sabato, Ottobre 16

Mef: migliora il fabbisogno italiano

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Migliora il fabbisogno dello Stato: nei primi nove mesi dell’anno si è attestato a circa 68.600 milioni, con un miglioramento di oltre 7.700 milioni rispetto allo stesso periodo del 2013. «Il confronto con il fabbisogno registrato nel settembre dello scorso anno evidenzia – scrive il Mef – il pagamento di maggiori interessi sul debito pubblico dovuti unicamente ad una diversa calendarizzazione delle scadenze dei titoli e maggiori prelevamenti dai conti di tesoreria, anche per effetto dell’applicazione della normativa sull’accelerazione del pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione. Si segnalano, inoltre, maggiori rimborsi in conto fiscale rispetto allo stesso mese dell’anno precedente». Gli incassi fiscali del mese risultano complessivamente in linea con quelli realizzati nel settembre 2013, risultato che sottende un contenuto aumento dei versamenti effettuati con il sistema F24.

E’ stata approvata ieri sera dal Consiglio dei Ministri la nota di aggiornamento del documento di economia e finanza. Ne esce un’Italia ancora in recessione che chiuderà il 2014 con un Pil a –0,3%, ma il cui Prodotto interno lordo riprenderà a crescere nel 2015 toccando un +0,6%. Aggiornamento al ribasso quindi, che porta il rapporto deficit/pil molto vicino alla soglia del 3% per il terzo anno di fila, nel prossimo anno dovrebbe scendere al 2,9% e sposta in avanti di altri 12 mesi (dal 2016 al 2017) il raggiungimento del pareggio di bilancio.

Il quadro programmatico predisposto dal governo, da perseguire con gli interventi e le politiche che saranno iscritti nella legge di Stabilità, stima per il 2015 l’uscita dalla recessione e una crescita del Pil pari a +0,6% sul 2014; il rapporto deficit/Pil in calo a 2,9% (-0,1 punti percentuali rispetto al 2014); la disoccupazione in calo al 12,5% (12,6% a legislazione vigente). Il rapporto tra debito pubblico e Pil è previsto al 131,6% per il 2014 e al 133,4% per il 2015.

Sia il ministro Pier Carlo Padoan che il sottosegretario Graziano Delrio lo hanno detto chiaramente ieri: «Non ci sarà nessuna manovra aggiuntiva quest’anno». La crescita dell’indebitamento dello 0,7% l’anno prossimo, collocando il deficit al 2,9% del Pil (2,2% a legislazione vigente), disposta nell’aggiornamento del Def, darà però all’Italia un margine di manovra di circa 11 miliardi per interventi a sostegno dell’economia.

Secondo il Direttore Generale  della Banca d’Italia Salvatore Rossi la politica economica e sociale italiana «si sta dando obiettivi complessivamente coerenti bisogno di una trasformazione finalizzata allo sviluppo». «Per il medio-lungo periodo – ha affermato il Direttore Generale nel suo intervento alla XLVI Giornata del credito il problema è di struttura produttiva, di competitività, di tecnologia, richiede una trasformazione della nostra società per renderla di nuovo capace di produrre reddito e benessere diffuso: cambiamenti profondi, ma dovuti da vent’anni, non rifiutabili nè rinviabili. La politica economica e sociale del nostro Paese si sta dando obiettivi complessivamente coerenti con questi bisogni, li persegue con le difficoltà poste da una società di cui molte componenti sono riluttanti a riconoscere le vie del futuro».

Per Rossi «un sistema finanziario efficiente dovrebbe: contribuire a convincere le imprese sane a non rinviare oltre gli investimenti necessari; discriminare le imprese che hanno un potenziale da quelle che non lo hanno, sostenendo solo le prime; incoraggiare le imprese in stato embrionale o appena nate a consolidarsi e a crescere rapidamente. Per ottenere tutto questo un’offerta di finanza articolata e differenziata è ovviamente preferibile».

Intanto a chi gli chiede l’opinione di Bruxelles all’annuncio italiano del rinvio del pareggio, il portavoce del Commissario agli affari economici Jyrki Katainen risponde così: «Valuteremo il progetto di legge di stabilità alla luce degli impegni presi nelle raccomandazioni, la nostra posizione è che gli impegni vanno rispettati, Non commenteremo i piani di bilancio finché non ci arriveranno tutti, 15 ottobre, e non avremo formulato le opinioni» come richiesto dall’esercizio del semestre europeo, ha spiegato il portavoce di Katainen, Simon O’Connor. Ma certamente, su una cosa la Commissione è chiara: «La nostra posizione è che le raccomandazioni del Consiglio vanno rispettate e il nostro ruolo è vedere se il progetto di legge è in linea con gli impegni presi».

