domenica, Agosto 14

Meloni e Letta. E allora andare a votare per chi e perché? Se Meloni e Letta rappresentano le vere alternative, gli altri sono tutti scartine, perchè e per chi andare a votare?

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Due facce sorridenti sedute, non solo le facce ma anche quello che c’è, forse, sotto, su quello che appare un palco dal quale parlare, seduti, alle folle, secondo la odierna moda.
Esito a passare oltre e mi soffermo. Le facce, e il resto, sono rispettivamente di Giorgia Meloni, con rituale collarone blu da partecipante a convegno, che guarda adorante l’altro: Enrico Letta in giacchetta blu, colletto della camicia aperto, pantaloni tipo leggins grigio, stazzonati.
Non basta. L’articolo sul quale campeggia la foto che ho descritta, è firmato Elisabetta Gualmini, europarlamentare PD, che esordisce parlando dei sindaci che «a valanga» occupano le rispettive poltrone, sindaci di «sinistra».
E questa valanga, spiega la illustre politica, accade nonostante la crisi evidente (lo dice la Gualmini, sia chiaro!) della destra. Insomma, la sinistra avrebbe vinto (parola della Gualmini) perché i suoi candidati sono persone serie che parlano di cose, nonostante che la destra si sia polverizzata. Sì, il discorso non è chiarissimo, ma chiedete a lei.
Esemplare il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, già calciatore, che ha percorso chilometri a piedi, per farsi vedere, farsi conoscere, farsi votare. Oddio, è vero che i due della destra se le sono date di santa ragione per cui iloro voti non li hanno ceduti all’altro. Il che, posto che sia vero, e posto che si possa parlare di votimieietuoi‘ (che è una cosa allucinante anche solo a pensarla) dovrebbe fare pensare che se i due destrorsi non si fossero martellati a vicenda, il camminatore indefesso non avrebbe vinto un bel niente.
Sono scemo io o è così?

Dicevo i votimiei‘ e ‘tuoi‘. A dirlo uno dovrebbe pensare che solo un pazzo totale può dire cose simili, ma sta in fatto, o almeno sembra proprio che stia in fatto che il fatto che Flavio Tosi non abbia ‘dato’ i propri voti a Federico Sboarina, ha fregato Sboarina. E quindi, lavittoriadella sinistra è una vittoria della stupidità della destra, e io, fossi la signora Gualmini ed altri pensatori del PD, starei attento prima di dire che ha vinto la sinistra. Ma, resta in ogni caso il dato di fatto: i due candidati che si sono scazzottati hanno portato ipropri voti alle urne. Escludo che sia capitato solo a Verona.
E allora, me lo permetterà l’illustre signora Gualmini, io cercherei di usare i prossimi mesi a cercare di capire: 1. Perché diamine un tizio può parlare diproprivoti e fare vedere che è proprio così, ma principalmente, 2., mi domanderei cosa diamine fare per ottenere che alle prossime elezioni vadano a votare molti più cittadini di quanti abbiano votato in questa tornata elettorale, poco più della metà degli aventi diritto.
Io, per fortuna, non sono un politico e quindi questo problema, anzi, questi problemi me li pongo e me li pongo seriamente. Perché se la gente non va a votare, e per di più il voto è così personalizzato, vuol dire che nel nostro Paese le cose non vanno affatto bene.

 

Certo, magari il signor Letta jr. può dirsi contento di averevintoqua e là, ma politicamente sia Letta jr., che Meloni, che Matteo Salvini, eccetera hanno perso, e perso tutti di brutto. Perché credo, se la signora Gualmini me lo permette, che la politica e dunque i politici, ci sono e agiscono e fanno di sé propaganda perché hanno unprogetto politico‘ o meglio, una idea. Non dico ideologia, perché ormai, su stimolo dei vari Beppe Grillo, Giggino e Casaleggio, la parola è diventata una cattiva parola (chi sa mai perché), ma almeno una idea, un progetto. Cosa distingue il podista vincitore di Verona, dall’imbronciato ex sindaco di Verona? L’allenamento podistico?

Questo è il tema centrale, quello che mi induce a riflettere su quella foto. Perché quella foto è messa lì non per raccontare che i due si sono parlati o hanno fatto finta di scazzottarsi in pubblico, questo è marginale, ovvio ma marginale, ma quella foto sta lì a dimostrazione della tesi secondo la quale loro due oggi in Italia, rappresentano le vere alternative, gli altri sono tutti scartine.
Bella tesi, forse, ma tragica. Perché, da un lato, la signora Meloni rappresenta, che lo voglia o meno (e io sono convinto che lo vuole eccome), la destra più nera e bieca che sia possibile, perfino peggio della Lega in formato Salvini. Non c’è nulla da fare: la Meloni, o meglio il suo partito, sono quel comizio in Spagna, volgare, duro, violento, ma specialmente di un oscurantismo incredibile.
Dall’altro, Letta è una tradizione ormai polverizzata alla quale nessuno più pensa e la suaideaè ilcampo largo‘, cioè uno slogan privo completamente di senso politico. Anzi, peggio, solo dirlo, solo parlarne, solo puntarci su dimostra che si tratta soltanto di un fatto geometrico o geografico, che si sostanzia nel tentativo (demenziale, a mio parere) di mettere tutti insieme in un gran calderone (litigiosissimo) Renzi, Della Vedova, Calenda, Nencini, Tabacci, D’Alema, Bersani e, perché no, anche Fratoianni e, ma sì mi voglio rovinare, anche la Bonino, per non parlare di Conte, sempre più solo pochette e Giggino sempre più aspirante pochette frustrato.
Perché, a quanto pare, nessuno sembra essersi accorto del fatto che la scissione brutale degli stellini ad opera di Giggino, è solo ed esclusivamente un fatto di potere. Giggino e quelli con lui, vogliono conservare il potere, sia pure solo un posto in Parlamento o in qualche ente di sottogoverno, e hanno fatto la scissione perché temevano che nella massa più ampia degli stellini, potessero più facilmente scomparire.
Dite che esagero nel sottovalutare la mirabile azione di Di Maio? Forse, ma ditemi una idea, una sola piccola ideuzza, ditemi un progetto, un sia pure minuscolo progettino, che abbia indotto Di Maio a farsi il suo partitino.

Di Maio, Giggino, è solo il momento esemplare di una politica ‘politicantefine a sé stessa, cioè, pardon, fine al potere. E basta. Che cosa hanno da contendere tra di loro Conte e Di Maio? Nulla, signori miei, nulla: sono stati a destra, a sinistra, al centro, ovunque, ma con una poltrona sotto il riverito sedere. E ora che le poltrone potrebbero scarseggiare, mentre i sederi aumentano, si separano per partecipare meglio al banchetto, tra l’altro sempre più misero.

E cosa resta alla fine se non ciò che, come dicevo, mi dà i brividi nella schiena? Letta e Meloni, cioè quelli e quello che ho detto sopra. Per l’ovvio motivo, come si diceva una volta, beati momoculi in terra caecorum. Meloni con il suo para-fascismo sfegatato e rozzo, Letta con la storia ormai sbiadita del partito di Berlinguer, di Togliatti ecc.
E ciò non è cosa ovvia solo per me, ma anche per i cittadini elettori, che hanno capito, hanno visto sfumare decine di promesse e chiacchiere, e hanno capito che appunto sono solo chiacchiere, utili per fare conquistare un po’ di potere, sempre di meno, in chi le fa, ma inutili per i destinatari.
E allora, andare a votare per chi e perché?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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