sabato, Settembre 18

Meloni e Cacciari-Agamben per me pari non sono Dallo lo ius soli sportivo di Malagò, al green pass di Meloni confuso con la democratura di Cacciari e Agamben. E' il mischiare problemi diversi, idee diverse, necessità diverse in un unico mazzo indistinto, dove non si comprende più il senso di ciò che si dice, solo per pescarvi dentro ai propri fini

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Forse qualcuno, leggendo il mio articolo di ieri, avrà giudicato male la ‘pacatezza’ del mio entusiasmo per le medaglie italiane e in particolare per le ultime tre. Avrà pensato che io non ami lo sport, e che lo consideri solo un grande affare, nel quale gli atleti, che per ciò indico come ‘atleti’, sono al tempo stesso fenomeni da baraccone e fonte di grandi guadagni. Non è così, è il contrario. Lo sport è una ottima e bella cosa, e l’ho anche mostrato apprezzando il gesto sportivo vero di Gianmarco Tamberi e il sorriso quasi infantile e stupefatto di Marcell Jacobs.
Ciò che non apprezzo è l’uso dello sport. L’uso economico e, specialmente, politico. Non amo gli sportivi che si arricchiscono e aizzano le folle per arricchirsi ancora di più: è il caso della disgustosa sceneggiata dei giocatori e allenatori italiani su un pullman scoperto, mentre la folla si passava il virus dall’uno all’altro. Non amo, anzi, mi disgusta molto, chi, in piena pandemia, ha la faccia tosta di dire che il calcio vale quanto il lavoro e quanto la scuola. Lo ricordate.
E resto molto perplesso, anzi, di nuovo disgustato, per l’immediato uso dei successi di atleti che hanno sudato sangue per ottenerli, per portare avanti propri disegni, proprie carriere. Mi riferisco, ad esempio, all’entusiasmo di Giovanni Malagò, un ‘dirigente’ dello sport, uno che non vive lo sport ma vive, e benino anche credo, dello sport. Non solo lui, ma i tanti altri che, come lui, sullo sport vivono e dallo sport sul quale vivono traggono vantaggi, se non altro, amicizie: per dirne una, la onnipresente signora Evelina Christillin, dirigente di sport e musei, una poliedrica, lei. Mi ha, dunque, colpito negativamente la telefonata di Malagò a Draghi, al quale, a quanto pare, dà del tu. Caspita. Ma poi, anche peggio, anzi, molto peggio, quando se ne è uscito con una proposta inguardabile: lo ius soli sportivo.
Secondo Malagò, gli stranieri, i migranti, sportivamente di valore, dovrebbero diventare subito italiani in modo rapido e automatico. Anzi, suggerirei (ma forse già lo stanno facendo), perché non mandare in giro i ‘talent scout’ (un po’ di inglese inutile ci sta sempre bene) nei deserti africani, e portare in Italia quelli che sembrano bravi … poi se lo sono, gli si dà la cittadinanza, se no li si butta via! Scusatemi: sono antipatico? Sì, ma questa è la mentalità che traspare da certe affermazioni e comportamenti!
Ci vuole una bella faccia a dire certe cose, ignorando, tra l’altro, che mentre le diceva, decine di persone (straniere, ‘migranti’, ma persone, benché non atleti) affogavano o venivano salvate dalle pochissime navi private (private!) rimaste in mare, nell’indifferenza della nostra Guardia Costiera e della signora Luciana Lamorgese, Ministro di Draghi mi pare, che per non correre rischi le sequestra per motivi amministrativi.
Tirare in ballo, sfruttando un successo di alcuni italiani, la questione a favore degliatleti‘, mi è apparso così volgarmente ipocrita, così cinico, da non richiedere altri commenti. Tanto più che ha immediatamente suscitato la reazione, ormai una reazione condizionata, del solito Salvini, che al solo sentire quelle due parole scatta come un cavallo imbizzarrito. Che pena!
Ma che pena, specialmente, questo mischiare problemi diversi, idee diverse, necessità diverse in un unico mazzo indistinto, dove non si comprende più il senso di ciò che si dice e specialmente di ciò che non si dice. Mischiare, solo per ‘pescarvi dentro’ ai propri fini.

