giovedì, Dicembre 9

Medioevo 'vecchio' e 'nuovo': tra gioco e realtà field_506ffbaa4a8d4

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La trama di un’epoca storica, qualsiasi essa sia, per sua stessa natura, non è mai lineare: i fatti, i luoghi, le persone che ne fanno parte non seguono logicità e spesso devono fare i conti, anche a distanza di anni, con una serie di contraddizioni. Un’epoca, insieme a tutte le sue contraddizioni capaci di racchiuderne il suo senso più intimo, non è mai una stanza chiusa una volta per tutte: chiunque ne voglia cogliere un senso può entrarci, dare un’occhiata, restarne incantato o sconcertato, emozionato o indifferente, ma il punto è che un’epoca tiene sempre la porta aperta a nuove interpretazioni, a nuove rinascite, non è un quadro già finito. Conserva sempre la sua capacità di risorgere nell’eredità che lascia. E così, coi suoi maestosi mille anni di età, fa il Medioevo: epoca oscura, ma nemmeno così tanto, affascinante e imperdonabile, contraddittoria, trattiene a sé giudizi che oggi la rendono ancora attuale, ancora viva. Scenario di storie fantastiche e fantasiose, teatro di scontri reali o immaginari, luogo di censure e violenze, l’età di passaggio che il Medioevo sancisce è essenziale tanto quanto le contraddizioni che essa racchiude. E se con la storia ci si può incuriosire, è vero anche che ci si può giocare, letteralmente giocare. Oppure, la si può usare per guardare il presente, per capirlo attraverso la lente di un’epoca e, magari, anche per esserne coscienti. Cosicché far luce sul Medioevo può voler dire entrambe le cose: usarlo come lente della realtà o giocarci a tutti gli effetti.

 

Il Medioevo: nuova, tragica realtà

Il Medioevo, in quanto oggetto di interpretazioni variopinte, può essere la lente del nostro presente. Non a caso, alcune interpretazioni storico-sociologiche rintracciano in esso un filo conduttore che lo lega (tragicamente) alla nostra epoca. Un filo non proprio sottile, che ripensa il presente come una sorta di Nuovo Medioevo, il nostro, dove la tragicità del buio e dell’oscurantismo, prende posto, senza lasciar spazio al fascino e alla bellezza del Medioevo ‘originale’, non ‘clone’. Un Nuovo Medioevo che, se vogliamo è più la brutta copia dell’originale. Questa l’interpretazione di Pietro Ratto, scrittore, saggista, filosofo, insegnante e musicista italiano, autore dell’esperimento ‘IN/CONTRO-STORIA‘, sito in cui convergono saggi ed articoli di diversi studiosi definiti ‘non allineati’, con l’obiettivo di riconsiderare molte vicende storiche in un’ottica il più possibile ‘libera’ da condizionamenti ideologici e fedele ai documenti originali. Tra i suoi scritti, in particolare, ‘Inquietanti coincidenze tra il Medioevo e il nostro tempo‘, Pietro Ratto delinea in modo preciso e, come lui stesso definisce, “un po’ pessimista”, l’inquietante legame tra il Medioevo e la nostra epoca, facendo luce su un aspetto che fa da collante: “uno degli elementi fondamentali che sembra essere tornato di moda è il legame tra ragione e fede, accantonato dal Rinascimento, che di fatto ha sancito una separazione tra fede e razionalità. Questa scissione rinascimentale, oggi, sembra rivisitata dalle nuove interpretazioni ideologiche di Benedetto XVI che ha riproposto il legame tra ragione e fede cristiana, con la conseguente condanna, più o meno implicita, di altre fedi, in primis quella musulmana, che sarebbero dissociate dall’aspetto razionale e, perciò, con un’intrinseca propensione alla violenza. Tutto ciò è piuttosto inquietante”. Intrecciare la fede con la razionalità non è certamente un fatto nuovo. Cionondimeno, questo fatto perde la sua pericolosità perché, implicitamente, riproporre il rapporto tra fede cristiana e razionalità è un rischio e Pietro Ratto ce lo spiega: “in qualche modo questa interpretazione, proposta da Benedetto XVI, cela un’insidia sottile: se la fede cristiana è l’unica a possedere la razionalità e se l’uomo è un animale razionale, allora la fede cristiana è l’unica fede possibile per l’uomo. Legare la fede all’aspetto razionale significa subdolamente spacciarla per l’unica fede possibile, in quanto connaturata all’essenza umana razionale. La Chiesa cristiana ha sempre avuto questo interesse a incoraggiare e legittimare l’aspetto razionale della fede”.

Ma promuovere il vecchio, rischioso paradigma fede-ragione è solo una faccia della medaglia. L’altra, altrettanto pericolosa, è ancora più sottile, forse ancora più inquietante: è il paradigma verità-sapere-fede, che fa del nostro presente, un Medioevo a tutti gli effetti. In che senso? “Determinate autorità nel Medioevo non potevano essere messe in discussione e la conoscenza veniva trasmessa in modo passivo, senza critica né discussione; oggi è la stessa cosa. Ai giovani non è richiesta nessuna forma di elaborazione critica e la trasmissione della conoscenza è riservata a pochi: ai media e, per esempio, a Wikipedia, dove c’è una forma fortissima di censura contro qualsiasi cosa sia contraria alla visione tradizionalista. Wikipedia gestisce in modo esclusivo il sapere. Perfino Google rimanda al contenitore Wikipedia e anche la Treccani on line. Questo è inquietante, perché accadeva nel Medioevo, quando era un solo ente, la Chiesa, a gestire tutto il sapere collettivo”. La ‘medievalità’ della gestione del sapere è forse un fatto di poco conto? Parliamo di una rete fitta, intrecciata, destinata a insediarsi fino alla radice di una società fortemente compromessa, perché non conosce, perché non sa, o almeno non tutto e non come dovrebbe. E Pietro Ratto delinea la cieca invasione compiuta da questa rete ‘medievaleggiante’: “Tutte le case editrici si stanno accorpando in pochi gruppi monopolistici. Se da un lato la cultura è stata monopolizzata dai mezzi di comunicazione di massa, adesso quel tipo di monopolio si sta verificando anche su quel fronte che prima era l’unico modo di accedere alla libera verità: nei libri. In questo momento l’80 per cento della produzione di libri è nelle mani di Berlusconi o di Mediaset. Queste non sono cose di poco conto, indipendentemente da come si possa pensare il fenomeno”.

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