martedì, Agosto 3

Mediterraneo, il ‘Mare Nostrum’ degli antichi Romani e il cimitero di oggi Cinismo politico ed avvento di sovranismi nazionalistici repellenti hanno avuto la meglio, nel silenzio di tutti gli altri, responsabilità collettiva da portare sulla coscienza

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Si nasce, si vive, si muore. Tutto il resto sono chiacchiere. In quel ‘resto’ si insinua la vita, tra il bíos della vita umana qualificata nel complesso di legami sociali (bíosappunto) e la zoè o vita biologica, nuda vita che l’uomo condivide con gli animali, un puro respiro del corpo nell’orizzonte della necessità e sopravvivenza. Almeno nell’interpretazione, confutata, di Giorgio Agamben interpretando Aristotele. In tal senso zoé’ sarebbe la vita che è in noi, mentre ‘bíos’ è il modo in cui viviamo e decliniamo la vita, contemplativa, politica. Ma questa è un’altra questione.

Tra i primi, bios, possiamo collocare gli umani che muoiono fisicamente ma che ‘rinasconoo vivificano nel ricordo e memoria di coloro i quali ne conservano e tramandano la memoria. Dove il culto dei morti rafforza il dolore della perdita si accompagna alla triste carezza della loro presenza. Un’assenza presenteravvivata dalle ricorrenze cui la comunità si sottopone al vaglio del ricordo collettivo rendendone omaggio chi non ce l’ha fatta. Mentre viviamo sentiamo l’insopportabile peso di ciò che non siamo in grado di gestire, sono troppi, troppi sconosciuti, per cui c’è chi per fragilità indifferenza strumentalità si aggrappa a quei morti per squallide beghe politiche. Urlando alla libertà compromessa agli affari finiti ai disastri provocati.

Poi ci sono i secondi, gli invisibili, i senza nome, i proscritti della Storia. Una non presenza fattasi assenza. Mentre oggi il mondo classifica, aggiorna, ribadisce il numero di morti, oltre 2 milioni e mezzo, causati da un virus biologico pandemico, contandoli e ricordandoli, il Mare Mediterraneo, solcato da città galleggianti per turisti, barche a vela e yatch super lussuosi, viene solcato da barconi malfermi o gommoni con tubolari sgonfi, da chi non ha biglietto, una cabina, piscine, spazi di svago. Che fugge, scappa, da disastri verso sogni. Attraversando un Mediterraneo molto diverso, quel ‘Mare Nostrum come lo denominarono i nostri progenitori, gli antichi Romani.

Finché in etàmoderna la campagna di Libia, G. D’Annunzio ed il fascismo se ne appropriarono per affermare la ‘potenza’ dell’italietta ‘maschia’ a manganello ed olio di ricino nel Mediterraneo. Poi è finita come sappiamo. Per un verso possiamo rievocare l’Odissea poema dell’avventura, o fantasticare su un’Itaca “eternamente rimandata, trasformata nella memoria di Ulisse” come afferma lo scrittore traduttore e critico Alberto Manguel la cui somma goduria è stata di essere “il” lettore del “Borges ormai cieco, novantenne, con una gran fatica nel leggere, per cui un giorno, avevo quattordici anni, mi chiese se non facevo niente la sera e se potevo leggere per lui”. Queste sono vere gioie della vita, per alcuni. Impagabile.

Dismessa questa immagine letteraria molto poetica, assistiamo ammutoliti all’assenza di romanticherie e molta sopravvivenza a quanti scappano, eccetto avvoltoi e iene ciniche che sequestrano navi di soccorso vendendosi un “per il bene degli italiani” che io non ho mai chiesto o respingimenti spicci dei ‘negri’ dopo avergli affondato le navi e fatto capire chi comanda. Squadristelli..., stanno “the other side of the moondei mitici Pink Floyd, dall’altro lato del mondo stanno uomini, donne e bambini che si giocano una vita grondante tristezza, speranza,  fuga.

