martedì, Novembre 30

Megastore al posto del campo nomadi

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Sgomberato il campo nomadi abusivo di via Salviati a Roma

 

La notizia che il gigante del bricolage Leroy Merlin progetti un megainvestimento a Roma al posto dell’attuale campo nomadi La Barbuta è arrivata come una “bomba d’acqua” in una città che in questi giorni, è annegata inesorabilmente per l’ennesima volta sotto i suoi mille problemi strutturali, facendo la figura di una zona sottosviluppata del terzo mondo di fronte a tutti gli osservatori internazionali. Le piogge torrenziali hanno,infatti, mandato al tappeto intere zone della Capitale, mentre di lontano non si placava ancora l’eco della grana della discarica di Malagrotta, della crisi finanziaria del Comune e delle sue partecipate, e in Parlamento si sviluppavano scene di “guerriglia urbana” da far accapponare la pelle ad ogni cittadino dotato di un minimo di buon senso.

 

Delle pessime figure, a cui a livello internazionale si sono oramai abituati quando si guarda il nostro Paese, e che avranno fatte tremare le vene ai polsi anche del Premier Letta che sembra riuscito- in questo contesto da brividi- a far decollare almeno l’accordo Etihad-Alitalia. In questo scenario a dir poco complesso, dove si parla sempre di difficoltà da parte degli investitori esteri a dare fiducia all’Italia, la notizia dell’affaire Leroy Merlin è entrata a “gamba tesa” nel mondo economico, politico e  dell’integrazione socio-culturale della Capitale. Un mondo articolato e difficile,  dove su questi temi, basta poco per far scoppiare la scintilla della polemica. Un contesto quello di Roma Capitale che è legato in modo molto stretto a quello dell’immagine dell’Italia nel mondo. Del resto basta guardare la foto dal satellite della zona del campo nomadi, per rendersi conto di quale scenario urbanistico ed architettonico, possono godere gli occhi dei turisti che arrivano nella capitale all’aereoporto di Ciampino.

 

In questo quadro, il  gigante del bricolage Leroy Merlin sembra abbia in progetto un trasferimento a Roma Sud, sul terreno dove adesso sorge il campo nomadi La Barbuta. Un posto situato in uno snodo favorevole tra il Grande raccordo Anulare-proprio quello mitico del Sacro Gral di Gianfranco Rosi-, la ferrovia Roma-Cassino e l’aeroporto di Ciampino che sembra giudicato ottimo per un investimento commerciale già presente in zona anche se con dimensioni attualmente più piccole.

 

Per realizzare la propria idea, secondo quanto è stato riportato in anteprima da l’Ansa, il colosso francese è pronto a bonificare il campo e a costruire in cambio 100 moduli abitativi per i 500 rom che vivono nella zona. Il nuovo grande investimento complessivo dovrebbe essere intorno ai 10 milioni di euroL’ investimento permetterebbe alla Multinazionale Leroy Merlin di gestire direttamente il terreno comunale, costruendo alloggi da affidare ai rom ed evitando, di conseguenza, tensioni con la comunità. L’area interessata è molto ampia: si parla di 28 ettari, tali da poter costruire le strutture per i rom e per contenere il nuovo negozio della catena francese.

 

In risposta a queste notizie che ad ogni modo non sono ancora abbastanza dettagliate visto che non sono ancora chiari alla stampa tutti i particolari del progetto, la presidente della commissione Politiche Sociali di Roma Capitale, Erica Battaglia, ha dichiarato di «aver ascoltato la proposta con molta cautela, perché il problema della casa, oggi, riguarda diverse categorie in città e non solo i rom. Siamo interessati a un progetto di valorizzazione che dia la possibilità di costruire alloggi ma poi dovranno essere assegnati secondo dei criteri ben stabiliti e senza distinzione tra italiani e stranieri ma tenendo conto delle difficoltà e delle fragilità di tutti». Il consigliere del Gruppo Misto al Campidoglio Dino Minoi ha proseguito precisando che : «Si deve innanzi tutto verificare tecnicamente la fattibilità e l’impatto urbanistico del progetto soprattutto viste le criticità della zona. Per questo, ho chiesto un sopralluogo delle commissioni congiunte. Ciò che mi lascia perplesso è  che bisogna ancora capire quale sia il confine tra un progetto di recupero dell’area del campo rom, sulla quale sono già stati spesi di recente soldi pubblici, e uno di edilizia residenziale con appartamenti di 75 metri quadri con giardino. In questo secondo caso si dovrebbe procedere con i criteri del bando pubblico per l’assegnazione degli alloggi».

