martedì, Giugno 15

Medioriente: la guerra invisibile

0

Beirut – Non è un segreto che tra l’Arabia Saudita e lo Stato Islamico non scorra buon sangue. Tra la dinastia Al Saud –la dinastia saudita- e i musulmani Sciiti sembra che la forte ostilità potrebbe ben presto inasprirsi se il regno continuerà a giocarsi la carta del settarismo, sfruttando i pregiudizi religiosi per ampliare la sete di egemonia sul territorio.

Se si guardasse al passato, si vedrebbe Al Saud condurre una campagna diffamatoria contro lo Sciismo Islamico, accompagnato dal suo modo di bandire e scegliere la sua gente per imporre il Wahhabismo. I recenti sviluppi in Medioriente, caratterizzati da terrore, instabilità politica e conflitto, dimostrano che il tessuto sociale della regione continua sbrogliare la propria matassa lungo le linee del settarismo, mettendo a repentaglio la stabilità mondiale -la pericolosità del radicalismo islamico per la comunità internazionale oramai è chiara a tutti.

Con l’Arabia Saudita che tesse le fila della politica religiosa, il Medioriente è diventato un punto critico, che continuerà a generare instabilità e spargimento di sangue.

Nonostante gli esperti e gli analisti abbiano a più riprese reso nota la machiavellica influenza saudita sul Medioriente e, in parte, sul mondo islamico, attuata per mezzo di una politica di discriminazione religiosa, il potere occidentale non cessa di affinare la tecnica saudita.

Anche se l’ ISIS – lo Stato Islamico d’Iraq e Al Sham – è stato ormai riconosciuto, Al Qaeda e i suoi simili hanno tutti scelto di ancorare la propria ideologia all’Islam Salafita e Wahabita, le cui scuole di pensiero affondano le radici in Arabia Saudita. E nonostante i padri fondatori predichino di non voler distruggere quel territorio, la comunità internazionale ha scelto di parteggiare per Al Saud.

Come fa notare Alastair Crooke nel suo articolo per ‘Huffington Post’, pubblicato nel mese di Agosto 2014, e intitolato ‘Non si può capire l’ISIS senza conoscere il Wahhabismo Saudita’, tutto ciò che l’ISIS rappresenta, le campagne che conduce, i credo e gli strumenti di applicazione non sono altro che sinonimo di Wahhabismo, così come interpretato dalla dinastia Al Saud. In poche parole, l’ ISIS ha fatto ciò che Al Saud non ha voluto e non ha avuto il coraggio di fare – ma non senza alcuna divergenza ideologica, e con la paura per le ripercussioni.

E se questo non è sufficiente, basti solo guardare alla facilità con cui l’Arabia ha annunciato la condanna a morte per crocifissione del famoso ecclesiastico sciita, Sheikh Nimr Al Nimr, a inizio Ottobre. Assecondando la condanna di Al Saud, un giudice saudita ha ordinato che Sheikh Al Nimr venisse decapitato e che il suo corpo mutilato fosse ostentato al pubblico, crocifisso.

Questo potrebbe portare a pensare che l’ISIS abbia ereditato dall’Arabia Saudita la passione per l’orrido.

E se sembra del tutto logico e naturale per il potere di ordine mondiale unirsi contro il Wahhabismo   -un’ ideologia così radicale che ha ispirato le peggiori menti terroristiche dei tempi moderni- ‘Loro’ hanno scelto invece di stare dalla parte dell’Arabia Saudita, autorizzandone la politica di regime.
Cosa è riuscita a fare la dinastia Al Saud così facendo? Ha forse tentato di annientare l’ISIS e a liberare la regione da questa piaga? Ha forse incoraggiato le comunità a unirsi nel grido ‘l’unione fa la forza’ prima della minaccia del radicalismo?
No, Al Saud ha dichiato guerra all’Islamismo sciita, facendo affidamento alle forze della comunità internazionale per minare il territorio e far fuori la gente. Curiosamente, anche l’ISIS ha dichiarato l’Islamismo sciita suo arcinemico. Sorprende vedere quanto ISIS e Arabia Saudita abbiano in comune in questi giorni.