E siamo a cercare di ricordare che sono umani, come noi, messi peggio, osteggiati, picchiati, uccisi, stuprati. Sono i morti che non contiamo, qualcuno tenta un conto, oltre 20 mila persone, come noi, donne, bambini, uomini, finite laggiù dal 2014. E qualche giorno fa abbiamo assistito come ormai si dice con freddo ritornello all’ulteriore “tragico bilancio dell’ultima (fino a quando?) traversata del Mediterraneo in tempesta” che tre imbarcazioni hanno tentato lo scorso 20 aprile, contando almeno 170 morti con decine di cadaveri galleggianti avvistati all’arrivo della Ocean Viking, una delle ong criminalizzate negli ultimi anni dai vari politicanti, quelli che parlavano delle navi di soccorso, che in mare non si deve negare mai, come di taxi del mare che grida ancora vendetta.

E poi qualche giorno dopo, a conclusione della positiva visita di Draghi in cui si profondeva, con pragmatismo e quel poco di cinismo che accomuna tecnici a politici, in un’espressione di “soddisfazione (!) per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia” eccolo servito con un nuovo naufragio a cui avrebbero contribuito Italia, Libia e Malta, piccola infame isoletta dove tra l’altro ammazzano giornaliste scomode come Galizia Caruana.

Ma tutti negano, chi se ne importa, tanto chi ci farà qualcosa, la gente ha problemi più importanti da risolvere? devono aver pensato dopo aver ricevuto oltre 24 ore trascorse tra la prima segnalazione di Alarm Phone e la tragedia. Così pochi giorni dopo le Ong che salvano esseri umani come recita la legge del mare e come dovrebbe informare chiunque disposto ad un atto di solidarietà ed umanità, valori sconosciuti agli odiosi leghisti e fasci, razzisti e xenofobi, con cui si dovrebbe reciprocare questi comportamenti ‘menandoli’ con la stessa moneta, invece di essere corteggiati ed allisciati da un sistema comunicativo mediatico che in forme e modi cinici specula su divisioni ed odi per ricavarne visibilità audience e dunque pubblicità. Che è ciò che succede.

Mi si dirà, vabbè uno sfogo emotivo, però non possiamo usare la loro stessa modalità di contrapposizione, se no saremmo come loro. Vecchio e stantìo ritornello. Sbagliato, non vi è nulla di emotivo, è frutto di un calcolo relazionale, non conoscete di che si occupa veramente la sociologia e le scienze sociali. Apro una derivata dal corpus dell’articolo. Questa tattica viene studiata anche da economia, politologia psicologia in laboratorio, frutto di comportamenti empirici della realtà sociale. Allora, è una sorta di corrispettivo laico scientifico del porgere o meno l’altra guancia che piace a chi ci crede. È il modello del Tit for Tat. Ovvero Colpo su Colpo, che utilizziamo senza rendercene conto in ogni forma di comunicazione sociale con altri. Prevede, il gioco, risultato dei nostri comportamenti empirici, un torneo della Teoria dei Giochi in cui il soggetto A ‘apre’ la sua comunicazione al soggetto B, il quale ha due opzioni. O conferma quell’apertura iniziale ‘aprendo’ a sua volta, dunque A e B cominciano a relazionarsi (tra amanti, nelle transazioni economiche, nelle diverse relazioni sociali). Oppure all’apertura di A, B decide di non corrispondere e nega la comunicazione. In tal caso la risposta razionale di A è di provvedere nel secondo round di comunicazione a chiudere a sua volta l’interazione. Poi vi sono delle derivate, ma la sostanza è questa.

