lunedì, Settembre 20

Memorandum, le foto fatte (e che fanno) storia field_506ffb1d3dbe2

0

Memorandum Festival di fotografia storica

Il ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’, arrivato ormai alla IV edizione ed organizzato dall’Associazione Stile Libero con l’intento di valorizzare le fotografie storiche e gli archivi che ne sono custodi, quest’anno si svolge a Biella in più sedi dal 22 marzo al 13 aprile.

‘Memorandum’ vuol dire ‘che deve essere ricordato’ e in questo caso si riferisce ad ogni ripresa fotografica che fa storia o che è fatta di storia: pertanto tutto ciò che attiene ad essa deve essere ricordato, innanzitutto per chi ha scattato tale fotografia, ma poi anche per noi. Questo vale sia per le immagini diventate icone vere e proprie, sia per quelle mai viste prima, in quanto esistono scatti di grande valore storico-culturale e di forte impatto emotivo, ma che rimangono ai più sconosciuti.

Attraverso mostre, eventi e workshop questo festival vuole renderli visibili al pubblico, in alcuni casi per la prima volta. L’evento offre uno spiraglio sull’universo archivistico, che è custode della nostra eredità iconografica, testimonianza delle trasformazioni sociologiche, urbane, culturali e politiche del nostro tempo, ma troppo spesso dimenticata e non valorizzata a dovere.

Rispetto alle passate edizioni il festival introduce delle novità: per esempio eventi collaterali fondati sull’allargamento della platea a un nuovo pubblico, suggerendo percorsi collaterali al mondo della fotografia storica, come musica, cinema, racconti dalla viva voce dei fotografi e incontri con appassionati e cultori non professionisti della fotografia. Il tutto è stato pensato per godere di piccoli e grandi tesori di immagini nascoste che questo festival riesce a riportare in luce, o meglio in evidenza.

Clemente Marsicola, è curatore, insieme ad Anna Perugini, della mostra ‘Obiettivo sul fotografo- Un secolo di operatività del Gabinetto Fotografico Nazionaleospitata presso la Fondazione Sella di Biella, ma è anche uno storico dell’arte e vicedirettore dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), del quale il Gabinetto Fotografico Nazionale fa parte. L’ICCD partecipa al ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’con l’esposizione di 20 immagini scattate da fotografi del Gabinetto nell’arco di 120 anni di lavoro dedicato specificamente alla documentazione del patrimonio culturale nazionale, nel corso del quale spesso i fotografi non hanno resistito alla tentazione di fotografarsi tra loroall’opera, come testimonianza di un’attività comune. Lo stesso Istituto organizzerà il prossimo 6 aprile presso la medesima Fondazione che ospita la mostra un workshop dedicato alla corretta conservazione e custodia di antiche foto e attrezzature fotografiche.

Tra le altre esposizioni ricordiamo: ‘Scatti d’autore’ su voci e volti di scrittori ospiti del Festival della Letteratura a Mantova (nei portici del Battistero di Biella), ‘L’arte fotografica di J.W. Lindt’ relativa agli aborigeni australiani e ‘Il viaggio della lana’ riguardante la tipica industria biellese nei primi del Novecento (presso la Fondazione Sella), ‘Il Movimento Fluxsus 1962-2012’ sulle performances artistiche ritratte dal fotografo Garghetti di Milano o ‘Storia di una piccola grande birra’ sulla produzione Menabrea iniziata a metà dell’Ottocento e tuttora in corso (alla Fabbrica della Ruota di Pray), ‘L’Africa di Giacomo Savorgnan di Brazzà’ con rare immagini ottocentesche dell’esploratore nella parte occidentale del continente (al Palazzo La Marmora in Biella Piazzo).

 

Dottor Marsicola, come è nata l’idea della mostra ‘Obiettivo sul fotografo’ con questa selezione di immagini ora nel Gabinetto Nazionale Fotografico?