Se le tensioni tra Sciiti e Sunniti si fanno risalire ai tempi del primo Califfo Abu Bakr, amico di Maometto e padre di sua moglie che fu nominato capo dei musulmani su Imam Ali, generale di spicco, cugino e genero del Profeta, i vecchi rancori e l’odio tra le due comunità hanno trovato spazio dal 2011, a seguito delle Primavere Arabe. E le comunità di Musulmani che per secoli avevano imparato a convivere fianco a fianco si sono all’improvviso trovate l’una contro l’altra senza un vero motivo, se non perché erano al servizio di un solo potere, il gioco politico dell’Arabia Saudita.

A Gennaio, Patrick Cockburn ha scritto per l‘ ‘Independent’, «É una Guerra feroce segnata da massacri, assassini, prigionia e persecuzioni che hanno ucciso migliaia e migliaia di persone. Ma i non-musulmani – così come tanti Musulmani – hanno prestato poca attenzione a questo conflitto che, su scala crescente, oppone minoranza sciita a maggioranza sunnita». «Le vittime della guerra sono sciite, per lo più», aggiunge Cockburn.
Mentre il mondo è rimasto fisso con lo sguardo sulle operazioni dell’ISIS in Medioriente, centinaia di migliaia di sciiti musulmani di tutto il mondo islamico, dal Bahrain al Libano, dal Pakistan allo Yemen e Syria, hanno sofferto per mano di estremisti, segnati da messaggi di odio provenienti da Ryad.
È stato sotto l’influenza saudita che il Medioriente è diventato una setta che ha dato voce alle follie di una dinastia reale.
Su strade parallele, la Chiesa cattolica ha usato la religione per conquistare Gerusalemme e rivendicare i diritti ai più ricchi e Al Saud ha cercato di criminalizzare lo sciismo islamico, per deviare e allontanare l’attenzione dal problema reale, vale a dire l’ambizione egemonica saudita.
Proprio come Israele ha lavorato sodo per diffamare e criminalizzare i Palestinesi nelle loro imprese di resistenza, l’Arabia Saudita ha indetto sanzioni contro quei poteri che hanno sfidato la sua supremazia religiosa e politica – l’Iran, Hezbollah in Libano, gli Houti in Yemen, Al Wefaq in Bahrain … la lista è lunga.

La scorsda settimana, gli Emirati Arabi Uniti –UAE- hanno dichiarato Houthis dello Yemen organizzazione terroristica, sostenendo che il loro scopo è battersi per spargere terrore nella regione. Il fatto che gli Houti abbiano ostacolato le avances di Al Quaeda con le proprie mani, impedendo così ai militanti di marciare verso la capitale, Sana’a, sembra non aver avuto gran riscontro rispetto al loro più grande crimine, lo Sciismo.
Lo scorso Luglio, gli Stati Uniti hanno fatto passare un progetto di legge finalizzato a mutilare Hezbollah e a indebolire la sua potenza nella regione, in particolare affievolendo il sostegno al Presidente siriano Bashar Al Assad. La strategia ha danneggiato il Libano mettendo sotto pressione il settore finanziario del Paese -uno dei pilastri dell’economia- ma ha anche dato man forte all’ISIS. Da quando Hezbollah è la forza motrice che tiene i militanti ISIS sotto controllo in Siria e in Libano, questa individuazione degli obiettivi di matrice finanziaria legata alle infrastrutture ha giocato a favore dell’ISIS e dei suoi affiliati, contro gli interessi dell’Occidente.
La determinazione delle potenze occidentali ad allinearsi con l’Arabia Saudita e far parte della cerchia politica saudita è esattamente ciò che ha portato la situazione a degenerare drasticamente negli ultimi anni.

Nel giro di tre anni il Medioriente andrà in fumo, segnato da conflitti nei quattro angoli della regione  -Libia, Libano, Siria, Iraq, Bahrain, Yemen- tutti con un comune denominatore, il settarismo, l’astio per lo Sciismo Islamico. Una strada senza uscita, ambizione dell’Arabia Saudita.
Se le potenze mondiali non rimettono in discussione i pregiudizi politici del passato, come l’Iran ha invitato a fare, ci sarà un solo vincitore in questa guerra religiosa: i potenti che avranno il mondo nelle mani, i terroristi.

 

Traduzione di Silvia Velardi

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->