Mentre si leggeva sui giornali delle dichiarazioni di Malagò e dei migranti salvati, si leggevano anche titoli, tra l’irridente e lo scandalizzato (a seconda del giornale, naturalmente) sulla vicinanza dipensiero‘, in fatto di green pass, tra la signora Giorgia Meloni (espresso in svariate sedi e salse…) e i signori Massimo Cacciari e Giorgio Agamben (espresso sul sito dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici).
Tutti e tre, si legge, sono dell’avviso che in Italia vi sia una sorta di Stato di polizia e non solo, di una sorta di controllo occulto delle coscienze, ad opera di un Governo … reazionario o progressista, perché questa è la domanda.
Perché uno che ragioni con un minimo di lucidità, non può porre sullo stesso piano e nello stesso ordine di idee quelle della signora Meloni, rispettabilissime (quando non fasciste … lei dice di no, crediamole), e quelle degli altri due: agli estremi opposti, non solo politici, direi. A meno che, non sia un gioco deliberato: tornare alla vecchia disgraziata tesi degli ‘opposti estremismi’, che è servita egregiamente per isolare in Italia la sinistra (e quasi cancellarla) e isolare (sia pure un po’ di meno) la destra o almeno quella violenta.
Ma, come dicevo, ciò che mi colpisce, negativamente, è il ‘saltare’ su un tema per renderlo rumorosamente percettibile, con il risultato di nasconderne altri, più seri, più ‘pericolosi’ dei quali, perciò, non si parla, o non si parla più.
I discorsi di Cacciari e di Agamben, mi perdonerà la signora Meloni, sono discorsi molto seri, molto ponderati, molto pesanti epensanti‘. Escludo che siano tesi ad impedire o a criticare il certificato di vaccinazione in sé e per sé, quella è una scusa, è una occasione per porre, per fare emergere, un tema molto più serio e decisivo: quello della progressiva trasformazione della nostra democrazia, sempre più in unademocratura‘. Uso volutamente il termine spregiativo usato per definire certi regimi est-europei, per sottolineare che in Italia è in atto (più di fatto che deliberatamente) un processo di quel genere. Il ‘grido’ di Agamben e Cacciari, a mio modesto parere, va letto in quel senso.


Che ci si debba difendere in ogni modo dalla pandemia è ovvio, come è ovvio che, allo stato degli atti, l’unica difesa, anzi, le uniche difese, sono il vaccino e la prudenza. È vero, non si sa con adeguata precisione quali possano essere le conseguenze future dei vaccini, come non lo si sa per moltissime medicine che, però, prendiamo abitualmente senza problemi. Però sappiamo benissimo quale ne sia l’effetto economico, come l’arricchimento delle due aziende rimaste in lizza (quella italiana si è vista tagliare le gambe dalla … Corte dei Conti, vero prof. Draghi, un autogol?), e politico. Già politico. Oggi i vaccini sono diventati l’arma dell’Occidenteper combattere l’espansione economica della Cina e della Russia. So che rischio un’accusa di complottologia, ma la guerra di cui parlo si svolge in Africa, lo sappiamo tutti, il campo di battaglia è lì e l’aumento del costo dei vaccini è il prezzo che l’Europa paga per la guerra che conducono gli USA e alcuni Paesi europei. Anzi (ormai mi manderete a casa la polizia anti-complottisti!), potrebbe essere il modo, sottile (e perfino abile) per fare entrare nel gioco l’Europa, non i singoli Paesi europei.
So bene che accenno ad un tema molto ampio e complesso, e qui non si può approfondirlo, ma voglio dire, che a questo discorso, Draghi non solo non è sordo, ma potrebbe essere fra i ‘complottisti’. Perciò dicevo l’altro giorno che il flop della ‘riforma’ del processo penale, è una mina per Draghi, perché potrebbe ‘costringerlo’ a correre per il Quirinale. Draghi invece, come ho scritto varie volte, credo che punti ad altro e secondo me fa bene. Ma quando dico ‘altro’, non intendo solo un successo personale, ma attraverso di esso un successo di quella che Federico Chabod chiamava ‘l’idea di Europa’. Che poi passi, cinicamente, sulla pelle di molti popoli, può darsi, ma è una costante della storia.

Insomma, il discorso di Cacciari e Agamben, non andrebbevolgarizzatoe semplificato come, in parte per loro stessa colpa, in genere si fa. È un discorso, finora solo accennato, di respiro universale, per non dire la solita parola di moda ‘globale’.
La distanza dalla signora Meloni, non è siderale è millenaria: Meloni vive nel Medioevo, Agamben e Cacciari provano a vivere nel futuro.
Il guaio è, se me lo permettete, che nessuno si occupa dell’oggi!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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