martedì, Settembre 28

Mediterraneo orientale, nuova crisi? Preoccupa la presenza militare turca nella zona economica esclusiva di Cipro.

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L’invasione della nave turca per le ricerche sismografiche “Barbaros” nella zona economica esclusiva di Cipro, vicino al punto di trivellazione dell’azienda italiana Eni e dell’azienda della Corea del Sud Kogaz, ha scatenato una nuova crisi sulle coste del travagliato mar Mediterraneo, dove le risorse energetiche, legate al fondale marino, stanno creando nuove forme di antagonismo e di conflitto nella regione.

La Turchia da 40 anni occupa la parte Nord dell’isola di Cipro, la cosiddetta Repubblica turco-cipriota, proclamatasi indipendente nel 1983 e riconosciuta solo dalla Turchia. Sono in corso dei colloqui condivisi tra la comunità greco-cipriota che, fino all’invasione turca del 1974 costituiva l’80% della popolazione di Cipro, e la comunità turco-cipriota che all’epoca costituiva il 18% della popolazione. La Turchia, successivamente all’invasione, si impegnò in una colonizzazione su vasta scala, trasferendo a Cipro centinaia di migliaia di connazionali che attualmente costituiscono la maggioranza della popolazione della Repubblica turco-cipriota.

I colloqui sono controllati dalle Nazioni Unite che, mediano tra le parti e mirano a trovare una soluzione accettabile per Cipro.

L’attracco della nave turca “Barbaros” nella zona economica esclusiva cipriota ha provocato la sospensione della partecipazione ai negoziati della parte greco-cipriota.

Il presidente di Cipro Nicos Anastassiades ha chiarito che Cipro non ha alcuna intenzione di prostrarsi davanti ai ricatti della Turchia e che respinge le pretese fallaci e le richieste da parte della Turchia di entrare nella zona economica esclusiva cipriota e nella parte a Sud di Cipro.

L’Egitto e Israele, i due paesi vicini, hanno stipulato accordi che prevedono una delimitazione della zona economica esclusiva di Cipro e hanno reagito duramente all’invasione turca nella zona cipriota dichiarando di non tollerare tali espansioni aggressive e egemoniche nel Mediterraneo.

L’8 novembre c’è stato un summit tra Israele, Cipro e la Grecia, il presidente cipriota sarà in visita ufficiale a Gerusalemme l’8 dicembre e il Generale Al Sissi, prima di natale, sarà ospite a Nicosia (Cipro).

Abbiamo chiesto all’ambasciatore onorario di Cipro, il signor Pericle Nearkou, uno dei più illustri diplomatici (nel 2008 è stato premiato dall’ex presidente francese Nicola Sarkozy per l’ottimo lavoro svolto durante la sua carriera diplomatica), di commentare questi avvenimenti e le eventuali alleanze tra Cipro e la Grecia e Israele e la Grecia. Le sue considerazioni sono particolarmente interessanti anche per i lettori italiani.

 

Gentile ambasciatore, qual’è il suo parere sulle mosse che sta attuando la Turchia, come l’invio della nave di ricerca sismografica nella zona economica esclusiva cipriota, accompagnata però da navi da guerra turche?

 Penso possa essere un tentativo da parte della Turchia di ripetere dei piani già attuati nel 1974 a Cipro come Attila I e Attila II  ma, riproporli stavolta nella zona economica esclusiva, facendo ricatti al lato greco e cercando concessioni sui negoziati. L’obiettivo della Turchia è quello di impadronirsi delle risorse energetiche della zona economica esclusiva di Cipro, senza alcuna considerazione del diritto internazionale del mare e dei diritti sovrani della Repubblica di Cipro. Una continuazione dei 40 anni di occupazione turca, usando come pretesto il fatto che oggi solo una minima parte della popolazione (circa il 18%) è cipriota. La scoperta delle risorse energetiche del fondo marino hanno spinto la Turchia a fare nuove rivendicazioni. Non è più soddisfatta di quello che ha ottenuto in passato e usa come pretesto il fatto che a Cipro la popolazione è perlopiù turco-cipriota e rivendica ulteriori risorse energetiche dal Sud. Il metodo non è importante poiché, il governo turco è disposto ad usare anche la forza per ottenere ciò che vuole ed a escogitare nuovi ricatti per ottenere un ruolo preponderante nei negoziati. L’espansione turca non dovrebbe essere una preoccupazione solo cipriota, tutti i paesi della regione dovrebbero essere preoccupati poiché, tutti (Turchia esclusa), accettano i vincoli del mare. Inoltre, l’Unione Europea dovrebbe preoccuparsi particolarmente poiché, il diritto internazionale del mare e la convenzione di Montego Bay fanno parte del diritto dell’Unione Europea. Israele e l’Egitto, sono i due importanti paesi della regione che, hanno molti motivi per esprimere la loro preoccupazione per l’aggressività turca a Cipro e la violenza egemonica che vuole rompere le delimitazioni delle risorse energetiche dei fondali marini. L’unico modo di porre fine all’ambizione egemonica turca potrebbe essere appellarsi al diritto internazionale del mare.

