venerdì, ottobre 19

Mega aeroporto in Messico: ma per l’interesse di chi? Il Nuevo Aeropuerto Internacional di Città del Messico: crescita economica o disastro ambientale?

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Nuove agitazioni in Messico. Stavolta, al centro del conflitto c’è il progetto del nuovissimo mega aeroporto della capitale. Parliamo del Nuevo Aeropuerto Internacional de la Ciudad de México (in sigla, NAICM), una realizzazione mastodontica che si prevede costerà circa 13,3 miliardi di dollari nella sua fase iniziale che dovrebbe coincidere con il 2020. Appena fuori dai confini della caotica città, sono già a metà costruzione le piste (che saranno non meno di sei), la torre di controllo ed un terminal è pronto per essere eseguito. L’aeroporto sarà in grado di gestire 68 milioni di passeggeri all’anno, un aumento di oltre il 50% rispetto all’attuale aeroporto internazionale Benito Juárez.

Una volta completato, l’aeroporto avrà una capacità massima di 125 milioni di passeggeri all’anno, quasi 20 milioni in più di quelli che hanno attraversato l’aeroporto più trafficato del mondo, l’Hartsfield-Jackson International di Atlanta. Diventerà, insomma, il secondo aeroporto più grande del mondo. Forse.

Il se, qui, è d’obbligo perché il maxi progetto ha acceso un conflitto non da poco. I messicani, infatti non sembrano aver accolto bene il progetto di una delle più grandi opere pubbliche della storia messicana. Il motivo? Vediamo di spiegarlo bene.

Ad investire ‘in moneta’ nell’ambizioso aeroporto, il miliardario Carlos Slim e, politicamente, l’ex presidente Enrique Pena Nieto nonché la solita élite messicana che lo vede come un vero e proprio gioiello di punta della Nazione centroamericana. Peccato che, ambizioni a parte, il NAICM sia progettata per essere costruito su un vasto tratto di terreni rurali, una zona umida paludosa, a nord-est di Città del Messico, gli ultimi resti dell’antico lago Texcoco, l’antico luogo in cui gli Aztechi costruirono la città di Tenochtitlan. Dopo la conquista dell’impero, gli spagnoli prosciugarono mano a mano il bacino per arginare le inondazioni; ora quasi tutta la zona anticamente nota per i suoi gloriosi canali e corsi d’acqua è diventata parte di Città del Messico.

Insomma, il punto è che con questo aeroporto si finirebbe per completare l’opera spagnola. E gli oppositori non vogliono affatto dire addio alle glorie del passato. Parliamo di più di 15 i comuni e centinaia le comunità che vivono attualmente in questa zona, inclusi molti indigeni Nahua. Ciò che interessa loro è la protezione di un territorio che è identità, patrimonio storico e molto altro. Ma gli interessi della politica, si sa, non convergono mai verso questo stesso punto.

Ma come ha fatto il Governo a mettere le mani su quelle zone? Facciamo un passo indietro: il territorio è stato acquisito attraverso una serie di passaggi oscuri che hanno portato alla privazione dei diritti dei residenti. La gente, però, non se n’è andata in silenzio in questi ultimi 17 anni: i contadini espropriati si sono organizzati sotto il vessillo del Fronte popolare in Difesa della terra, respingendo con forza i piani del Governo e mobilitandosi in proteste di strada. Ne hanno anche subite parecchie perché si sono trovanti dinanzi ad una forte repressione delle forze di polizia. Di recente, una coalizione di organizzazioni e artisti della società civile ha lanciato una campagna social contro il megaprogetto, usando l’hashtag #YoPrefieroElLago -‘preferiamo il lago‘.

La gente del Texcoco, ha accolto ieri una delegazione guidata dal futuro Ministro dei trasporti e delle comunicazioni, il Presidente eletto Andres Manuel Lopez Obrador, con l’intenzione di fare fare loro un tour e mostrare come il nuovo progetto dell’aeroporto ha devastato e devasterà ancor più gravemente le loro terre. Il Fronte Popolare di Atenco in Difesa della Terra (FPDT) ha mostrato gli effetti ambientali diretti e indiretti dell’aeroporto, nonché, il luogo nella comunità Tlaminca di San Nicolas, a Texcoco, dove pare abbiamo scaricato rifiuti tossici residui. Secondo quanto riporta Jose Espino Espinosa, ricercatore dell’Università di Chapingo (UACh), pare che siano oltre quattro milioni di metri cubi i rifiuti tossici estratti dal cantiere dell’aeroporto, contenenti boro, cloro, sodio e carbonati; tutto ciò, scaricato in miniere accanto le comunità, con un potenziale tossicologico enorme per tutte le terre circostanti e le acque sotterranee.

Ovviamente, come riportato dalla gente della zona, le autorità statali e federali non hanno mosso un dito. E in tutto questo, qual è la la posizione del nuovo Presidente? Jimenez Espriu che rivestirà probabilmente la carica di Ministro una volta che il Presidente entrera ufficialmente in carica, di tutta risposta, ha precisato che i progetti futuri di Obrador saranno «definiti sul territorio, non sul desktop» e daranno la priorità allo sviluppo regionale.

