martedì, Settembre 21

MEMORANDUM LIBIA: la ‘guerra semantica’ di Saif Al-Islam Seconda parte dell'intervista a Francesco Strazzari, professore associato alla Scuola Superiore sant’Anna di Pisa

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Nel momento in cui le guerre odierne sono anche guerre attraverso le parole, sono guerre in cui la parola definisce la guerra“. Oggi le guerre hanno molto a che fare concostruzioni semantiche’. La guerra per essere venduta oggi deve essere forgiata o in termini di costruzione della vittima, o di costruzione del carnefice. Queste sono le due polarità che governano la costruzione della giustificazione della guerra nell’età contemporanea“. La Libia 2011 fu una ‘costruzione semanticasulla polarità delrais-carneficeMuammar Gheddafi, il Memorandum on Libya: Fabrications against the State, Leadership and Army‘, scritto da Saif Al-Islam Gheddafi, divulgato da ‘Herland Report’ e in Italia da ‘L’Indro‘, è unacostruzione semanticasulla polarità opposta, quella dellavittimaLibia, la Libia dei Gheddafi, ma non solo, perchèesiste ed è palpabile una nostalgia del regime“, “nell’attuale quadro scomposto, il richiamo all’uomo forte è un richiamo importante“, “la memoria del passato non suona a tutti come velenosa, a qualcuno comincia a suonare come qualcosa che esercita un richiamo, ecco in questo si inserisce Saif“. Così  Francesco Strazzari, professore associato alla Scuola Superiore sant’Anna di Pisa e Senior Researcher al ‘Consortium for Research on Terrorism and International Crime’ del Nupi (Norwegian Institute of International Affairs) di Oslo, che prosegue e conclude con noi l’analisi del Memorandum iniziata ieri.

Professore, quale ruolo hanno avuto i jihadisti nelle proteste del 2011 e quale il ruolo dell’Occidente?

I jihadisti hanno avuto un ruolo importante in tutta una serie di partite. La figura più importante è Abdul Hakiem, è quello che prenderà il comando del comitato militare di Tripoli, ed è un veterano, uno che ha fatto le carceri in Libia, uno che è passato per la cattura all’estero se non ricordo male dell’MI6 britannico, tanto che lui ha poi minacciato di fare causa ai Servizi di sua Maestà britannica per le torture subìte in carcere nel momento in cui aveva recuperato legittimità la sua figura di leader della rivolta a Tripoli, dove però lui stesso è stato ridimensionato. E’ una figura che rimane abbastanza ombrosa, gli americani lo considerano la figura più importante con cui avere a che fare,  un moderato nel campo jihadista. In realtà, l’organizzazione a cui lui fa capo si ispira molto spesso a predicatori che vengono dalla penisola arabica. Derna è sempre stata una città molto vicina all’islamismo represso molto duramente da Gheddafi. Un ruolo importante è stato ricoperto dai Fratelli Musulmani, che sono quelli che invece vengono al potere sull’onda delle rivoluzioni e si riflettono nelle aspettative create da ‘Al-Jazeera’, e quindi dal Qatar. Il grande incontro dei Fratelli Musulmani vede due Stati dietro, che sono Qatar e Turchia, e la città più importante per questi due Paesi, ma soprattutto per Istanbul, è Misurata, che è sempre stata la Sparta del mondo libico, piena di arsenali; la città nella quale si è combattuta una delle battaglie più importanti, menzionata nel memorandum stesso. Misurata è sempre stata il punto di non mediazione. Decisivo per la sconfitta del regime fu il voltafaccia delle popolazioni delle montagne a ovest, non tanto gli elementi dell’islamismo jihadista. Un volta faccia probabilmente mediato dalle potenze del Golfo o occidentali, quando vennero meno i sostegni dell’Occidente.

Teniamo presente quando la tribù di Zintan  si prende Saif e se lo porta via in aereo dal Sud della Libia dove viene arrestato e detenuto. Zintan  è menzionato nei rapporti del team di esperti delle Nazioni Unite che monitorano l’embargo d’armi, perché, a un certo punto, c’è un ordine di armamenti che viene verso l’Europa dell’Est, presumo Ucraina, e questo ordine corrisponde a circa 26 aerei carichi d’armi  delle milizie. Quindi non stiamo parlando di piccole bande, ma stiamo parlando di piccoli eserciti che vengono costituiti, e sono proprio questi a detenere Saif Gheddafi. Lo detengono non riconoscendo  la condanna a morte che viene dal Tribunale di Tripoli, lo fanno apparire in videoconferenza, e però non c’è la sua estradizione. Poi c’è una seconda partita che oltre al Tribunale di Tripoli c’è la Corte Internazionale dei Crimini di Guerra, l’ICC, che a un certo punto lancia l’incriminazione contro Saif. Non so valutare quale sia il suo stato alla luce di queste incriminazioni, che mi sembra non abbiano avuto seguito, politicamente è un condannato grave per crimine di guerra,  però c’è da dire che il grado di credibilità dell’ICC in questo momento è parecchio basso. La politica internazionale sta facendo a meno della giustizia internazionale, la possiamo mettere così in questa fase.