La Cancelliera tedesca Angela Merkel invita a rispettare i compiti: «Non siamo ancora al punto in cui si possa dire che la crisi è alle nostre spalle. I Paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere», ha aggiunto, ricordando che il patto di stabilità e crescita «si chiama così perché non può esserci crescita sostenibile senza finanze solide». «Un sistema finanziario stabile richiede banche con consigli di amministrazioni indipendenti e retribuzioni dei top manager collegate ai risultati nel lungo periodo» questa l’esortazione del Fondo Monetario internazionale. Le riforme della regolamentazione finanziaria hanno fatto molta strada nel migliorare gli standard della governance e delle paghe degli executive”. Tuttavia, dichiara Gaston Gelos, responsabile della Divisione per l’analisi finanziaria globale dell’istituto di Washington, «in alcune aeree si deve fare di più, per esempio rendendo le retribuzioni dei top manager più sensibili al rischio di default e più legate ai risultati di lungo periodo». «I banchieri – aggiunge – dovrebbero essere premiati per la creazione di valore nel lungo termine, non per le scommesse di breve periodo».

Lo studio dimostra che «le banche con cda più indipendenti e che pagano i top manager sulla base dei risultati di lungo periodo tendono a sostenere meno rischi». Alcune pratiche retributive, come ad esempio misurare i risultati sulla base dei ricavi, «possono influenzare la decisione del manager a favore di attività che consentono guadagni nel breve periodo ma hanno costi nascosti nel lungo, o i manager potrebbero scegliere investimenti rischiosi che potrebbero finire per compromettere la solvibilità della banca».

Cinque sono le raccomandazioni: le banche dovrebbe allineare meglio le retribuzioni ai rischi, le retribuzioni dovrebbero essere differite nel tempo e includere clausole di recupero, i cda devono essere indipendenti dal management, le autorità di sorveglianza devono assicurarsi che i cda conducano un’efficace supervisione dei rischi assunti, le banche devono essere trasparenti per accrescere la responsabilità.

Un grido d’allarme arriva dalle associazioni di consumatori, Federconsumatori e Adusbef: «L’italia sta soffocando ed è necessario avviare un piano straordinario di investimenti». Si prevede per il 2014 un calo del Pil dello 0,4% e allo 0% nel 2015. Una situazione più che drammatica. Quindi, la priorità in senso assoluto è operare più che celermente per una politica economica espansiva per rimettere in moto la domanda di beni, servizi e quindi occupazione. «Non c’è più tempo da perdere: la ripresa si fa sempre più lontana e gli effetti negativi sempre più gravi», questo il monito di  Rosario Trefiletti e Elio Lannutti. Il Paese ha bisogno di un Piano Straordinario, improntato alla crescita ed al lavoro, strettamente legato al rilancio dell’occupazione giovanile. Dal turismo alla valorizzazione delle eccellenze italiane, dalla modernizzazione delle infrastrutture allo sviluppo tecnologico: le linee di intervento sono molte, e bisogna avere la volontà e la determinazione di imprimere un deciso cambiamento di rotta

Deficit in lieve calo per la Francia che stima di chiudere il 2015 in lieve calo al 4,3% del Pil, rispetto al 4,4% previsto per quest’anno, e di ottenere risparmi di spesa complessivi per 21 miliardi di euro. Questi i dati della legge di bilancio presentata dal Governo. Il disavanzo dovrebbe attestarsi al 3,8% del Pil nel 2016 per rientrare sotto il limite del 3% fissato da Bruxelles nel 2017 (2,8%). Il governo ha confermato il suo obiettivo di realizzare 21 miliardi di euro di risparmi nel 2015 e 50 miliardi di euro nel triennio 2015-2017 con tagli al bilancio dello Stato, agli enti locali e ai servizi sociali. Dal budget statale in senso stretto i risparmi si attesteranno a 7,7 miliardi di euro. Il debito pubblico, nelle stime del governo francese, dovrebbe toccare un picco al 98% del Pil nel 2016 mentre la crescita, prevista allo 0,4 quest’anno, dovrebbe accelerare all’1% nel 2015, all’1,7% nel 2016 e all’1,9% nel 2017.