Ma le proteste non riguardano solo la questione dei diritti sulla terra. Ciò che sostengono gli attivisti è che ci sia un rischio reale di catastrofe ambientale se la costruzione dell’aeroporto dovesse proseguire. Parlare di catastrofe non è affatto esagerato se si pensa che il sito ospita 250 specie di uccelli, molti dei quali sono in via di estinzione. Per non parlare dell’ambiente acquifero sottostante che sarà -con molta probabilità- completamente distrutto con gravi conseguenze. E’ doveroso sottolineare, infatti, che se dovesse essere chiusa un’importante fonte d’acqua come quella suddetta, Città del Messico -e dintorni- si troverà ad affrontare una già spaventosa crisi idrica regionale.

Juan Pablo Murillo, uno dei leader della comunità, ha affermato che le autorità e la società di costruzione stanno «lavorando insieme per devastare la regione, distruggendo la foresta circostante e una parte importante della riserva ecologica». I lavori proseguono fino a San Agustin Actipan, nella regione delle piramidi di Teotihuacan, dove vi sono delle miniere per a portare materiali da costruzione verso l’aeroporto. Ed oltre al danno ambientale, qui, secondo la popolazione, le nuove attività economiche starebbero portando con sé altri effetti collaterali, come corruzione e molestie.

Nonostante gli attivisti, le movimentazioni con #YoPrefieroElLago e tutte le ragioni addotte sufficienti se non altro almeno a riflettere maggiormente sul progetto, le autorità messicane non danno cena di smentita e vanno dritte con un’unica scusa: la crescita. L’aeroporto sarebbe un investimento irrinunciabile per la crescita economica a lungo termine del Messico.

Ma siamo sicuri di poter parlare di progresso della civiltà? La questione ambientale non può essere sottovalutata, secondo i manifestanti, tantomeno ora che non c’è più nulla di stabile: cambiamento climatico, collasso ecologico, rischio di estinzione di specie protette. E se benamata modalità di crescita stesse, invece, ostacolando la crescita stessa?

Il trasporto aereo che Città del Messico potrebbe trovarsi di fronte nei prossimi anni potrebbe chiamarsi, quindi, ’disastro ambientale’? Secondo i dati, l’industria aerea raddoppierà le sue dimensioni entro il 2035 ed entro il 2050 potrebbe contribuire fino al 22% delle emissioni totali di gas serra. Progetti come il NAICM potrebbero incassare da questo settore in crescita: questa,  l’argomentazione del Governo attuale. Il Paese ha bisogno di veder crescere il PIL per migliorare la vita della gente. I veri beneficiari del progetto saranno certamente Carlos Slim ed il solito mucchio di multinazionali che si sono assicurate i contratti -che peraltro sembrano macchiati da corruzione-. Ok tutto, ma premesso che questo sia l’obiettivo, un nuovo mega-aeroporto sembra un modo piuttosto strano per arrivarci o, comunque, ad alto rischio ambientale. Credere che con la crescita del PIL la vita delle persone migliorerà automaticamente, come se qualsiasi tipo di attività economica potesse portare al progresso umano, suona riduttivo.

Il Fronte Popolare in Difesa della Terra lo grida a gran voce e afferma che «Il NAICM non è un’opera a beneficio del popolo del Messico, ma degli interessi dell’élite economica del Paese». Quello che sostengono queste persone è che il Governo del Messico dovrebbe concentrarsi sul miglioramento delle condizioni dei propri cittadini piuttosto che sperare a prescindere che la crescita del PIL lo farà al posto loro. I residenti e gli attivisti hanno dichiarato che continueranno a  difendere le proprie terre con la loro visione alternativa.

Tornando a Obrador, cosa farà una volta ottenuta ufficialmente la posizione di guida del Paese? In campagna elettorale aveva più volte promesso che avrebbe annullato la costruzione del NAICM. I titoli dei media messicani erano impazzati con frasi piene di acronimi: tra ‘NAICM’ ed ‘AMLO’ c’era l’imbarazzo della scelta; ma con il passare dei mesi, il suo discorso sembra un po’ aver perso quei toni convintissimi. Oggi parla, invece, di dibattito nazionale e di referendum per decidere il destino dell’aeroporto e compagnia bella.

Sta di fatto che la sua volontà -iniziale perlomeno- di archiviazione del progetto ha suscitato un comprensibile allarme tra la classe imprenditoriale messicana, che ripone grandi speranze per l’aeroporto e per la sua imponente partecipazione: il 70% del costo stimato di 13 miliardi è finanziato da investitori privati, tra cui l’uomo più ricco del Paese, appunto, Carlos Slim – che non è solo un grande investitore e imprenditore edile nell’aeroporto ma anche il suocero dell’architetto Romero-. Che buffe coincidenze!

In attesa di Obrador e di eventuali referendum, -una consultazione pubblica si terrà tra il 25 e il 28 Ottobre-, intanto, da un lato, si stima che la cancellazione aeroportuale costerebbe 6,6 miliardi di dollari, e dall’altro, gli analisti avvertono che le conseguenze negative sarebbero ampie sia per il settore aeroportuale messicano che per l’economia nel suo complesso. Insomma, ad Obrador toccherà fare il solito bilanciamento di interessi.

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