Questa idea è una scelta nata anche per motivi pratici perché il ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’ è stato organizzato in tempi molto brevi. Noi per poter mandare altre foto avremmo dovuto chiedere il nulla osta al Ministero, perché siamo un organismo che fa parte di tale istituzione e per mandare in giro nostre foto dobbiamo chiedere l’autorizzazione. Siccome non c’era molto tempo, abbiamo raccolto questa serie di immagini e le abbiamo ristampate. Sono immagini nostre, prodotte da noi, di cui deteniamo i negativi e per questo le abbiamo potute mandare in giro senza chiedere la debita autorizzazione.

Cosa rappresentano queste immagini e quali sono le loro particolari caratteristiche tecniche?

Il Gabinetto Nazionale Fotografico ha iniziato a lavorare nel 1895 ed è ancora operativo. Esso è stato voluto con lo scopo istituzionale di fotografare il patrimonio artistico e culturale italiano. Le immagini prodotte dal GFN costituiscono la Fototeca Nazionale. Noi abbiamo reperito, anche per documentare il nostro lavoro, scatti di fotografi ripresi mentre stanno al lavoro e si vede il fotografo che documenta e riprende oggetti del patrimonio culturale italiano. La più antica foto rappresenta un fotografo che riprende il Palazzo Papale di Viterbo prima dei restauri del 1904. Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche le fotografie storiche sono realizzate con i sistemi più antichi, come negativi su vetro (ristampati per l’occasione in digitale), mentre le foto più recenti ne hanno anche qualcuna a colori. La foto più antica è antecedente al 1904, quella più recente è di pochissimi anni fa, comprendendo un periodo di oltre cento anni di storia. Tutte sono state ristampate per l’occasione.

Con che criterio avete scelto le fotografie da esporre negli spazi della Fondazione Sella a Biella?

Noi fotografiamo il patrimonio culturale, quindi non avevamo molte fotografie in cui il fotografo riprenda l’altro fotografo mentre scatta. Non potevamo mettere neanche tante fotografie di fotografi che sono ancora all’opera, perché sarebbe sembrata una forma di narcisismo. Abbiamo cercato di spalmarle un po’ nel tempo e nello spazio: ci sono monumenti di varie parti d’Italia. Ma c’è anche un buco temporale perché non abbiamo trovato foto tra gli anni Venti e Sessanta.

Cosa rappresenta per l’ICCD la partecipazione ad un evento come il ‘Memorandum. Festival della fotografia storica’, arrivato ormai alla IV edizione?

Questo è un punto di particolare attenzione. Quest’anno noi siamo solo ospiti di ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’; due anni fa, nel 2012, siamo stati co-organizzatori. L’evento nel 2012 è stato organizzato congiuntamente dal Ministero per i Beni Culturali con noi come ICCD, da Stile Libero, associazione che l’ha organizzato anche quest’anno e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Noi siamo stati quindi fra gli organizzatori della edizione precedente a questa, poi per vari motivi anche economici e finanziari non abbiamo più potuto co-organizzare, limitandoci quest’anno ad essere presenti come ospiti. L’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione adesso lavora molto sulla valorizzazione della tutela degli archivi fotografici, come compito proprio istituzionale. È una partecipazione importante perché, impegnati su questo terreno della valorizzazione degli archivi fotografici, abbiamo sempre visto favorevolmente ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’ come un’iniziativa privata che lavora sullo stesso nostro campo.

Alcuni fotografi dell’epoca non hanno resistito a fotografarsi tra loro all’opera, a testimonianza del lavoro comune. Come mai questa particolarità?

È inevitabile che ciò succeda, soprattutto se si è fotografi e si sta a lavorare insieme con un altro collega sui monumenti. Tra l’altro bisogna dire una cosa importante: agli inizi, la figura umana veniva inserita nel monumento fotografato (chiesa, palazzo o altro) perché costituiva un metro di misura, dando in qualche modo un indicatore per regolarsi sulle dimensioni dell’edificio fotografato. Si aveva quindi anche uno scopo tecnico. Se non si ha un essere umano vicino al monumento che si riprende, si fa più fatica a capire le dimensioni, l’essere umano diventa metro di giudizio sulle misure.