Quello che Saif sostiene nel suo memorandum è che l’ICC abbia avuto due metri di giudizio, uno per la famiglia Gheddafi, condannandola, e uno più ‘blando’ per l’intervento NATO.

Queste accuse non sono nuove. E’ un argomento che non è nuovo, lo ritroviamo già nella guerra in Kosovo, nella guerra contro Belgrado e anche in quel caso la NATO venne fatta completamente esente da indagini. Faccio presente che anche gli alleati dell’Occidente all’epoca, cioè il Kosovo Liberation Army, venne messo sotto giudizio dall’ICC solo molto dopo la guerra, in un’indagine a seguire. Quelli che sono spesso riferiti come crimini della NATO non vengono mai messi nel mirino, quindi, ogni qual volta che di mezzo c’è la NATO emerge l’accusa d’impunità, da parte dei critici degli interventi NATO, la quale, del resto, agisce anche come polizia giudiziaria del Tribunale. Questa è una tesi che nasce nei Balcani e viene utilizzata da Saif, nel senso che dove c’è la NATO, quest’ultima agisce in uno stato d’eccezione rispetto alla legalità internazionale. In realtà mi sembra che, per esempio, ci sia stata l’incriminazione di alcuni dei comandanti che lavorano per Haftar per crimini di guerra; la Corte Penale Internazionale non è che è rimasta completamente inerte rispetto a quello che avviene in Libia. Quello che avviene in Libia ha diverse sfaccettature, dal momento che ci sono eserciti più o meno regolari, poi c’è lo Stato islamico, quindi di crimini di guerra ne sono stati commessi tanti.  Di quanto scrive Gheddafi nel Memorandum è vero che il grado di violenza e il numero di omicidi che si ebbe nel corso della repressione del 2011 è di gran lunga minore al grado di violenza e abusi sistematici dei diritti umani che abbiamo rilevato dopo. Quindi con una logica del poi, ma anche del mentre – perchè si capì subito questo-  è piuttosto evidente che la Libia entrò in una fase di fibrillazione da un punto di vista politico e di sistematico abuso già all’indomani della disfatta e dell’implosione del regime. Questo riguardò, per esempio, il trattamento delle popolazioni nel sud, tutte le popolazioni sconfitte, fino all’abisso che si spalanca nel 2014-2015, quando l’intera partita esce dal binario politico. Ci furono delle elezioni che ricordo vennero viste come incoraggianti, addirittura i media parlavano di un consenso nazionale liberale nel Paese, nel 2013. Da lì in poi fu un disastro. In particolare, e questo in qualche modo ha a che fare con la vicenda dei Gheddafi, il passaggio alla legge imposta dalle milizie, in particolare da quelle che faranno poi capo alla coalizione chiamata Alba della Libia,  che estromette dai pubblici incarichi  chi abbia avuto trascorsi con il passato regime. Quella legge che venne approvata in una Tripoli già militarizzata in cui le milizie già la facevano da padrone fu un punto di non ritorno poi si precipitò nell’abisso, perchè in parallelo a quella legge, tutti i tentativi da parte dello Stato libico del Governo di transizione, di confiscare le armi e di creare un principio di monopolio della forza vennero meno. Il tentativo che venne fatto inizialmente fu quello di cooptare le diverse milizie rivoluzionarie pagando loro lo stipendio, quindi chi si era impegnato nella rivoluzione era cooptato all’interno di un’organizzazione-ombrello, per cui non venne ricostituito un Esercito vero e proprio, ma si creò una rete di strutture armate e poi vennero passati un pò alla disperata una serie di provvedimenti per raccogliere le armi che abbondavano sul territorio. Ecco tutte queste operazioni fallirono, e, contemporaneamente, l’estromissione dal potere di chi era stato vicino al regime fu la goccia che fece traboccare il vaso, perchè quello destabilizzò completamente la situazione. Da allora si sentirono notizie di Ministri che venivano rapiti, per qualche ora e poi rilasciati, un Primo Ministro che scappa di notte in aereo verso la Germania inseguito dalle milizie, la distruzione dell’aeroporto di Tripoli appena ricostruito e che avrebbe dovuto essere passato dalle milizie al Governo – per tre volte viene annunciata l’operazione poi alla fine viene distrutto. Insomma, sono tutta una serie di elementi che segnalano la frammentazione del potere. Quello che è interessante oggi rispetto a questo abisso della guerra è che la situazione di incertezza e di insicurezza è talmente profonda che esiste ed è palpabile una nostalgia del regime.

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