giovedì, Agosto 5

Meloni Sindaco e gli ingrati

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Come noto a fare del bene si riceve in compenso della gran ingratitudine. Tanto più nel nostro Paese. E’ quello che pensa Silvio Berlusconi, e tra un po’ stiamo pur tranquilli lo dirà apertamente, dinnanzi alla rivolta congiunta di Matteo Salvini e Giorgia Meloni che ha finalmente trovato un approdo nella candidatura annunciata da quest’ultima alla guida di Roma. Del resto, si sa «il cuore è uno zingaro e va», e non è un caso come nota perfidamente ora Francesco Storace che Iva Zanicchi sia stata sua fedele amica e partner politica. Il cuore è uno zingaro e Silvio lo sa. Tanto che sulle ceneri del patto tripartito con Salvini e Meloni momentaneamente naufragato nella Capitale è addirittura pronto a correre incontro ai nomadi. Il leader di Forza Italia, forse ansioso di trovare un modo per rafforzare la sua anatra zoppa avviata più verso il macello che il Campidoglio, ha così ripreso un tema caro a Guido Bertolaso (prima che si smentisse): rom e compagnia bella sono una categoria ‘vessata’. Tanto che l’ex Presidente del Consiglio ha bollato come irreale l’opportunità di inviare le ruspe a ‘ripulire’, diciamo così, i campi. Proponendo invece la costruzione di «quartieri dove sistemare queste famiglie ed a cui imporre regole da seguire» per poi trovare loro anche «un lavoro nei servizi pubblici».

Intanto la Meloni è scesa ufficialmente in campo con l’’Appello del Pantheon’: «Dopo attenta e accurata riflessione ho deciso di correre per la carica di Sindaco di Roma. Bisogna tornare all’orgoglio di essere romani: prima c’era l’orgoglio di esserne parte, ora si pensa ai topi, a Mafia capitale. Sono spaventata che i cittadini non ci credano più. Bisogna tornare all’orgoglio di dire ‘civis romanus sum’, bisogna alzare la testa». Così, gentile com’è, Silvio si è rivolto alla neonata ‘alleanza romana’ di destra con la grazia delicata con cui si offre miele ad un orso, regalando le liliali osservazioni sugli zingari. Ed infatti gli ex alleati ci si sono subito buttati sopra. A questo punto la domanda che già da tempo ci si fa, si rafforza ulteriormente: Berlusconi non è più lucido, oppure sta lucidamente perseguendo un geniale, nuovo piano politico, i cui contorni per ora si possono appena intuire? Dalla rottura del ‘Patto del Nazareno’ avvenuta sull’elezione del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sino alle mosse apparentemente incongruenti che sembrano solo favorire Matteo Renzi, al rapporto tuttora vivo con il (presunto) ‘traditore’ Denis Verdini, verso cui lui ed i suoi più intimi continuano a riversare parole di stima, assistiamo ad una serie di comportamenti apparentemente contraddittori. E’ tutto un gratificare i presumibili avversari, strategici o incidentali, quasi volesse regalare il consenso politico che aveva a suo tempo conquistato e quel non pochissimo che ne rimane.

Berlusconi è ‘buono’, tanto buono che molti non lo comprendono, così che l’attacco più duro, quello del leader della Lega che ha aperto la strada alla ‘discesa in campo’ della Meloni assomiglia ad un parricidio e segna lo sgretolamento del centrodestra a Roma, con possibili ricadute anche sul piano nazionale, nonostante Salvini smentisca l’ipotesi. Ribadendo però: «Il nostro obiettivo è arrivare con Giorgia al ballottaggio, a quel punto se il centrodestra vuole unirsi sarà unito e i romani ci daranno una mano». Forse è solo il fatto che il mondo è pieno di ingrati che dopo aver folleggiato a spese degli altri (Stefano Ricucci usava una frase più cruda e più efficace) poi hanno solo il metro dell’ingratitudine. Ed a partire da questa considerazione l’ex Sire di Arcore sta preparando contromisure che per il momento appaiono solo movimenti inconsulti e perdenti. Sdegnosamente irritato come chi abbia concesso le proprie grazie e si veda rinnegato e accusato.

A ricordarcelo e ricordarglielo è anche una istruttiva vicenda che in questi giorni torna alla ribalta negli Stati Uniti e che porta a paralleli con la nostra realtà che a fermarsi un attimo a pensare appaiono molto calzanti. Due agenti penitenziarie, Jill Curry e Brett Robinson oggi rispettivamente di 39 e di 33 anni, bionde e pure più che carucce, sono in carcere per aver fatto sesso con un detenuto nella prigione della contea di Washington. La denuncia è arrivata proprio da Jang-Li Delgado Galban, il ragazzo di 25 anni in prigione per possesso di arma da fuoco senza porto d’armi e per aggressione che avrebbe subito i loro abusi nel 2014. Secondo quanto riferisce ‘Georgia Newsday’ durante il processo appena iniziato la vittima ha chiesto un risarcimento di 650.000 dollari per i danni causati dalle violenze subìte: sostiene che la coppia lo abbia ‘stuprato’ in cella, approfittando della propria posizione sovraordinata. Secondo gli avvocati delle guardie carcerarie, a rischio di divenire guardie carcerate, naturalmente non sarebbe stato violentato, si sarebbero invece congiunto con piena approvazione e partecipazione, sollecitando anzi pervicacemente le signore in questione. Ribaltando decenni di immaginario collettivo, magari un po’ sordido, sull’ambiente carcerario se le cose sono andate secondo logica vedi un po’ che ti succede a fare del bene. Aspettiamo con fondata fiducia la riflessione al proposito del formidabile duo Berlusconi-Bertolaso.

 

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