In che modo questo evento e la mostra sono l’occasione per far conoscere al pubblico questo materiale del Gabinetto Nazionale Fotografico?

Le mostre di ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’ hanno sempre avuto una forte partecipazione di pubblico, soprattutto a Torino, perché la sede del Museo Regionale è molto frequentata. Quando nel 2012 la manifestazione è stata portata a Roma, abbiamo avuto tra noi e il Museo Pigorini all’Eur un buon successo di pubblico. Si stampa anche un catalogo e si studiano così i vari archivi fotografici. Direi che l’evento funziona.

Qual è l’importanza di queste fotografie dal punto di vista storico artistico, ma anche sociale?

Dal punto di vista storico artistico direi che sono fotografie un po’ occasionali. Il Gabinetto Fotografico Nazionale fotografa i beni culturali, questi della mostra attuale sono dei casi particolari in cui si vede il fotografo. Direi che tali scatti non hanno una rilevanza specifica storico-artistica. Dal punto di vista sociale, invece, si vede l’evoluzione del lavoro del fotografo.

In che modo questa evoluzione viene fuori?

Il fotografo che è dentro la pubblica amministrazione è stato sempre trattato con poco riguardo e inserito nei ranghi più bassi della gerarchia istituzionale. Dal punto di vista sociale non vi è crescita nel lavoro del fotografo, anzi i primi tempi i direttori del Gabinetto Fotografico Nazionale erano dei fotografi, poi sono stati chiamati a dirigere il settore storici dell’arte e archeologi.

Quali documenti fotografici in possesso dell’ICCD sono rimasti dei 120 anni dedicati alla documentazione del patrimonio nazionale?

Noi abbiamo milioni di fotografie. L’Istituto Centrale del Catalogo detiene svariati milioni di fotografie del patrimonio culturale italiano. Siamo il più grande archivio fotografico pubblico esistente in Italia, forse anche in assoluto.

In che modo la documentazione del patrimonio culturale italiano si intreccia con la vita e il lavoro quotidiano dei fotografi?

Questi fotografi erano dei dipendenti della pubblica amministrazione, che hanno trascorso tutta la loro vita lavorativa fotografando monumenti per conto del Gabinetto Fotografico Nazionale.

Che ruolo e che importanza ha la fotografia storica oggi nel mondo del digitale e con l’avvento dei nuovi modelli tecnologici di macchine fotografiche?

Questo è un discorso molto complicato. Una volta il fotografo era uno specialista e pochi erano in grado di fotografare in modo scientifico un monumento, perché andava inquadrato secondo linee dritte e richiedeva delle attrezzature specifiche. Oggi con il digitale è cambiato tutto, perché fotografare è diventato molto più semplice, più immediato. Si possono fare migliaia di fotografie in tempi brevissimi, per poi raddrizzarle al computer o correggerle, sistemandole, oppure lavorarle. È cambiato tutto, infatti con digitale non si sa più se noi veramente abbiamo a che fare con fotografie o le possiamo chiamare in qualche altro modo.

‘Memorandum’ vuol dire ricordare, preservare nella memoria. Secondo Lei il visitatore che cosa dovrebbe ricordare e preservare alla fine della mostra?

Nel ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’ c’è tutta la nostra storia, perché ci sono archivi di tutti i tipi: industriali, di associazioni sportive, ecc. La fotografia coincide con la nostra memoria collettiva: dentro gli archivi fotografici che riguardano tutto il nostro vissuto il visitatore ritrova se stesso.

In che senso ritrova se stesso?

Ciascuno di noi è il portato di una serie di eventi, di storie, sia nel lavoro, sia nell’attività sportiva che nella famiglia. Gli archivi fotografici documentano tutto questo e il ‘Memorandum. Festival di fotografia storica’ espone archivi di tutti i tipi come documentazione storica e sociale.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->