 

Sul tema sono intervenuti pesantemente anche i rappresentanti di Casa Pound dei Castelli Romani,  per protestare contro il degrado portato nella zona dal campo nomadi La Barbuta . Lo hanno fatto in modo molto forte con manichini simboleggianti cittadini derubati, volantini e uno striscione con la scritta: «Alloggi per i nomadi della Barbuta? Prima gli italiani». «Il campo rom della Barbuta è il segno più evidente del degrado della zona – ha dichiara in una nota Fabrizio Croce, responsabile di CasaPound Italia Castelli Romani Furti alle macchine, nei negozi e nelle abitazioni, scippi e altri episodi spiacevoli sono da tempo all’ordine del giorno – continua Croce – senza contare i seri effetti dei fumi tossici dovuti alle gomme bruciate, con conseguenze che si ripercuotono anche sulla viabilità, in particolare lungo i tratti del Grande Raccordo Anulare che costeggiano la zona. A tutto ciò si aggiunge la recentissima notizia secondo cui la multinazionale francese del bricolage Leroy Merlin avrebbe proposto al Campidoglio di aprire una sede nell’area in cui attualmente sorge il campo. La proposta, però, include anche la costruzione di cento alloggi da destinare ai nomadi sfrattati».

 

«Il clima di costante pericolo – conclude Croce – sta compromettendo la qualità della vita non solo nelle immediate vicinanze dell’insediamento, ma anche in tutte le aree limitrofe. L’impotenza dei cittadini di fronte a tutto questo è inaccettabile, e CasaPound Italia ha voluto, con questo gesto di protesta, prendere le parti di quanti hanno subito le conseguenze di una così vergognosa situazione. Rimarchiamo inoltre come sia assurdo che una multinazionale debba occuparsi di dare una risposta a un problema così sentito a cui le istituzioni non hanno saputo far fronte, per di più proponendo la costruzione di alloggi per i nomadi sfrattati».

 

Sui temi della Sicurezza e dell’ Integrazione anche il Partito Socialista  ha tenuto ieri a Ciampino (Rm) un dibattito pubblico con la partecipazione di esponenti di rilievo locale, regionale e nazionale ed  aperto ovviamente alla partecipazione della cittadinanza interessata. Al dibattito ha  partecipato anche il Segretario Nazionale Riccardo Nencini che già da Ottobre 2013 era intervenuto direttamente sul Ministero degli Interni. In un atto di sindacato di Nencini si legge infatti che: «Il conferimento dei poteri speciali al Prefetto Straordinario Pecoraro per la gestione dell’emergenza nomadi ha prodotto, infatti, il superamento tout court dei vincoli che insistono sull’area del campo La Barbuta, quali il vincolo paesaggistico, poiché l’area è inserita all’interno del parco degli acquedotti, il vincolo presente a causa della presenza di falde acquifere nel sottosuolo (sorgente Appia), il vincolo legato al cono di volo dell’Aereoporto Internazionale di Ciampino e il vincolo archeologico. Vi è,inoltre, il problema della sicurezza legata alla vicinanza del GRA e della salute legata alla combustione dei pneumatici bruciati sistematicamente nell’area. Ma se il problema dei vincoli e della sicurezza sono un effetto, curare l’effetto non elimina le cause. Il vuoto istituzionale nei campi ha prodotto la sostituzione delle norme dell’ordinamento giuridico con le regole non scritte delle famiglie che occupano con titolo  o senza titolo le abitazioni dei campi. Intervenire sulle cause per Riccardo Nencini non significa attuare la “facile via” dello spostamento del campo, politica questa sperimentata da oltre 20anni con esperienze fallimentari, che hanno prodotto unicamente una traslazione geografica dei problemi connessi. Il contesto di riferimento è certamente complesso e richiede sicuramente approcci su più dimensioni. Intervenire sulle cause significa rimuovere tutte le fonti di “non diritto” che si generano in campi come quello di La Barbuta».

 

Si tratta, quindi, di un tema caldo e di grande interesse per la zona metropolitana di Roma e che probabilmente ancora una volta la classe dirigente non ha ancora affrontato con la dovuta attenzione e competenza. La sicurezza e l’integrazione specie in periodi di grande crisi economica e sociale devono essere gestiti con molta attenzione e con la massima priorità. Su questi aspetti non si possono fare errori rischiando di accendere scintille quanto mai inopportune. Si aspettano allora parole chiare da parte dei massimi livelli politici ed istituzionali proprio per evitare polemiche e reazioni scomposte. In questo momento storico non abbiamo bisogno di nuovi fuochi ma di analisi approfondite e risolutive. Le soluzioni approssimative si sono trascinate avanti da troppo tempo. La legge definisce chiaramente chi debba fare cosa in questi casi. Allora ognuno si assuma le proprie responsabilità.

 

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