La Francia rifiuta l’Austerità, il Ministro delle Finanze francese, Michel Sapin ha dichiarato che  “Non chiederemo ulteriori sforzi ai francesi. Perché il governo adotta la serietà di bilancio per rilanciare il Paese, ma rifiuta l’austerità. Pronta la risposta del Presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem in un’intervista alla tv olandese RTL Z: «La Francia, come altri Paesi, deve lavorare più duramente perché deve rispettare le regole del Patto di stabilità, riguadagnare competitività, rendere flessibile il mercato del lavoro»«La Francia non sta riuscendo a riportare gradualmente il suo bilancio in ordine, Parigi ha avuto due anni in più quando quando a noi ne hanno dato uno solo che, guardando indietro, non ci serviva nemmeno perché le misure le avevamo già prese e dovevamo solo aspettare che avessero effetti», ha dichiarato Dijsselbloem.

Sulla Francia «la pressione sta salendo, le misure che devono adottare sono sia sul fronte del bilancio che su quello delle riforme. Parigi deve recuperare competitività – ha detto il presidente – Molti Paesi più piccoli hanno adottato misure difficili, come i Baltici, Portogallo, Irlanda e Grecia. Se tutti loro lo hanno potuto fare, potrà farlo anche un Paese grande come la Francia».

Scende l’occupazione delle nelle grandi imprese che registra a luglio-secondo l’Istat- una diminuzione dello 0,1% al lordo della Cig rispetto a giugno mentre resta invariata al netto dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (Cig). Nel confronto con luglio 2013 l’occupazione nelle grandi imprese diminuisce dello 0,8% al lordo della Cig e dello 0,5% al netto dei dipendenti in Cig. Lo ha comunicato l’Istat. Al netto degli effetti di calendario, il numero di ore lavorate per dipendente (al netto dei dipendenti in Cig) diminuisce, rispetto a luglio 2013, dello 0,5%. L’incidenza delle ore di cassa integrazione guadagni utilizzate è pari a 29,7 ore ogni mille ore lavorate, in diminuzione di 3,5 ore ogni mille rispetto a luglio 2013.

Buone notizie arrivato dall’attività manifatturiera italiane, l’indice Pmi che monitora l’attività’ del settore sale a settembre a 50,7 punti per l’Italia, superando la soglia di 50 che separa la contrazione dall’espansione, contro attese per un valore di 49,5. La Francia si attesta invece a 48,8 contro 46,9 di agosto, la Germania a 49,9. Gli Italiani a causa della crisi tagliano su tutto, anche sui figli. Secondo il rapporto Censis infatti nel 2013 in Italia si è registrata una riduzione delle nascite del 3,7% rispetto all’anno precedente, con un calo del tasso di natalità da 9 a 8,5 nati per mille abitanti. Dall’inizio della crisi a oggi sono più di 62.000 i nati in meno all’anno. Siamo passati – indicano le rilevazioni del Censis – dai 576.659 bambini del 2008 ai 514.308 del 2013: mai così pochi nella storia d’Italia (le serie storiche ufficiali partono dal 1862), nonostante l’aumento nel tempo della popolazione, i progressi della medicina e il contributo degli immigrati residenti. E tra gli italiani c’è una diffusa consapevolezza sul problema di denatalità che affligge il Paese: l’88% sa che oggi si fanno pochi figli.

Il fenomeno viene spiegato soprattutto con motivi economici. Per l’83% la crisi rende più difficile la scelta di avere un figlio. E la percentuale supera il 90% tra i giovani fino a 34 anni, cioè le persone che subiscono maggiormente l’impatto della crisi e allo stesso tempo sono maggiormente coinvolte nella decisione della procreazione.

Per il Segretario della fondazione Ibsa Giuseppe Zizzo «il fatto che il 2013 è l’anno in cui si sono fatti meno figli in Italia, compresi gli anni delle guerre, nonostante nel tempo sia aumentata la popolazione e il numero di immigrati, e nonostante i progressi medici e l’allungamento dell’aspettativa di vita, dovrebbe farci riflettere sugli effetti profondi che il perdurante stato di crisi sta producendo sul vissuto reale dell’Italia di oggi e del futuro».

La Borsa di Milano ha chiuso la seduta con i principali indici in calo: Ftse Mib –0,89%, Ftse All –0,57%, meglio lo spread che chiude  a 139 punti. Il rendimento si attesta al 2,29%

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