Che cosa c’entra con ciò di cui parliamo? Possiamo, volendo, applicare lo stesso modello ai continui arroccamenti e chiusure dei vari Salvini Meloni ed accoliti. In qualche modo larvatamente, forse memore del precedente impegno scientifico a Parigi, Enrico Letta quando afferma che se vuol stare nel governo il tira e molla guerra di trincea-governo in alternanza ha dei costi alla lunga non sopportabili. Oppure lo si sarebbe dovuto fare con quelli che in Europa sono le destre estremiste che chiudono frontiere ed alzano muri di filo spinato, togliendogli alibi non votandogli cospicui finanziamenti che incidono sul pil di Ungheria, Polonia ed altri. Nei gruppi politici avrebbe potuto utilizzare altri strumenti il Ppe, i popolari, notoriamente i più ipocriti di tutti, non volendoli ma avendone bisogno per tenere la quantità del gruppo al primo posto tra i gruppi che stanno in Parlamento a Bruxelles.

Detto ciò, torniamo al tema principale. Dopo questo altro ennesimo naufragio appare interessante la lettera che è stata inviata al Presidente Draghi sottoscritta da tutti coloro i quali, da soli ed osteggiati, salvano vite. Questo è ciò che dovrebbe farsi, sempre, poi il seguito pertiene alle eventuali politiche europee, finora non pervenute. Pertanto Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms, ResQ-People saving People, Sea Watch, SosMediterranee hanno chiesto un incontro urgente, che auspichiamo non venga negato. Affermano nel loro scritto come “oltre 24 ore siano passate dalla prima segnalazione di Alarm Phone e il consumarsi della tragedia, la Ocean Viking ha atteso un intervento delle autorità marittime ma nonostante le autorità italiane, libiche e maltesi fossero tenute costantemente informate, questo coordinamento non c’è stato”.

Le rispettive autorità negano ma ci sono i tracciati ed i molti testimoni sul luogo del disastro umano. Finita per sordità politica ed azione umanitaria l’operazione Mare nostrum, l’unica seriamente propositiva nel salvare vite, la cui ricollocazione ed interventi sarebbero state in carico al contesto europeo, il tasso di mortalità non è diminuito. Hanno provato le Ong a colmare questo vuoto, “ma in assenza di un coordinamento centralizzato (assente da anni in Europa, mio)” queste tragedie sono responsabilità collettiva da portare sulla coscienza. Così come sappiamo dopo aver salutato positivamente da parte di autorità italiane ed europee, il clima è cambiato cosicché “i governi hanno ritirato le loro navi e cessato di coordinare i soccorsi”.

Cinismo politico ed avvento di sovranismi nazionalistici repellenti hanno avuto la meglio, nel silenzio di tutti gli altri. Di modo che “le Ong sono diventate oggetto di una campagna di delegittimazione e criminalizzazione” negando tutti l’obbligo giuridico oltre che morale che avrebbe dovuto sostituire il lavoro solitario delle navi in mare. La lettera chiude affermando esplicitamente che “come Ong saremmo pronte a farci da parte se l’Europa istituisse un meccanismo istituzionale e coordinato di ricerca e soccorso… Signor Presidente, le chiediamo un incontro per discutere quali iniziative concrete possano essere assunte dal governo, coinvolgendo l’Europa,affinché salvare vite umane torni ad essere una priorità e inaccettabili tragedie come i naufragi di questi giorni non si ripetano mai più”.

Attendiamo un’auspicabile quanto doverosa risposta italiana e con essa la verifica di una risposta dell’Europa che su questo come su tanti altri temi conferma che il consesso europeo non abbia alcuna autorità credibilità ed affidabilità per risolvere una questione che si ripete stancamente da molti anni. Avendo verificato troppe volte come sia mancata negli anni questa azione europea, a qualche lodevole speranza si sovrappone la quasi certezza che purtroppo ci ritroveremo quanto prima a doverci occupare di nuove tragedie che lasciano un peso talmente pesante sulle spalle di chiunque che dirsi poi civili diventa un mero esercizio di retorica buono per mondarci la coscienza.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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