giovedì, Maggio 6

MEMORANDUM LIBIA: Saif Al-Islam non può risolvere la crisi Intervista esclusiva a Francesco Strazzari, docente presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

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Memorandum on Libya: Fabrications against the State, Leadership and Army‘, è questo il titolo del memorandum scritto da Saif Al-Islam Gheddafi, il figlio dell’ex-rais libico pubblicato la scorsa settimana. L’’Herland Report’ ha divulgato il documento il 23 ottobre e ha deciso di condividerlo in esclusiva in Italia con ‘L’Indro‘.

Il memorandum è un pesante J’Accuse da parte di Saif contro l’Occidente, in particolare modo la NATO e la Corte di Giustizia Internazionale. L’autore punta, inoltre, il dito contro alcuni Paesi del Golfo e le milizie libiche. Ovviamente, è un Gheddafi a scriverlo, e quindi parte coinvolta in prima persona nelle questioni affrontate, iper tanto il documento pecca di dubbia parzialità e ha, probabilmente, un significato strettamente politico.

Ma l’obiettivo di questo articolo non è quello di capire quanto di vero vi sia riportato, ma è quello di analizzare il memorandum alla luce dell’attuale contesto libico. Abbiamo intervistato Francesco Strazzari, professore associato alla Scuola Superiore sant’Anna di Pisa e Senior Researcher al ‘Consortium for Research on Terrorism and International Crime’ del Nupi (Norwegian Institute of International Affairs) di Oslo, per dare una chiave di lettura del memorandum basata sull’attuale mosaico politico libico.

Leggendo il documento, oltre alla sua dubbia parzialità, quali sono secondo lei altri suoi limiti?

Allora, la Libia – come in molti sanno – è il Paese direi della ‘falsificazione di documenti’, ed è per questo che si deve andare sempre molto cauti. Per motivi di ricerca ho avuto modo di intervistare il personale degli uffici ONU cui incarico era quello di monitorare le sanzioni sulle armi alla Libia. Mi hanno mostrato pacchi di lettere false inviate dalle diverse milizie. In questi documento che ho potuto visionare personalmente si stabilisce una cosa e il suo contrario, vengono utilizzati sigilli falsi, firme altrettanto false. Quindi, la prima cosa che va valutata rispetto a un documento come suddetto memorandum è innanzitutto la sua veridicità, specie in un momento in cui la figura dell’autore stesso, Saif Al-Islam, è chimerica. Saif, infatti, da quando è stato liberato in realtà non è mai apparso.

Dove si troverebbe adesso Saif Al-Islam e cosa starebbe facendo?

E’ difficile dirlo con esattezza. Si è parlato di sue attività tramite un partito politico fondato – secondo quanto si dice – nel nord del Niger, poi se ne sono perse le tracce. Qualcuno ritiene che Saif si trovi dalle parti di Bengazi sotto la protezione di Haftar, qualcun’altra invece, in maniera malevola devo aggiungere, sostiene che in realtà non sia nemmeno vivo. L’unica cosa che si può asserire con certezza è che lo spettro di opinioni, congetture e ipotesi speculative è estremamente ampio.

Quali precauzioni, quindi, bisogna prendere in considerazione per leggere questo memorandum in modo corretto?

Innanzitutto il contesto libico e la questione dei documenti falsi. Questa è una premessa, a mio parere, necessaria. Quando si parla di documenti sulla Libia, l’intera operazione di analisi deve essere premessa al fatto che ci sono due elementi da considerare prima di tutto. Nel caso del memorandum, in primo luogo non sappiamo se si tratti di un documento autografo. Successivamente, dobbiamo tenere in mente che non sappiamo con certezza dove sia e cosa faccia il personaggio in questione. Sono due elementi di cautela enormi che stanno a monte.

Il secondo elemento importante riguarda la fase politica. Saif, una volta uscito dalla tutela di Zintan, diviene – secondo quello che è plausibile ricostruire – una figura importante per la legittimazione, o comunque per uno spostamento di consenso, dell’attore libico al momento più forte, cioè Haftar, l’uomo forte della Cirenaica e quindi del Governo con sede a Baida, di cui Haftar non è formalmente primo ministro.

Qual è il contesto attuale libico dove – secondo quanto sostiene l’Herland Report – oggi sta circolando questo documento?

In questi giorni si sta riaccendendo una guerra che riguarda il clan dei Wasrshafana, ovvero una tribù di circa un milione di componenti che si trova nell’ovest del Paese, nell’area coltivabile grosso modo della Libia.
E’ molto difficile in questo caso leggere la filigrana degli eventi, però fondamentalmente è interessante capire come proprio in questo momento in cui una serie di pianeti che in teoria si potevano allineare vengono a disallinearsi e, proprio ora, viene fuori questo memorandum.

Perchè è emerso solo adesso questo documento?

Non saprei leggerne gli intenti ultimi. Più da lontano, però, si può dire che il timing di pubblicazione del memorandum è un po’ sospetto. Un altro aspetto importante riguarda i media locali, i quali nelle ultime settimane hanno annunciato un ritorno di protagonismo di Saif A-Islam. Quest’ultimo vorrebbe ricoprire un ruolo importante in Libia, una Paese dove però permane una grande divisione. Il ritorno alle armi da fuco all’interno di un arco di forze che in teoria dovrebbe essere alleato, ovvero il clan Warshafana è una prima grande frattura, ma la grande linea di divisione corre altrove. Questa tribù è sempre stata filo-Gheddafi, questo va ricordato. Non si capisce bene questa dinamica e come leggerla nel contesto in cui è emerso questo documento. Pertanto, da un alto bisogna tenere presente l’autenticità del documento e dello stesso autore, dall’altra bisogna tenere bene presente il contesto in cui viene divulgato un documento del genere.

Perchè Saif avrebbe scritto questo documento?

Possiamo forse concordare tutti sull’intenzione di Saif di ritagliare per se un ruolo importante, dato il nome che porta. Vi è, poi, l’intero partito lealista dei Gheddafisti, il quale conta di addentellati per esempio molti importanti in Tunisia, o ha cercato di strutturarsi anche nel nord del Niger. Per quanto riguarda il Niger, è un paradosso abbastanza clamoroso, basta pensare che – come quanto si può leggere nel libro ‘il Ritorno’ di Hisham Matar – l’opposizione al regime Gheddafi venne organizzata nei Paesi vicini, inizialmente nel Chad e poi in Egitto. Si può quindi dire che l’opposizione si va strutturando nei Paesi limitrofi, e in questo caso sarebbero il Niger e la Tunisia. L’opposizione a Tripoli si struttura fuori dal Paese e, sostanzialmente, si potrebbe ipotizzare un tentativo dei Gheddafisti di riorganizzarsi. Segnalo, a tal proposito, un articolo molto interessante sul destino dei Gheddafisti pubblicato da J’en Afrique, nel quale vengono riportati tutti i profili dei Gheddafisti lealisti visti. L’articolo riporta in quale carcere si trovano, che trattamento hanno subito, in alcuni casi alcuni sono stati buttati giù dalla finestra, altri sono riusciti a riscattarsi. E’, comunque, chiaro che, nel momento in cui Saif viene liberato e ottiene la grazia, e quindi una riabilitazione politica che gli consente di viaggiare in tutta quella parte di Libia che non è sotto il controllo del fronte rivoluzionario (quella che una volta si chiamava l’operazione Alba), in tutta questa parte del Paese la sua figura potrebbe fare qualcosa.

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