Ritiene che i vertici tra Cipro, Egitto e Israele e tra Cipro, Grecia e Israele si tradurranno in una sorta di alleanza strategica tra i paesi per opporsi alle ambizioni turche?

Certamente, il riavvicinamento tra questi paesi ha una grande valenza strategica. A parte Cipro e la Grecia, anche gli altri paesi hanno seri motivi per opporsi alle mire turche. L’evoluzione interna islamista, sotto la guida di Tayip Erdogan, si sta espandendo nel Mediterraneo orientale e, questa mossa è seguita con grande preoccupazione e sospetto da Israele.                                                                                                                         Israele non vuole affatto un controllo turco a Cipro e questo tipo di linea di comunicazione con gli USA e l’UE.In Egitto, il nuovo governo del generale Al Sissi non vede di buon occhio le mire espansionistiche del presidente turco Erdogan e si mostra ostinato nei confronti di Ankara. Vi è un conflitto aperto tra i due paesi e tra i due leader anche perché, il regime islamista turco appoggiava politicamente la realizzazione di un governo islamista sotto la guida dell’ex presidente Morsi. Erdogan, continua infatti a sostenere l’ex presidente egiziano e ad opporsi al generale Al Sissi.                                                                                                                                                                                                                                                               La Turchia, oggi, è frustrata per gli avvenimenti siriani e egiziani, Erdogan e il suo primo ministro Davutoglou avevano previsto una influenza turca per questi paesi arabi e, il fallimento di entrambi ha portato ad una inversione di marcia delle ambizioni turche e delle politiche islamiste.Alla luce di questi sviluppi, ci sono ragioni oggettive per attuare delle relazioni strategiche tra Cipro, Grecia e Israele e Cipro, Grecia e Egitto.

Che peso ha la politica americana per la regione e in particolare nei confronti dell’espansionismo turco nella zona economica esclusiva di Cipro?

Gli Stati Uniti, hanno fatto del sostegno ai principi di diritto internazionale del mare e al diritto sovrano della Repubblica di Cipro a procedere allo sfruttamento delle sue risorse energetiche, una questione politica. Tuttavia, la politica americana è inevitabilmente legata alla complessa situazione regionale e internazionale. A questo proposito, il conflitto in Medio Oriente e il ruolo strategico della Turchia, in relazione alla situazione in Siria e in Iraq e la lotta contro l’ISIS nonché, la crisi in Ucraina e l’antagonismo geopolitico con la Russia sono dei fattori molto importanti per la politica statunitense. Vi è un parametro costante nella politica americana nei confronti della Turchia.Lo sforzo da parte degli USA sta nel superare le differenze tra i due paesi, il mantenimento della Turchia come membro della NATO e il non ostacolare la sua prospettiva europea. Questo esercizio politico non è facile. L’attuale regime di Ankara si concentra su ambizioni regionali e politiche islamiste che, si ispirano al passato ottomano della Turchia. La politica americana cerca di mantenere una grande tolleranza nei confronti delle politiche turche in Grecia e a Cipro. Questa inadeguata politica americana è frutto di una paura di esercitare troppa pressione sulla Grecia. Cipro e la Turchia, intanto, continuano a negoziare eventuali soluzioni nonostante, l’invasione della nave turca “Barbaros”. Questo, è inaccettabile per la parte greca e, il presidente Anastassiades ha dichiarato che non vi è alcuna possibilità di tornare ai negoziati visto che, “Barbaros” continua a violare i confini. Non vi è inoltre alcuna possibilità di tornare ai negoziati per quanto riguarda il gas naturale di Cipro e un’eventuale riunificazione cipriota.

 Quali sono le aspettative di Cipro riguardo le relazioni strategiche con l’Egitto e Israele?

Lo sviluppo di tali relazioni isolerebbe la Turchia e creerebbe un forte blocco di solidarietà tra i paesi della regione che, seguono i vincoli del diritto internazionale del mare. Questo sarebbe un contributo importante per Cipro.

La solidarietà con Cipro si potrebbe esprimere attraverso movimenti diplomatici e militari. Vi sono navi da guerra greche nella zona e le esercitazioni militari sono state organizzate anche dal governo cipriota nella zona economica esclusiva tra Grecia e Cipro e Cipro e Israele. Questo tipo di supporto molto probabilmente sarà rafforzato dopo la visita del presidente cipriota a Israele e dopo la visita del presidente egiziano a Nicosia nonostante, le pressioni statunitensi per la riduzione delle tensioni nella regione.

 

Traduzione di Marzia Quitadamo

 

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