlo Esposti; il mito del peronismo; il ristorante ‘Simpson’, a Londra; una festa paesana a Russi, in Romagna; Nasser e Golda Meir; i film con John Wayne, che a metà mi addormentavo; il paese dei balocchi; Piccadilly Circus; durante uno show al ‘Moulin Rouge’ un delfino tolse il reggiseno a una spogliarellista; Dubcek, Svoboda e Jan Palach; le feste e il gioco della bottiglia; alle elementari ci davano le bacchettate sulle mani; la notte della vigilia si giocava a baccarat; le donne in vetrina ad Amsterdam; le noiosissime visite scolastiche ai musei; i primi di giugno a Roma, il cielo eternamente azzurro; Stanlio e Ollio erano tristi; alla rosticceria sotto casa mettevo in conto i supplì; faceva molto intellettuale andare in giro con ‘Panorama’ o ‘Espresso’ sotto il braccio; il Napoli di Vinicio allenatore; un mezzofondista che si chiamava Marcello Fiasconaro, nato in Sudafrica; quando usciva l’ultimo di Lucio Battisti; i pantaloni a campana; mio padre arrivava con la macchina nuova e andavamo tutti a fare un giro; ho visto giocare Eusebio; la mestizia di ogni 7 di gennaio; il diario segreto con la chiavetta e una minuscola cassaforte con la combinazione; la paga di 300 lire a settimana; una cantante scalza dai piedi, peraltro, orribili; c’erano i maniaci negli autobus; i primi fuochi d’artificio; le partite di pallone su una spiaggetta 30 metri per 15 e i tuffi in acqua, sudati come si era; Giacomo Mancini e lo scandalo Anas: “Si scrive leader, si legge lader!”; il ciclo di film coi protagonisti che avevano il «brutto male»; lo slalom parallelo tra Gustavo Thoeni e Ingemar Stenmark; una bella quattrocentista francese che si chiamava Colette Besson; l’Alfonso XIII, a Siviglia, con l’ascensore tutto d’oro; i picchiatori di destra erano ‘picchiatori’ ma i picchiatori di sinistra erano ‘di sinistra’; al torneo di scacchi ‘Caissa’ arrivai quinto; le pizzate di fine anno scolastico; Charlie Brown; Laver, Rosewall e Santana; la prima volta che tornai da scuola a casa da solo; aspettavo l’eclissi totale di sole ma infine decisi che non me ne fregava niente; non ci si fidava dei tassisti; di venerdì santo la Rai programmava telefilm angoscianti; le domeniche delle palme e la palma sopra il letto; il parroco che benediva gli appartamenti; i problemi di matematica, dove c’entrava sempre di mezzo la frutta: sei pesche, due chili di mele…; Risorgimento: il lunatico Mazzini, il gelido Cavour, l’inquieto Garibaldi e «l’espressione geografica» di Metternich; ogni paese del mondo aveva- anche se non le aveva- industrie siderurgiche, metallurgiche e meccaniche, e produceva- anche se non li produceva- cereali, ortaggi e frutta; a un saggio di ginnastica saltai in alto un metro esatto; i cortei sotto casa e quasi tutte le serrande abbassate; in un Luna-Park di Palermo andai addosso a un bimbo con l’autoscontro e il padre ce l’aveva messo apposta, sulla macchina, perché venisse ferito e, soprattutto, risarcito (cosa che zia Vittoria dovette fare); almeno una volta alla settimana scoppiava una bomba; il referendum perduto da De Gaulle; le pistole ad acqua; le partite a pallone nel parco e le porte fatte di due sacchi da ginnastica; nei parchi le fontanelle; la pizza bianca, o rossa, o con le patate; “Se vuoi bere un prodotto genuino, aranciata San Pellegrino!”; il suicidio di Tenco, sotto silenzio; il pilota austriaco Rindt vinse il mondiale conduttori da morto, perché aveva accumulato un vantaggio incolmabile sul secondo; Franco Freda, in piedi con un maglione bianco a collo alto mentre segue il processo per Piazza Fontana; nel 1971 uscì ‘Sacco e Vanzetti’ e tutti tornarono a parlare di Sacco e Vanzetti; lo schiaffetto della cresima; le postume infamie di ‘Lotta Continua’; Falconara si cambia; gli orologi giapponesi al quarzo; le signore perbene andavano in giro in tailleur e, fino alla fine degli anni Sessanta, portavano i cappelli; nel 1979 tutti leggevano Erich Fromm; nel 1980 ‘Frammenti di un discorso amoroso’; le caramelle Rossana; Bobby Sands; Fisher-Spasski: l’americano pretese che il pubblico non scartasse le caramelle se non a ragionevole distanza; i concorrenti più famosi di ‘Rischiatutto’: la signora Longari, il tabaccaio Marcello Latini, un certo Fabbricatore che rideva sempre e il supercampione, Massimo Inardi, esperto in parapsicologia; possedevo la miniatura dell’Aston Martin di James Bond; passata la frontiera, i tetti spioventi; con il ’68 finì la moda delle maggiorate ma in realtà era stata BB a sgominarle; i baroni all’università; il 6 politico, il 18 politico, gli esami di gruppo; i gialli a puntate in televisione e le telefonate tra parenti per scommettere su chi fosse l’assassino; ‘Tribuna politica’, l’appello elettorale; tutti i film di Stanley Kubrick e di François Truffaut erano meravigliosi.

 

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